San Filippo Neri di Roma: potenziato, con nuovi reparti, il nosocomio capitolino

Buone e belle notizie, negli ultimissimi giorni del corrente Ottobre 2018, per la Sanità, nel Lazio.

All’ospedale San Filippo Neridi Roma sono stati inaugurati dei nuovi reparti.

In particolare, l’ importante nosocomio capitolino si potenzia in Ortopedia, laboratorio analisi e, non da ultimo, anche in Smile House (malformazioni facciali dei bambini).

La politica sanitaria in Italia – nel corso degli ultimi anni (decennio) – è stata caratterizzata da una forte spinta al decentramento, da nord a sul della Penisola; purtuttavia non sono diminuiti i centri di eccellenza.

Al “San Filippo Neri” di Roma è stata scritta una bella pagina di attualità sanitaria, per tutti gli abitanti del Lazio.

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Cani e gatti, attenzione al cambio di stagione: rischio parassiti in autunno

Difendere i propri animali in casa implica un impegno anche, e soprattutto, con il cambio di stagione. E’ l’Ordine dei Medici Veterinari di Roma provincia a spiegare che il passaggio dal caldo al freddo non va trascurato, anzi con il cambiamento climatico è sempre opportuno prevedere un piccolo check-up al nostro amico con una visita dal veterinario, che saprà valutare lo stato delle vaccinazioni e prevedere un monitoraggio delle sue condizioni generali di salute.

Eventuali viaggi con cane al seguito potrebbero, infatti, averlo esposto a vettori di malattie (in particolare parassitarie, quali Leishmaniosi o Filariosi) potenzialmente molto pericolose, da individuare e trattare per tempo prima che possano manifestarsi nella loro piena patogenicità. Dalle vacanze si potrebbe inoltre essere tornati con sgraditi ospiti “a bordo” come, ad esempio, agenti parassitari (in particolare intestinali), ospiti indesiderati ma facilmente eliminabili dopo uno screening parassitologico.

Nell’ ottica di un sempre più consapevole e responsabile possesso degli animali screening e prevenzione devono diventare le parole d’ordine dei proprietari attenti. Solo il veterinario curante, o comunque un professionista qualificato, potranno indirizzare i proprietari nella direzione opportuna, evitando potenziali rischi sanitari, intercettando per tempo eventuali patologie subcliniche o in incubazione, salvaguardando in definitiva il nostro amico da problemi potenzialmente gravi. 

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Regione: nel Lazio a disposizione oltre 1 milioni di dosi del vaccino antinfluenzale

“La Regione Lazio in occasione dell’avvio della campagna regionale di vaccinazione antinfluenzale 2018/2019 ha messo a disposizione gratuitamente oltre 1 milione di dosi del vaccino antinfluenzale. L’obiettivo è quello di consolidare e incrementare i risultati raggiunti l’anno passato e per farlo abbiamo incrementato il numero delle dosi del vaccino a disposizione che saranno distribuite grazie all’impegno di oltre 5 mila medici tra medicina generale, pediatri di libera scelta e i servizi vaccinali delle Asl”.
Lo dichiara l’Assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato.

Le dosi di vaccino antinfluenzale sono completamente gratuite per gli anziani over 65 anni, per i soggetti a rischio, per il personale sanitario e di pubblica sicurezza e da quest’anno anche per i donatori di sangue e basterà richiederle al proprio medico di famiglia.

“L’obiettivo è quello di migliorare la copertura sulla popolazione over 65 anni – conclude D’amato – che rappresenta circa il 21% della popolazione e che l’anno passato ha usufruito del vaccino solamente per il 51%. Voglio rivolgere un appello a tutti per la vaccinazione antinfluenzale che rappresenta uno strumento sicuro e fondamentale per la salute e la prevenzione. Le complicanze derivanti dall’influenza per i soggetti a rischio e gli anziani possono essere molto pericolose per la salute”.

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‘Siamo ciò che mangiamo’: intervista alla nutrizionista

“Siamo ciò che mangiamo” 

Non è un concetto così semplice in questa epoca fatta di nuovi ritrovati, contaminazioni e vita veloce.
A parlarne esperti, l’organizzazione mondiale della sanità e le persone consapevoli, che imparano a leggere le etichette e capiscono quale approccio può essere benefico per il fisico e la mente. 
Un discorso dibattuto, verso il quale, se da una parte c’è consapevolezza dall’altra c’è ignoranza e poca attenzione. 
Ma l’informazione dettagliata e di vario genere, purché appoggiata da chiarimenti specifici può venire in aiuto.
” Dobbiamo capire cosa mangiamo – ha commentato la nutrizionista biologa Benedetta Soldani incontrata a Pisa per un seminario organizzato da una società che produce integrazione. Noi possiamo informarci e stabilire cosa è meglio fare per la nostra salute, che deve essere preservata con una giusta prevenzione”. 
 
 
 
La dottoressa Benedetta Soldani parlerà a Roma il prossimo 25 ottobre delle malattie metaboliche ospitata da una azienda che fa ricerca scientifica tra l’altro, sull’alimentazione e sull’ integrazione. NeoLife International apre le porte a utenti interessati per permettere di ascoltare specialisti al fine di capire e fare domande anche personali. 
Tracciare esperienze, programmare consulenze specifiche insieme a medici e oparatori del benessere, avviare professionalità specifiche sono gli obiettivi di quelle aziende sane e consapevoli.
Per info 3294150302

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Anzio, Progetto DP (defibrillazione precoce) e DAE (Defibrillatori semiautomatici esterni): la Polizia Locale aderisce all’iniziativa

La Polizia Locale del Comune di Anzio ha aderito al Progetto “La Polizia  Locale… a scuola di Cuore”, nell’ambito della formazione professionale del personale.  Il promotore di questo progetto è il Prof. Fausto Onori, Formatore Direttore della Società Nazionale di Salvamento – Società Medico Scientifica, affiliata alla FISM Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane riconosciuta dal Ministero della Salute, che ha promosso, sul territorio, la diffusione della cultura del Primo Soccorso e la defibrillazione precoce nella comunità, nelle scuole, nelle Associazioni di Protezione Civile.

 

Il corso, tenuto da istruttori qualificati, con addestramento teorico e pratico, consentirà agli  Ispettori di Polizia Locale di utilizzare un DAE.

 

Il percorso formativo ha previsto l’insegnamento del supporto di base delle funzioni vitali (Basic Life Support – BLS e BLS-D adulto e pediatrico), che consiste nelle procedure di rianimazione cardio-polmonare per soccorrere un individuo che ha perso coscienza ( ostruzione delle vie aeree, assenza di respirazione per altri motivi, stato di arresto cardiaco). L’obiettivo principale del Basic Life Support  è la prevenzione dei danni anossici cerebrali. Le procedure sono finalizzate a:

– prevenire l’evoluzione verso l’arresto cardiaco in caso di ostruzione respiratoria,

– provvedere alla respirazione e alla circolazione artificiali in caso di arresto cardiaco,

– utilizzare un defibrillatore semiautomatico.

Al progetto hanno partecipato 35 Ispettori del Comando di Anzio, insieme al Comandante Sergio Ierace.   Gli Operatori abilitati alla defibrillazione verranno iscritti nel Registro Regionale degli Operatori BLSD ARES 118.

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Zecche: un pericolo per i nostri animali domestici

Le zecche sono degli insetti decisamente fastidiosi, ma anche pericolosi. Se per l’uomo rappresentano una seria minaccia, per i nostri amici a 4 zampe lo sono ancora di più perché le questi parassiti si trovano facilmente nei prati e nei boschi. È quindi naturale che il nostro cane o il nostro gatto siano maggiormente esposti al rischio e dobbiamo preoccuparcene non solo per la loro salute ma anche per la nostra. Questi pericolosi parassiti infatti si attaccano alla cute del proprio ospite e iniziano a succhiare il sangue, ma può anche accadere che si annidino tra il pelo dell’animale. In questo caso, rischiamo anche noi perché le zecche potrebbero arrivare fino alla nostra cute ed iniziare a succhiare il nostro sangue!

Le zecche non devono mai essere sottovalutate perché possono causare patologie come la malattia di Lyme che si riscontra sempre più spesso nel periodo estivo-primaverile. I nostri amici a 4 zampe, purtroppo, non sono in grado di toglierle in autonomia e se non siamo noi a farlo questi parassiti continueranno a succhiare il sangue, con il rischio di provocare anche infezioni. È quindi fondamentale prevenire questi rischi e sapere cosa fare se troviamo una zecca sul nostro cane o sul nostro gatto.

Come prevenire il rischio di zecche: prodotti e consigli

Fortunatamente, per prevenire il rischio che il nostro amico a 4 zampe sia morso da una zecca esistono diverse soluzioni. Alcune però risultano decisamente più efficaci di altre quindi vale la pena informarsi bene prima di acquistare dei prodotti che alla fine si rivelerebbero inutili, se non addirittura dannosi per la salute del nostro cane! Sicuramente, tra le soluzioni più efficaci e meno invasive per il nostro animale ci sono i collari antizecche, che risultano utili anche per contrastare il pericolo di pulci e altri parassiti.

Tra i prodotti più efficaci in assoluto troviamo Seresto: si tratta di un classico collare ma dotato di una formula innovativa che permette di ottenere unacopertura completa per ben 8 mesi. Basta farlo indossare al proprio animale e non ci si deve più preoccupare di nulla. Seresto è uno dei prodotti più consigliati in assoluto e le recensioni sono più che positive. Se volete un collare che sia sicuro e realmente efficace, di certo questo è il migliore! Seresto è disponibile in diverse misure ed il prezzo va dai 35 ai 45 euro circa, a seconda della taglia. Un consiglio? Acquistatelo online e potrete risparmiare qualcosa!

Come togliere una zecca

Se non avete utilizzato alcun prodotto per prevenire il rischio e vi siete accorti che il vostro animale ha una zecca sulla cute, dovete assolutamente toglierla! Si tratta di un’operazione piuttosto semplice, ma richiede una certa attenzione. Il parassita deve infatti essere prima addormentato e solo successivamente tolto, altrimenti rischiamo che la testa rimanga conficcata nella pelle e provochi un’infezione. Online si trovano diverse guide per togliere le zecche, ma se non vi sentite sicuri potete rivolgervi al vostro veterinario di fiducia.

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Ottobre Rosa: tre anni di attività della sede LILT delegazione di Gaeta

Tre anni fa veniva inaugurata, a Gaeta, in via Firenze n.2, la sede della DELEGAZIONE Gaeta/Sudpontino (della LILT-Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, Sezione Provinciale di Latina, il cui responsabile (nominato direttamente dal presidente provinciale dr Alessandro Rossi) è il dr Rosario Cienzo. A tre anni da quella calda mattina di settembre, la LILT di Gaeta resta una realtà in continua crescita, portata avanti con sempre rinnovato entusiasmo da volontari impegnati per 4 volte a settimana presso la sede stessa. Un servizio che mira ad informare, promuovere e diffondere la cultura della PREVENZIONE per una DIAGNOSI PRECOCE dei tumori. In primis quello alla Mammella. Grazie alla collaborazione con la Breast Unit del “Goretti” di Latina, ed in particolare con il direttore clinico, dr Fabio Ricci, e con il Responsabile Aziendale dott. Carlo de Masi , la LILT di Gaeta del Sudpontino (in stretta simbiosi con la LILT di Latina), porta avanti un programma di informazione e promozione che non esclude convegni, incontri e visite per controlli mirati di senologia. Ma non solo: grazie alla disponibilità della dott.ssa Sara Zuber sono state effettuate proprio a Gaeta anche visite dermatologiche sempre nell’ottica della prevenzione oncologica. Un cammino che parte da lontano, da quando Rosario Cienzo, avendo conosciuto la LILT in seguito ad un’esperienza familiare, fece di tutto per arrivare all’apertura di una sede nella città di Gaeta. La sua determinazione, unita a quella del dr Fabio Ricci e del dr Alessandro Novaga ed Alessandro Rossi, incontrò la disponibilità e sensibilità del sindaco della città, il dr Cosmo Mitrano, rendendo realtà quello che sembrava solo un bel sogno. La sede di via Firenze, infatti, si trova all’interno di una struttura comunale con annesso ambulatorio certificato ASL, condiviso con i medici dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Aperta 4 volte la settimana : il martedì, giovedì e sabato dalle 10 alle 12 e il giovedì dalle 16 alle 18, la sede LILT delegazione di Gaeta, fornisce agli utenti informazioni sui corretti stili di vita e sui servizi erogati in provincia dalla LILT e dalla Breast Unit di Latina. Sensibilizza le donne alle giuste modalità di prevenzione, accompagnandole nell’iter da seguire per avvicinarsi ai controlli mirati, allo screening, alla sana alimentazione, l’abbandono della sedentarietà, del fumo, dell’eccessivo consumo di alcool, la protezione della pelle, e altro ancora. “Ci rivolgiamo soprattutto alle persone sane -spiega Rosario Cienzo, responsabile della LILT Gaeta / Sudpontino – e a quanti hanno avuto in famiglia persone ammalate di cancro”. “Il discorso della prevenzione – ripetono i senologi Fabio Ricci e Carlo De Masi, è un discorso di tipo culturale perché associato alla diagnosi precoce, agli screening, al cambiamento degli stili di vita, della mentalità, delle abitudini dei singoli, delle famiglie e della collettività. Prevenire è vivere, recita il motto della LILT, ma prevenire significa innanzitutto cambiare il modo di vivere, arrivare prima del cancro, diagnosticarlo in maniera precoce perché non devasti l’identità corporea e la qualità della vita di chi si ammala”. La cultura del prevenire passa dal cambio di mentalità, di abitudini, di attenzione alla vita. Piccole e grandi attenzioni che la LILT suggerisce, indica, propone. Accompagnando per mano chi ha timore di sottoporsi ai controlli, agli screening, alla “lotta” propositiva al cancro, big killer della mortalità in questo come in tutto il territorio nazionale. Festeggiare i tre anni di presenza della LILT di Gaeta e Sudpontino in questo mese di Ottobre, tradizionalmente dedicato alla prevenzione del cancro al seno, non può che essere l’occasione buona per ribadire tutto questo, rinnovare la volontà di portare avanti questo impegno e sognare in grande perché la sconfitta dei tumori non è un traguardo irraggiungibile ma un preciso iter di impegno collettivo e solidale.

A cura di Sandra Cervone

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Aprilia, la “Zebra a Pois” per la ricerca della sindrome di Ehlers Danlos

La neo nata Associazione “La Zebra a Pois” nata a sostegno della ricerca della cura della Sindrome di Ehlers Danlos, e patologie correlate, anche attraverso eventi di attività di promozione e sensibilizzazione, ha organizzato e promosso “Tecnologie e Disabilità”. Un incontro informativo nell’ambito delle ultime tecnologie assistive applicate alla disabilità….. e non solo. A spiegare i vantaggi degli ausili indicati a tutti gli utenti che presentano necessità particolari.

E’ stato l’Ingegnere Stefano Persichino del CEDAL, nonchè promotore ed ideatore della prima ausilioteca presente ad Aprilia. Tra i presenti alla manifestazione, l’Assessore ai servizi sociali Francesca BARBALISCIA, il consigliere Avv. Federico COLA.
Per la Zebra a Pois, il Presidente Laura PAVONCELLO, Ashley Carolina LO’PEZ Vega, BARONE Linda, Roberto PUGLIESE.
La presentazione si è conclusa con un rinfresco gentilmente offerto dalla ditta “Il re della bufala”.

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Il Presente della Sanità Digitale a Roma

Quando si parla di Sanità Digitale, per definizione, si intende quell’insieme di interventi condivisi dalle amministrazioni pubbliche al fine di promuovere un processo di innovazione digitale nel settore sanitario.

Il tutto ha lo scopo di migliorare l’efficienza dei servizi sanitari e di minimizzare gli sprechi. In questo senso si parla anche di una vera e propria politica di dematerializzazione, e quindi uno smaltimento della parte cartacea, al fine di avere a disposizione documenti digitali che tengono traccia della propria storia sanitaria, e quindi la possibilità di farla poi consultare dal proprio medico; rivoluzione in atto in tanti altri ambiti pubblici, come testimonia anche la Carta di Identità Elettronica.

Nello specifico della sanità, si tratta proprio di Fascicoli Sanitari Elettronici che rientrano a far parte di quella che oggi è conosciuta come Telemedicina, la quale riduce inoltre tutti i vari passaggi burocratici, oltre agli spostamenti e alle lunghe attese: così facendo si otterrà uno snellimento di tutti i servizi di diagnosi che potranno quindi essere svolti adesso anche a distanza.
Entra a far parte di tale sistema di eHealth anche il CUP (Centro Unico di Prenotazione), e così sarà quindi possibile accedere ad un servizio centrale di prenotazione delle prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale. Ma non solo: attraverso l’introduzione dei certificati telematici, essi potranno ora essere trasmessi on-line attraverso la connessione in rete con i medici di medicina generale. In questo quadro di intelligenza artificiale rientrano anche le ricette mediche elettroniche: comode e pratiche, esse andranno piano piano a sostituire le prescrizione farmaceutiche e specialistiche cartacee, fenomeno che sta colpendo anche i referti medici e le cartelle cliniche. Il progetto ambizioso di dematerializzazione della ricetta porterà infatti numerosi vantaggi tra cui l’attuazione di misure di appropriatezza delle prescrizioni e il risparmio sui costi di produzione delle ricette cartacee, le quali vengono effettuate con costosa carta filigrana, oltre ad una semplificazione dei controlli da parte delle ASL; in più, questo sistema permette l’invio dei dati in contemporanea con la dispensazione del farmaco da parte della farmacia.

Questa Digital Transformation del settore sanitario è stata la tematica portante dell’evento tenutosi a Roma il 10 Ottobre, “Digital Health: il Presente”, evento organizzato da due importanti realtà del settore: l’azienda bolognese Gipo e Microsoft Italia, che ha ospitato l’evento nella sua sede romana. Una giornata interamente dedicata a quello che oggi c’è nel mondo digitale al servizio della sanità, ma che molti cittadini ancora ignorano.
Durante l’incontro si è parlato di Business Intelligence e dei benefici che essa apporta al mondo della sanità: si tratta di software e strumenti digitali che permettono di gestire al meglio piccoli studi così come interi ospedali, grazie alla loro capacità nell’analizzare sia dati economici e di marketing aziendale, sia clinici e gestionali. Questo meccanismo permette infatti di monitorare le spesee tenere il budget sotto controllo, attraverso grafici che mettono in risalto le varie problematiche della gestione finanziaria; inoltre, la documentazione relativa alle spese viene immediatamente inviata al Sistema Sanitario con un semplice click: in questo modo sarà possibile indirizzarsi verso la costruzione di un sistema sanitario più efficiente e sicuro, dove la frode diventa quindi sempre più difficilmente attuabile, e di una migliore gestione delle strutture localizzate sul territorio.

Grazie poi ad apposite app per i sistemi IoS, Android e Windows, i report e i documenti della struttura potranno essere sempre a portata di mano dei medici, e attraverso un vero e proprio sistema di condivisione, essi saranno consultabili e modificabili da tutti i membri della struttura, facilitando il lavoro di analisi e organizzazione dell’ambulatorio. Ed a livello pratico, queste applicazioni permettono la corretta organizzazione di appuntamenti, risultati ed eventuali ritiri: già dall’accettazione del paziente, i dati anagrafici vengono inseriti in tempi molto rapidi e le attese sono nettamente più brevi; il servizio di refertazione è anch’esso molto veloce, con la possibilità di aggiungere note e confrontare i risultati con quelli precedenti, in modo da custodire una storia del paziente dettagliata, senza avere la paura di smarrire qualche documento.
Utilizzare un software per ambulatorio di analisi permette anche al dottore stesso di elaborare una diagnosi corretta e di indirizzare il paziente verso la cura adeguata, grazie alla possibilità di poter consultare con un solo click le analisi già effettuate, le visite già sostenute o i medicinali assunti, così da poter costruire un profilo esatto della persona.

Un vero e proprio programma gestionale multitasking insomma, che ha l’obiettivo di aiutare il paziente in tutto il suo percorso sanitario, dall’accettazione alla refertazione, offrendo un servizio molto più rapido e sicuro.
Questo sistema si rifà moltissimo a quello che comunemente viene chiamato Cloud Computing, ovvero l’accesso on demand a risorse di archiviazione dati: la gestione quotidiana di migliaia di dati legati ai pazienti ha fatto sí che cloud e sanità si incontrassero, al fine di rendere più snello l’intero sistema sanitario italiano.

Durante l’evento, si è poi riservata particolare attenzione al GDPR (General Data Protection Regulation), ovvero il regolamento dell’Unione Europea in materia di privacy e trattamento dei dati personali entrato in vigore nel maggio di questo anno. Esso consiste in una serie di normative che impongono nuove regole a tutte quelle aziende e organizzazioni che offrono prodotti e servizi diretti al cliente, e quindi anche alla sanità. Si capisce bene che grazie ai nuovi sistemi di eHealth e grazie alla gestione automatizzata di raccolta dati e conservazione dei documenti, è possibile adempiere alle nuove normative in modo semplice, veloce e sicuro. In questa ottica, gli accessi al Fascicolo Sanitario Elettronico devono essere monitorati e limitati al personale sanitario che ha effettivamente in cura quel determinato paziente, mentre il trattamento per finalità di ricerca verrà riservato solo al Ministero della Salute, e sarà il paziente a decidere se rendere accessibili informazioni personali di particolare delicatezza.
La crescita degli investimenti per la sanità digitale è un dato davvero positivo: serve infatti un rinnovamento dei sistemi organizzativi delle aziende sanitarie, in direzione di un miglioramento dell’accesso alle cure. Per attuare questi piani sarà tuttavia essenziale sviluppare appropriate competenze digitali negli operatori sanitari, al fine di rendere attiva la partecipazione dei cittadini alla corretta gestione della propria salute.

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Pomezia, firme false per intascarsi i soldi dell’assistenza domiciliare ai disabili: la denuncia

Non solo importi da capogiro per l’assistenza domiciliare alle persone affette da disabilità: quello che aleggia a Pomezia adesso è qualcosa di molto più grave, visto che – se accertato dalle autorità competenti – si tratterebbe di una truffa bella e buona. A portare alla luce una vicenda a dir poco sconcertante la figlia di una donna gravemente disabile, deceduta nel febbraio 2014.

I fatti

La donna, sposata con un uomo anch’egli disabile al 100%, usufruiva sin dal 2007 insieme al marito dell’assistenza domiciliare offerta dal Comune di Pomezia in maniera gratuita, grazie all’ISEE talmente basso da sfiorare la povertà. Alla morte dell’uomo, i figli – due donne e un uomo, anche lui disabile al 100% – dimenticano di presentare la documentazione relativa all’ISEE della madre, che resta così coperta dalla dichiarazione precedente solo fino a marzo 2013. La malattia della donna, i problemi legati sia alla salute che agli aspetti economici fanno completamente sfuggire questo aspetto, anche perché l’aggravarsi delle condizioni dell’anziana spingono una delle due figlie, Antonella, a lasciare il suo lavoro – comunque precario e malpagato – per dedicarsi completamente alla madre e al figlioletto nato nel frattempo. Questa nuova condizione porta la donna già nel 2012 a chiedere all’allora Pomezia Servizi, che gestiva l’assistenza domiciliare, una riduzione delle ore di assistenza.

Da parte dell’ente nessuna comunicazione sulla mancanza di documentazione relativa all’ISEE. Facciamo adesso un salto in avanti nel tempo. Nel Marzo del 2017 i Servizi Sociali del Comune di Pomezia comunicano alla figlia della donna – che nel frattempo è deceduta il 27 febbraio 2014 – che la signora nel 2013 ha usufruito di ben 296 ore di assistenza domiciliare, per le quali andavano versati 5.402 euro, ai quali andavano sommati gli 876 euro relativi alle 48 ore di assistenza domiciliare per i mesi di gennaio e febbraio 2014.

Guardando la richiesta, Antonella viene colta da alcuni dubbi: le ore segnate dal Comune le sembrano troppe, sia perché lei stessa ha lasciato il lavoro per dedicarsi maggiormente alla madre malata sia perché negli ultimi mesi di vita l’anziana donna è stata ricoverata in ospedale molto spesso per lunghi periodi, compresi gli ultimi giorni di febbraio (dal 19 al 27), che invece risultavano come oggetto di assistenza da parte di una operatrice che diligentemente aveva segnalato le sue presenze nell’apposito foglio. La donna, d’accordo con la sorella, decide di andare a fondo alla vicenda.

“Facendo dei controlli sulle cartelle cliniche di mia madre – racconta Antonella – mi sono accorta che sia nel 2014 che nell’anno precedente i conti non tornavano: le ore che il Comune voleva farci pagare erano sicuramente maggiori rispetto a quelle effettivamente svolte, visto che molti giorni tra quelli segnati mia madre era ricoverata in ospedale e il Comune non fornisce assistenza domiciliare ospedaliera. Ho quindi voluto fare controlli ancora più accurati, richiedendo copia dei fogli firma, ovvero tutti i rapporti di servizio degli operatori dell’azienda comunale che avevano svolto assistenza domiciliare in favore di mia madre, nei quali venivano indicati i giorni e ore in cui tali assistenze venivano svolte”. La donna protocolla la richiesta, ma per oltre un anno, nonostante i ripetuti solleciti sia verbali che scritti, non riceve risposta dagli uffici competenti.

L’ingiunzione di pagamento

In compenso, il 17 luglio 2018 IL Comune pensa bene di notificare un’ingiunzione di pagamento proprio in relazione all’assistenza domiciliare del 2013. “A quel punto, arrabbiatissima, ho nuovamente sollecitato l’Amministrazione comunale alla consegna dei rapporti di servizio, che mi sono stati consegnati il 7 agosto, ma solo per il periodo da gennaio 2013 a febbraio 2014, nonostante io abbia chiesto anche quelli precedenti”.

E qui l’assurda scoperta

Nei rapporti di servizio appaiono assistenze anche nei giorni in cui l’anziana donna era in ospedale, compreso il giorno del decesso: l’assistenza, secondo quanto riportato nel documento ufficiale consegnato dall’assistente sociale al Comune, sarebbe avvenuta dalle 8:00 alle 10:00.

Peccato che a quell’ora la donna fosse attorniata dai medici che stavano facendo di tutto per evitare che la crisi respiratoria che l’aveva colpita fosse letale, come invece è stato, portandola alla morte alle ore 11:00. Tutto questo accadeva all’ospedale S. Andrea di Roma, quindi a circa 50 chilometri da Pomezia, posto in cui l’assistente domiciliare non sarebbe potuta andare neanche volendo.

Ma questo non è il solo caso strano che si nota nei rapportini: le presenze delle varie operatrici che si sono susseguite nel tempo risultano sempre quando la donna è in ospedale, fuori dal Comune di Pomezia. E le firme della paziente, che devono essere presenti nel foglio di servizio, sono di volta in volta diverse rispetto alla firma originale della signora Rosa che, seppur disabile grave, è sempre stata fino al suo ultimo respiro in grado di intendere e volere, oltre che di firmare, come spiega la figlia. “Quando ho visto i fogli di servizio non volevo credere ai miei occhi: c’erano almeno quattro tipi di versi di firma a nome di mia madre e nessuna di queste era originale. Ho fatto presente questa cosa sia ai servizi sociali che alla società che ha preso il posto della Pomezia Servizi, che allora gestiva l’assistenza domiciliare. Questa è una cosa gravissima: mi sono stati addebitate ore di servizio mai svolte, che ho contestato, e per le quali sospetto ci sia un reato penale contro me e contro la pubblica amministrazione. Quello che mi chiedo è: si tratta di un modus operandi consolidato o il mio è un caso isolato? Chi sapeva di questo, visto che per oltre un anno sono andata nei vari uffici facendo “casino” affinché venisse fatta giustizia e nessuno mi rispondeva, anzi, nessuno mi dava i documenti che richiedevo?”.

Come pensa di agire adesso?
“Mi sono rivolta a un avvocato, al quale ho esposto tutti i fatti e ho mostrato i vari documenti. Mi ha consigliato di fare un esposto, che ho già presentato alla Guardia di Finanza nei giorni scorsi. Adesso integrerò l’esposto con i documenti ricevuti – finalmente, visto che non me li volevano dare – rispetto agli anni precedenti al 2013. A quanto pare le anomalie emergono anche in questi rapportini. Voglio che si vada a fondo a questa vicenda, per capire dove e quale sia il problema: venivano registrate ore mai fatte che poi venivano fatte pagare agli ignari pazienti o allo Stato nel caso di ISEE basso? Nel mio caso sembra evidente, ma ovviamente lascio l’ultima parola ai giudici. Di certo io non mi fermerò fino a quando non verrà fatta giustizia e invito tutti i familiari dei disabili a fare i controlli per evitare che ci siano situazioni come la mia”.

La parola alla Pomezia Servizi

Sulla questione abbiamo sentito il dott. Spinelli, direttore generale della Pomezia Servizi, al quale – non presente all’epoca dei fatti – abbiamo riepilogato quanto accaduto, ovvero che l’Ente ha chiesto 5400 euro per assistenze quasi mai avvenute (firme non sottoscritte dalla donna, periodi in cui l’anziana era in ospedale…), specificando che la figlia aveva avuto serie difficoltà ad ottenere i rapportini che certificassero quelli che erano i suoi dubbi, ovvero che nell’intero 2013 nemmeno una firma corrispondeva a quella di sua madre, così come ne 2014. La figlia, con un documento presentato alla Pomezia Servizi, ha disconosciuto le firme nei rapportini, presentando invece il documento olografo materno e i documenti che testimoniano i ricoveri ospedalieri della donna. “Si tratta di una situazione di cui sono venuto a conoscenza da poco – ha dichiarato Spinelli – in quanto non ero in questa azienda all’epoca dei fatti. I soggetti che hanno effettuato attività per questa signora, qualora emergesse qualcosa di illecito, sarebbero da noi immediatamente perseguiti anche per danneggiamento di immagine”. “Se qualcuno avesse – come sembrerebbe da una ricostruzione da verificare – dichiarato di aver lavorato e di non averlo fatto e qualora emergessero il danno materiale e il danno d’immagine, verso queste persone verrebbero immediatamente presi i dovuti provvedimenti per la tutela della nostra azienda. Da quando sono arrivato io non è la prima volta che agiamo a difesa dell’azienda, fornendo alle autorità competenti tutti i documenti necessari per le indagini necessarie per capire se qualcuno abbia lavorato male. Se bisogna avere un’eticità nel lavoro “normale”, ancora di più occorre averlo nel sociale, pertanto sono per il pugno duro su questo, pertanto voglio che ci venga scrollato di dosso ogni marchio infamante proveniente dal passato”.

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