Cisterna, grande commozione per i funerali di Desirèe: ‘E’ volata in cielo una stella’

Le note di “Per te” di Jovanotti insieme a circa un migliaio di persone questo pomeriggio hanno accolto Desirée Mariottini nel quartiere San Valentino, dove la 16enne è cresciuta e abitava fino a quel tragico 19 ottobre quando ha perso la vita a causa della violenza omicida scatenata all’interno di un palazzo abbandonato nel quartiere San Lorenzo di Roma.

In tanti quest’oggi hanno osservato il lutto cittadino indetto dal sindaco Carturan in concomitanza con lo svolgimento del funerale, e tante le famiglie e i giovani che hanno atteso sul sagrato della chiesa l’arrivo del feretro e poi partecipato alla funzione celebrata dal parroco Don Livio Fabiani.

“E’ volata in cielo una stella” ha detto don Livio.

E poi ha aggiunto: “In questa chiesa Desirée da me ha ricevuto la Prima Comunione e, qualche anno dopo, la Cresima. Non avrei mai pensato che un giorno, oggi, sarei stato io stesso a darle l’ultimo saluto”.

Oltre ai familiari, amici e tanti conoscenti, hanno partecipato al rito funebre anche il sindaco di Cisterna di Latina, Mauro Carturan, il presidente della Provincia di Latina, Mario Medici, l’assessore regionale Enrica Onorati, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il vice sindaco di Norma Elisa Ricci, il segretario generale della Regione Lazio, Andrea Tardiola, e il direttore del personale, Alessandro Bacci.

A rappresentare il Comune di Roma, dove anche il sindaco Raggi ha indetto il lutto cittadino, una corona di fiori scortata dagli agenti della Polizia locale di Roma Capitale.

Ad accogliere l’uscita della bara bianca dalla chiesa, un lungo scroscio di applausi, uno striscione con la scritta “Non c’e’ direzione. Ma profumo di viole c’e’. Tu cammina nel sole” di Gianluca Grignani, pallocini bianchi, rosa e viola liberati nel cielo e il brano “Torna a casa” dei Maneskin.

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Funerali di Desirèe, centinaia di presenti per l’ultimo saluto: ecco l’omelia di Don Livio

Ha avuto inizio alle 15.30 di oggi, nella chiesa di San Valentino a Cisterna di Latina, la celebrazione delle esequie di Desirèe Mariottini, la 16enne uccisa a Roma nel quartiere San Lorenzo lo scorso 19 ottobre.

Tutta la cittadina si è stretta nel dolore per la perdita della piccola Desirèe. Tantissime le persone presenti alla cerimonia funebre, oltre ai parenti della ragazza. Amici, conoscenti e concittadini hanno le rivolto l’ultimo saluto riempiendo la chiesa con fiori e palloncini bianchi.

Ecco l’omelia pronunciata da Don Livio Fabiani, parroco di San Valentino, in ricordo di Desirée:

<<Oggi in questa chiesa diamo l’estremo saluto terreno a Desirée. In questa chiesa Desirée da me ha ricevuto la Prima Comunione e, qualche anno dopo la Cresima. Non avrei mai pensato che un giorno, oggi, sarei stato io stesso a darle l’ultimo saluto.

In questo momento però vorrei invitare tutti voi a dimenticare ciò che i giornali e gli altri mezzi di comunicazione nel bene e nel male, nella verità e nella menzogna, ci hanno presentato. Stringiamoci intorno a Desirée e ai suoi famigliari. Facciamo loro sentire la nostra vicinanza e il nostro affetto. Ma soprattutto cerchiamo di ricevere, nella gioia e nel dolore, il messaggio umano e cristiano che deriva da questo nostro stare insieme. In questo luogo, per fare nostro questo messaggio riflettiamo sulle letture proclamate poco fa in questa celebrazione.

La prima lettura, tratta dal Libro Biblico dei Maccabei, ci parla di preghiera per i caduti in guerra e la guerra sappiamo è sempre una violenza contro persone tante volte inermi e innocenti. E in quella occasione tutti vengono chiamati a stare insieme e pregare. E noi oggi siamo chiamati a stare insieme e pregare. E ancora tutti vengono invitati a offrire un sacrificio a Dio perché i caduti entrino nella vita eterna nell’attesa della risurrezione. E noi in questo momento offriamo il sacrificio di Cristo perché Desirée e noi tutti, perdonati dal peccato, possiamo godere i frutti della risurrezione di Cristo.

Ma per rendere piena la nostra partecipazione siamo invitati ad allargare la nostra preghiera e riflessione: pensare alle tante violenze che oggi opprimono l’umanità: non solo la guerra ma la prepotenza, l’ingiustizia, la miseria e la povertà, la solitudine, l’abbandono… cose che tante volte sono all’origine dei vizi che schiavizzano l’uomo e lo rendono violento.

Ed è per questo che oggi, anche se la mia persona è insignificante e la mia voce debole e flebile, mi permetto di fare un appello a tutti i responsabili della cosa pubblica, grandi o piccoli, centrali o periferici che essi siano, a vigilare, a controllare e a intervenire a tempo debito contro ogni forma di violenza senza aspettare che questa violenza esploda e che si ripeta ciò per cui oggi stiamo piangendo. E la nostra preghiera sia anche per questo.

E la preghiera ci aiuti ad accendere la speranza.

Perché Giuda Maccabeo invita alla preghiera il suo popolo? Perché, abbiamo letto, “ha piena fiducia che i caduti sarebbero risuscitati” e se ciò non fosse “sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti.

E noi oggi siamo qui per pregare per Desirée per sentirci popolo, popolo che crede nella risurrezione.

Ed è proprio sulla speranza della risurrezione che vogliamo ora riflettere.

Il Vangelo proclamato ci aiuta a penetrare più profondamente nel mistero della vita e della morte.

Gesù è in croce. E’ solo. E’ vero che intorno a Lui c’è tanta gente: c’è la Madre, l’apostolo Giovanni, le donne che lo hanno sempre seguito e servito, ci sono lontano gli amici silenziosi, i suoi nemici, i soldati…ma Gesù è solo. Intorno a Lui tutto è buio. Si affida a Dio e muore. Muore solo.

Un giorno anche questa sarà la nostra storia. Soli di fronte alla morte e moriremo soli anche se intorno a noi ci sarà tanta gente.

Ma torniamo a Gesù. Qualcuno si prende cura di Lui: Giuseppe di Arimatea. È lui che adempie l’iter burocratico per staccare il corpo di Gesù dalla croce; aiutato dalle donne lo avvolge nella Sindone, lo porta al sepolcro, chiude il sepolcro e se ne va. Tutto è finito. Domani sarà un altro giorno. E così sarà anche per noi e così sarà anche oggi: siamo presenti, manifestiamo il nostro dolore e la nostra partecipazione, forse andremo anche al cimitero, parteciperemo alla sepoltura e ce ne andremo. Domani sarà un altro giorno. Tutto è finito.

Ma davvero è tutto finito?

Continuiamo a leggere il Vangelo.

Ci sono delle donne che vogliono ancora manifestare la loro vicinanza a Gesù. Vanno al sepolcro, lo trovano aperto e ricevono un annuncio: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui. E’ Risorto”. E’ Risorto. E’ qui che deve approdare la nostra presenza, la nostra partecipazione, la nostra Fede.

E allora, anche se il dolore ci opprime, lasciamoci riempire da questa Fede, Fede in Gesù Risorto, Gesù che disse: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò consolazione perché Io sono la Risurrezione e la Vita: chi vive e crede in me non morirà in eterno.

Maria, la Madre di Gesù e Desirée purificata dalla morte, ci siano di aiuto in questo cammino. Amen>>.

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Anzio e Nettuno, scuole aperte nonostante il maltempo: la protesta del Blocco Studentesco

“E’ inammissibile nonostante l’allerta meteo diramata con il dovuto anticipo che le amministrazioni comunali di #Anzio e #Nettuno, hanno ben deciso di giocare con la fortuna, lasciando le scuole aperte e sperando nella buona sorte.

Forse, sarebbe stato meglio un paio di giorni in meno di scuola, piuttosto che ritrovarci, nelle aule scolastiche bagnati e nel timore che le finestre non riuscivano a fronteggiare la pressione del vento.

Oltre questo, in molti plessi scolastici, ci siamo ritrovati bloccati al suono della campanella, a fronte delle forti raffiche di vento, che hanno causato il volo e caduta di oggetti sparsi nei cortili, alberi e altro.

Siamo stati sottoposti a rischi inutili, che potevano benissimo essere evitati.

Adesso, speriamo, ci siano i dovuti interventi e le giuste decisioni, le tragedie vanno prevenute anziché piangerle successivamente.

Porteremo avanti la battaglia nelle scuole, essendo i portavoce degli studenti.”

Così in una nota il blocco studentesco di Anzio.

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Cisterna, commemorazione dei defunti: orario continuato e assistenza per disabili all’interno del Cimitero

Per una degna Commemorazione dei defunti, il Comune di Cisterna di Latina ha attivato una serie di iniziative a partire da domani, 30 ottobre fino al 2 novembre.

In questi giorni il civico cimitero resterà aperto dalle 7:30 alle 17 con orario continuato, inoltre saranno disponibili carrozzine (gentilmente messe a disposizione dall’associazione ONMIC) per persone con difficoltà motoria presenti all’ingresso principale.

A prestare assistenza ai cittadini che ne avranno bisogno ci saranno i volontari dell’Associazione di Protezione Civile VVF in congedo “Franco Mancini”.

Per quanto riguarda la viabilità, sempre dal 30 ottobre al 2 novembre, saranno in vigore le seguenti disposizioni straordinarie:

Sosta lato destro su Corso della Repubblica (direzione Velletri) da via Cheren fino a 10 metri prima del semaforo; senso unico di marcia in via San Tommaso d’Aquino dall’ingresso di Corso Repubblica fino al civico 40; obbligo di svolta a destra in via Sant’Agostino.

Sarà possibile inoltre l’ingresso dal lato nord nel Piazzale del Cimitero per l’accesso al parcheggio mentre su lato sud dello stesso saranno presenti i banchi per la vendita di fiori.

Infine sarà a disposizione degli automobilisti per la sosta dei veicoli anche l’area ex centro rottami di fronte il Cimitero.

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Omicidio Desirèe, mai richiesto dal Comune lo sgombero dello stabile di San Lorenzo: parla l’ex assessore Berdini

Omicidio Desireè, Paolo Berdini: “Il Comune non ha mai ingiunto al privato di riprendere i lavori in quello stabile, tantomeno gli ha chiesto di mettere in sicurezza i quartieri. Ormai il privato fa il bello e il cattivo tempo. La Raggi non ha la forza amministrativa necessaria per dialogare con le altre istituzioni e chiedere soldi per progetti. A Piazza dei navigatori c’è un cantiere abbandonato simile a San Lorenzo con spaccio e prostituzione sotto le abitazioni”

 

Paolo Berdini, urbanista, ex assessore della giunta Raggi, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

 

Sullo stabile a San Lorenzo in cui sono avvenuti lo stupro e l’omicidio di Desireè. “Tenete conto che a San Lorenzo si può fare qualunque cosa si voglia perché il privato la fa da padrone in questo Paese –ha spiegato Berdini-. Il Comune non ha mai ingiunto al privato di riprendere i lavori, tantomeno ha chiesto al privato di mettere in sicurezza i quartieri, questo dicono i giornali e il Comune non ha smentito. Quando c’ero io del civico 22 non se ne parlava però avevo cominciato a studiare un progetto per riqualificare il quartiere. Come è possibile che le forze dell’ordine che sono brave  e intelligenti non arrestino in massa tutta questa banda di spacciatori. Al Pigneto c’è sempre lo spaccio ma non come 7-8 mesi fa, quindi il deterrente delle forze dell’ordine aiuta. Avrebbero dovuto chiedere al Comune che almeno si mettesse in sicurezza il quartiere. Se poi rompono il lucchetto, il Comune spende altri 12 euro e rimette un altro lucchetto, in questo modo si scoraggiano queste situazioni. Ho letto interviste di Veltroni che dice che c’è stato un contenzioso e si sono bloccati i lavori. Io non capisco perché ormai la parte pubblica di tutte le amministrazioni dello Stato non è più messa delle condizioni di operare, non ingiunge al privato di rimettere in pristino. Ora però i privati fanno il bello e il cattivo tempo. Se mi azzardo a fare un’ingiunzione poi magari mi arriva una denuncia. La proprietà pubblica ha una funzione se svolge un’attività sociale, dobbiamo trovare una formula per tutelare gli interessi di tutti. Le leggi ci sarebbero, però c’è questo sistema farraginoso. Noi stiamo ragionando solo sul problema dell’immigrazione, però dovremmo anche rimettere in sesto un Paese che non ce la fa più. C’è uno scoraggiamento in questa città e in tutto il Paese che fa paura. Non è possibile che lasciamo la città senza illuminazione. Dicono che non ci sono i soldi, ma quando mai? Di soldi pubblici ne spendiamo a fiumi. Roma ha un debito consolidato di 13 miliardi e mezzo e non ha soldi, però è o non è la capitale d’Italia. E se a Londra si spenderà un miliardo di sterline all’anno, a Parigi un miliardo di euro all’anno e noi abbiamo 42 km di tram. E lì ci vuole la forza amministrativa di un sindaco che sa chiedere i soldi non a pioggia, ma per dei progetti. Una forza che la Raggi non ha e per questo me ne sono andato. Sembra che se io ho tutti i poteri monocratici risolvo le questioni urbani. E perché invece non trovare la strada della collaborazione istituzionale al di là del colore politico dell’amministrazione. Chi ha a cuore le amministrazioni pubbliche deve collaborare con tutti”.

 

“Piazza dei navigatori è uno dei grandi cantieri della Roma abbandonata –ha affermato Berdini-. Dentro uno dei parcheggi già attivati 8 anni fa, la notte c’è l’ira di Dio. Ci sono state ingiunzioni ai proprietari, ma non c’è il deterrente giusto, il Comune deve avere la forza per riprendere in mano la situazione. Sotto le finestre delle persone la notte c’è il balletto dello spaccio e quello della prostituzione”.

Fonte: Radio Cusano Campus

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Cani e gatti, attenzione al cambio di stagione: rischio parassiti in autunno

Difendere i propri animali in casa implica un impegno anche, e soprattutto, con il cambio di stagione. E’ l’Ordine dei Medici Veterinari di Roma provincia a spiegare che il passaggio dal caldo al freddo non va trascurato, anzi con il cambiamento climatico è sempre opportuno prevedere un piccolo check-up al nostro amico con una visita dal veterinario, che saprà valutare lo stato delle vaccinazioni e prevedere un monitoraggio delle sue condizioni generali di salute.

Eventuali viaggi con cane al seguito potrebbero, infatti, averlo esposto a vettori di malattie (in particolare parassitarie, quali Leishmaniosi o Filariosi) potenzialmente molto pericolose, da individuare e trattare per tempo prima che possano manifestarsi nella loro piena patogenicità. Dalle vacanze si potrebbe inoltre essere tornati con sgraditi ospiti “a bordo” come, ad esempio, agenti parassitari (in particolare intestinali), ospiti indesiderati ma facilmente eliminabili dopo uno screening parassitologico.

Nell’ ottica di un sempre più consapevole e responsabile possesso degli animali screening e prevenzione devono diventare le parole d’ordine dei proprietari attenti. Solo il veterinario curante, o comunque un professionista qualificato, potranno indirizzare i proprietari nella direzione opportuna, evitando potenziali rischi sanitari, intercettando per tempo eventuali patologie subcliniche o in incubazione, salvaguardando in definitiva il nostro amico da problemi potenzialmente gravi. 

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Scuole: la Regione Lazio premia gli istituti di Pomezia, Latina e Roma

<<Rendere gli Istituti Tecnici Superiori sempre più competitivi. Integrarli con le imprese e gli enti locali. Incrementare l’offerta formativa e renderla performante con le figure richieste dal mercato del lavoro.

Ecco perché come Regione Lazio abbiamo appena stanziato 1.5 milioni di euro di cofinanziamento Miur, così da sostenere 8 percorsi didattici biennali e 6 percorsi aggiuntivi biennali correlati al processo industria 4.0 negli ITS di Gaeta, Viterbo, Pomezia e Roma.

Il mercato del lavoro è sempre più competitivo e richiede figure professionali capaci di adattarsi ai tempi e sempre più specializzate.  

Gli Its premiati sono: la Fondazione Giovani Caboto di Gaeta scuola superiore di tecnologia per il mare, la Fondazione Its per le nuove tecnologie per il Made in Italy nel comparto agroalimentare di Viterbo, la Fondazione BioCampus a Borgo Piave di Latina, La Fondazione Its per le nuove tecnologie della vita di Pomezia, l’Its Rossellini di Roma e l’Its per le tecnologie innovative per i beni e le attività culturali-turismo di Roma>>.

Lo comunica il consigliere regionale del Pd Lazio, Michela Califano.

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Scuole: la Regione Lazio premia gli istituti di Pomezia, Latina e Roma

<<Rendere gli Istituti Tecnici Superiori sempre più competitivi. Integrarli con le imprese e gli enti locali. Incrementare l’offerta formativa e renderla performante con le figure richieste dal mercato del lavoro.

Ecco perché come Regione Lazio abbiamo appena stanziato 1.5 milioni di euro di cofinanziamento Miur, così da sostenere 8 percorsi didattici biennali e 6 percorsi aggiuntivi biennali correlati al processo industria 4.0 negli ITS di Gaeta, Viterbo, Pomezia e Roma.

Il mercato del lavoro è sempre più competitivo e richiede figure professionali capaci di adattarsi ai tempi e sempre più specializzate.  

Gli Its premiati sono: la Fondazione Giovani Caboto di Gaeta scuola superiore di tecnologia per il mare, la Fondazione Its per le nuove tecnologie per il Made in Italy nel comparto agroalimentare di Viterbo, la Fondazione BioCampus a Borgo Piave di Latina, La Fondazione Its per le nuove tecnologie della vita di Pomezia, l’Its Rossellini di Roma e l’Its per le tecnologie innovative per i beni e le attività culturali-turismo di Roma>>.

Lo comunica il consigliere regionale del Pd Lazio, Michela Califano.

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I giovani di oggi e la “cultura della distrazione”, ce ne parla la psicologa Maria Tinto

I ragazzi di oggi sono ignoranti anche per via dei social!
Questa è la denuncia scattata qualche giorno fa dal una trasmissione televisiva dove si affrontava il rapporto dei ragazzi con i social e, quindi i cellulari.
I risultati portati da taluni docenti scolastici sono allarmanti e sconfortanti: temi in classe sconclusionati; capacità di apprendimento azzerata, memoria solo quella breve.
Abbiamo chiesto lumi all’esperta Maria Tinto, psicologa, psicoterapeuta e comportamentalista, che collabora con la testata con le sue analisi approfondite:

 

“Fragili, distratti, ignoranti, bamboccioni, inoccupabili, sfigati, choosy, sono loro, la Generazione Y, Millennial Generation, quelli nati tra gli anni 80 e il 2000 e questi sono solo alcuni degli appellativi che, nel corso degli ultimi anni, si sono susseguiti a definirli.
Ritenuti di non possedere le conoscenze sufficienti né per avere una vita sociale soddisfacente, né per entrare nel mondo del lavoro.
Come a dire, idioti, incapaci funzionali, inadatti ad assolvere un compito complesso, incapaci di capire e di fare il riassunto di quanto letto, quando leggono.
Insomma un esercito di incompiuti col punto interrogativo.
Ma cosa è successo ai nostri ragazzi?

Possibile che li abbiamo talmente abbrutiti da non riuscire più a cavarli dal pozzo nero della somma incapacità.

Come è possibile che con le tecnologie avanzate disponibili, con gli strumenti della cultura digitale, abbiamo creato incultura generazionale.

Dove nasce questo paradosso in cui sta pascolando questo annoiato, impaziente e insoddisfatto gregge.

Dove nasce questa deriva di abominevole riluttanza verso ogni forma di attivazione del pensiero, questa digito frenesia compulsionale in cui gettano le ore del giorno e della notte.

Dove hanno imparato a comunicare con le “faccine”, con gli acronimi, senza peraltro neanche sapere che si chiamano così.

Disusa la parola, se non per urlare rabbia, unico modo per esprimere l’incapacità di riferire il loro malessere e di farsi comprendere.

Ma soprattutto, chi ha insegnato ai nostri ragazzi che il valore di un essere umano dipende dai risultati che ottiene.

Perché con tale consapevolezza, l’unica che hanno, ovvero quella di non arrivare mai ad un risultato compiuto, neanche ci provano, credendosi degni incapaci.

Le tecnologie digitali, che dovrebbero essere un ausilio alla possibilità di informazione, di formazione culturale e di crescita personale, sono diventate un ennesimo strumento di distruzione di massa.

E’ tutta colpa di internet?

E’ tutta colpa delle risposte immediate che fornisce la rete, senza dare la capacità di dubitare di quanto attesta?

E’ pur vero che l’uso illimitato degli smartphone non attiva alcuna capacità di riflessione, l’iperattivazione cerebrale stimola l’attività delle cellule, ma senza alcuna finalità logica di pensiero.

Si dice che i nostri ragazzi non credono nel futuro.

Ma perché non credono nel futuro?

Perché il futuro non esiste.

Lo sanno bene, in fondo il presente è semplice, a portata di mano, c’è una soluzione per ogni difficoltà.

Da bambini non si sono mai sbucciate le ginocchia, perché quando cadevano c’era il cuscinetto ammortizzatore, apposto all’occorrenza da mamma e papà.

Non hanno imparato a cadere.

Non sanno quali strategie usare per non farsi male.

A casa stanno bene, sono coccolati, venerati, indisturbati, chiusi nella loro stanza e se provi ad entrare ti urlano contro, perché stanno guardando la loro serie televisiva preferita o stanno giocando con il loro corrispettivo idiota dall’altra parte del mondo, ma sono tutti abbondantemente nutriti e soprattutto, giustificati.

Vivono puntandosi addosso una telecamera, in attesa di un gratificante like, che se non arriva, è capace di distruggere l’immagine deformata che hanno di se stessi.

Non hanno più bisogno di nessuna “giustifica”, nè da portare a scuola, se non hanno studiato, né se passano anni a pascolare all’Università.”

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Caso Uliveto, pubblicità copre atlete di colore: è polemica

Scoppia la polemica su una pubblicità dell’Uliveto, marca d’acqua tra le più famose in Italia. In un quotidiano è infatti apparsa una pagina in cui l’azienda ringrazia la Nazionale femminile di pallavolo, che ha vinto l’argento al Mondiale. Il caso è nato perché la bottiglia d’acqua copre proprio due atlete di colore, Paola Egonu e Miriam Sylla.

Razzismo o errore?

Sui social in molti hanno denunciato la pubblicità come un caso di razzismo. Secondo i più critici, la bottiglia sarebbe stata messa in quella posizione di proposito, quasi ad assecondare le assurde richieste di nazionali tutte “bianche”. Secondo altri, invece, si tratta solo di un errore, dovuto alla fretta con cui i responsabili della pubblicità hanno realizzato la pagina di ringraziamento. Questa spiegazione è effettivamente la più plausibile. Sarebbe molto strano che un’azienda importante come la Uliveto, con un brand che supera i confini nazionali, adotti una linea così sfacciatamente razzista. La polemica è stata commentata, tra gli altri, da Luana Zanella, coordinatrice dell’esecutivo dei Verdi. “Una società che investe milioni di euro in pubblicità non può trascurare che viviamo in una società multietnica, e la scusa della foto passata di fretta dalla Federazione ci sembra inaccettabile. Questo vuol dire che chi gestisce la comunicazione del brand Uliveto è così superficiale da non accorgersi che sarebbe stato visto come un gesto razzista?”.

La risposta dell’Uliveto

L’azienda ha risposto alle critiche con un post su Facebook. “Uliveto ha seguito con entusiasmo l’avventura di tutte le nostre atlete pallavoliste, tutte senza alcuna distinzione. Nessuna forma di discriminazione ci appartiene e la vicinanza alla squadra e alle sue componenti è dimostrata dalle tante foto pubblicate sui social. Contrastiamo pertanto fermamente qualsiasi insinuazione circa un atteggiamento diverso nei confronti di giocatrici che per noi hanno tutte lo stesso grande merito: quello di aver composto una fantastica squadra!”. Con questa risposta Uliveto sembra spegnere le polemiche. In effetti, in altre pubblicità apparse nei giorni scorsi le atlete ci sono tutte. Sarà il caso di fare più attenzione, in un’era in cui qualsiasi passo falso è amplificato a dismisura dai social network.

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