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Pomezia, continua la ‘guerra social’ tra sindaco e assessori: Raspa e Sorrentino replicano a Fucci

E’ un botta e risposta che viaggia su Facebook, quello tra il sindaco di Pomezia Fabio Fucci e due dei suoi assessori, Giuseppe Raspa e Daniela Sorrentino.

Lo scambio di accuse ha ora un nuovo “episodio”, con la replica degli assessori alle lamentele del sindaco, che ha bollato come assenteisti Raspa e Sorrentino.

“Noi non siamo “ribelli” – scrivono a firma congiunta sui propri profili Facebook – Siamo semplicemente coerenti ai nostri principi, all’attività passata, alla nostra Città, al mandato affidato dai cittadini al Gruppo M5S di Pomezia. Chi si è “ribellato” rispetto la strada che stava percorrendo non siamo noi, ma altri.
Partecipiamo alle riunioni della giunta, che si tengono due volte a settimana, per quanto ci è possibile. Abbiamo partecipato sia questa che la scorsa settimana (altro che “da mesi”). Non possiamo essere sempre presenti perché fortunatamente abbiamo un lavoro come è dimostrato dal fatto che prendiamo indennità diversa dagli altri assessori. Fucci lo sapeva bene. Ora (Fucci, ndr) fa finta di scordarlo. Nonostante Fucci, in riunione con il gruppo M5S, abbia affermato che chi della giunta non è d’accordo con il suo cambio di direzione non verrà totalmente informato durante le riunioni di giunta (di fatto creando due gruppi all’interno della stessa giunta), noi partecipiamo quando possibile alle riunioni”.


La polemica continua con delle ‘precisazioni’.

“Non prendiamo lezioni da nessuno in fatto di etica e moralità verso i cittadini e non aggiungiamo altro per decenza.
Noi continuiamo a dare il nostro impegno portando avanti le attività esattamente come prima, percependo una indennità parziale. Relazioniamo le attività svolte durante le riunioni ma ora fa finta di scordare anche questo o probabilmente si distrae.
Se durante le riunioni ha deciso di non informarci totalmente, non capiamo perché chieda il nostro contributo in sede deliberatoria, attività che impegna pochi minuti la settimana. Capiamo che da fortemente fastidio la coerenza di non firmare atti sapendo che, per sua scelta, non veniamo totalmente informati. Se tale coerenza da fastidio, può revocarci l’incarico, senza millantare assenteismo per qualche minuto a settimana. In ogni caso, come abbiamo già avuto modo di dire all’interessato, non è nostro interesse porre ostacoli a chi ha titolo di dare indirizzi alla città tramite le delibere di giunta. Delibere che saranno giudicate dai cittadini”.

Raspa e Sorrentino non nascondono la loro rabbia e delusione, informando pubblicamente i cittadini della insanabile frattura che si è andata a creare in quello che una volta sembrava essere un gruppo granitico.

Adesso ci si aspetta la ‘prossima puntata’ (sempre sui social…): quali altri vasi di Pandora verranno scoperchiati?

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Pomezia, sul Bilancio di previsione Zuccalà replica a Fucci: “Meno dirette su Facebook, rilegga il regolamento”

Continuano le scaramuccie al vetriolo tra il Sindaco di Pomezia Fabio Fucci e vari esponenti della sua ex maggioranza politica. Dopo il botta e risposta di ieri con il MoVimento 5 Stelle e quello di stamane con due componenti della giunta, è ora Zuccalà, candidato designato dei cinque stelle, a scontrarsi nuovamente col Primo Cittadino seppur nella veste di Presidente del Consiglio Comunale.

Ancora una volta lo scontro avviene attraverso i social network, dove appare la replica del candidato alle prossime amministrative Adriano Zuccalà alle parole del Sindaco, che giusto ieri – sempre attraverso i social, neanche fossero l’unico modo per comunicare tra politici o con i cittadini – aveva accusato il Consiglio Comunale di non procedere all’approvazione del Bilancio di previsione ritardando così alcune provvedimenti importanti.

“Apprendo dalla pagina Facebook ufficiale del Comune di Pomezia e dalla stampa quanto riportato dal Sindaco sulle modalità di approvazione del Bilancio in Consiglio Comunale. Probabilmente era impegnato in qualche diretta Facebook che gli ha impedito di scendere le scale del suo ufficio per chiedere al sottoscritto delucidazioni”, ha scritto causticamente Zuccalà.

“Partendo dall’inizio, i revisori dei conti hanno espresso il loro parere favorevole al bilancio di previsione 2018-2020 con delle riserve circa la sostenibilità delle spese nel 2017 che la commissione consiliare competente sta verificando non si ripetano nel 2018. Dunque per l’approvazione del Bilancio in consiglio non manca solo la convocazione, bensì approfondite verifiche preventive”.

“I tempi di convocazione ordinaria del Consiglio sono di 5gg e non 2, in quanto non sussiste il carattere emergenziale dato che la legge permette di approvare il Bilancio entro il 28 febbraio. Le spese correnti possono comunque essere effettuate in dodicesimi come previsto dalla normativa e come successo anche negli scorsi anni. Fermo restando che la maggioranza approverà il Bilancio nel più breve tempo possibile”.

“Infine, trovo inappropriato utilizzare un canale ufficiale del Comune di Pomezia (non che in questi anni se ne sia fatto buon uso, aggiungiamo noi) per screditare il lavoro di organi istituzionali che rispettano ruoli, tempi e modi ben definiti all’interno dei regolamenti che il Sindaco stesso ha votato. Mi auguro di non assistere più all’utilizzo di questi mezzi per scopi propagandistici o denigratori. A noi non interessa fare la guerra mediatica, ma garantire ai nostri concittadini i servizi e le opere, oggi come in futuro. Il mio invito a Fucci ed ai suoi pochi fedeli in giunta, è quello di rispettare e concentrarsi su quanto concordato con la maggioranza, portare avanti i lavori del programma elettorale”.

Insomma, ormai in quella che solo figurativamente è la maggioranza di governo, è ormai guerra aperta, con da una parte Fucci e pochi – non ancora ben definiti – altri del Movimento 5 Stelle, dall’altra quegli esponenti che finora non hanno avuto mai il coraggio di far sentire la propria voce, sempre coperta da chi si trovava nella posizione di maggior potere.

Ma adesso le crepe, ben nascoste in questi 5 anni, si stanno evidenziando, mostrando che non esiste più un solo pensiero per ben 16 teste. Consiglieri e assessori cominciano a venire allo scoperto per far vedere ai cittadini che anche loro sanno ragionare. 

Adesso l’incognita è: i cittadini a chi dovranno credere?

 

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Pomezia, raccolta firme per legge “Più democrazia, più sovranità”

Prende il via anche a Pomezia la campagna di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare “Più democrazia, più sovranità al cittadino”. Sabato 20 gennaio in piazza Indipendenza, dalle 10:30 alle 13, i cittadini potranno firmare per chiedere la presentazione del progetto di legge che mira ad aumentare i loro poteri decisionali. Al banchetto si potrà inoltre firmare per la presentazione della lista “Più Europa con Emma Bonino” alle elezioni regionali del 4 marzo.

Cosa propone la legge di iniziativa popolare

La proposta di legge, lanciata su iniziativa dei Radicali, e appoggiata anche dai Verdi, da Possibile e dal Comitato per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, presenta quattro articoli. Tra i punti principali c’è la modifica della disciplina del referendum: la legge vuole, tra le altre cose, introdurre la possibilità di raccogliere le firme online e l’attestazione della loro regolarità da parte di chi promuove il referendum. Inoltre prevede misure per aumentare la partecipazione, come la coincidenza del voto referendario con quello per le elezioni e l’invio di libretti informativi prima del voto. Novità anche per i Comuni, con l’introduzione di referendum propositivi, abrogativi e confermativi negli statuti, ma anche con la pubblicazione del patrimonio immobiliare e la creazione di un portale per i servizi forniti dalle pubbliche amministrazioni. La legge vuole inoltre porre obblighi di trasparenza per le società partecipate. Tutte queste misure consentiranno di aumentare il controllo e la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, rendendo più semplici le consultazioni referendarie.

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Pomezia, Fucci replica agli assessori. E sulla sua lista…

Dopo le esternazioni degli assessori Giuseppe Raspa e Daniela Sorrentino, arriva alla nostra redazione la replica del sindaco di Pomezia Fabio Fucci.

“La Giunta – dichiara Fucci – si riunisce in media 2 giorni a settimana, lo dimostra la quantità delle delibere che approviamo e che sono tutte pubblicate all’Albo comunale. Gli Assessori Sorrentino e Raspa sono una parte consistente di questa Giunta. Il loro contributo è, ancora oggi, determinante per il lavoro dell’Amministrazione: l’approvazione del Bilancio di Previsione, le opere pubbliche, i servizi alla cittadinanza, il sostegno alle imprese. E’ curioso che affermino di essere all’oscuro delle informazioni: basterebbe venire alle riunioni settimanali e partecipare alla Giunta, che invece nelle ultime settimane li ha visti assenti a tutte le sedute.

Come ho già avuto modo di dire agli interessati, faccio appello al loro senso di responsabilità affinché continuino a svolgere il loro lavoro. Credo che chi riveste una carica pubblica debba garantire livelli elevati di etica e moralità. Sorrentino e Raspa percepiscono un’indennità, vale a dire soldi pubblici, che dovrebbero onorare svolgendo regolarmente il loro lavoro. Inoltre hanno accettato un incarico che, come previsto dalla normativa, gli ha affidato il Sindaco e non il Consiglio comunale: dovrebbero quindi continuare a svolgerlo con impegno, fiducia e lealtà lasciando fuori dal ruolo istituzionale le vicende politiche di cui poco importa alla cittadinanza. E’ vero, tra pochi mesi si vota e le nostre strade si divideranno, ma fino a quando questa Amministrazione sarà in carica io continuerò a svolgere il mio ruolo di Sindaco e loro dovrebbero continuare a svolgere il loro ruolo di Assessori. Ci sono lavori pubblici, progetti e investimenti che non potranno partire fino a quando il Bilancio non sarà approvato in maniera definitiva in Consiglio comunale: dovremmo lavorare tutti insieme per raggiungere questo obiettivo il prima possibile”.

 

E, dopo la  “strigliata” ai ribelli, ecco che arriva anche la precisazione rispetto a quanto da noi scritto – semplicemente riportando le “indicazioni” delle voci che ormai da circa un mese circolano tra le persone più informate sulla politica pometina – riguardo i contatti di Fucci con alcuni esponenti (tutti con un “portafoglio voti” molto consistente) della vecchia (e pure della vecchissima) politica.

Fucci, pur non facendo i nomi, conferma le indiscrezioni.

“In relazione alla lista civica che sto costruendo, posso dire che i candidati devono rispettare determinati requisiti: devono essere brave persone, oneste, trasparenti, che abbiano il desiderio di impegnarsi per far crescere ancora Pomezia e raggiungere insieme risultati sempre più importanti per la Città. Chi rispecchia questi requisiti può far parte della squadra, senza pregiudizi rispetto alle esperienze già fatte o ai percorsi intrapresi in passato”.

Ottimo pensiero, se non fosse che – fino a pochissimo tempo fa – tutto ciò che faceva parte del passato veniva bollato da Fucci e dal Movimento 5 Stelle come qualcosa da cui prendere le distanze (basta leggere le interviste, i comunicati e le varie dichiarazioni rese negli ultimi 6 anni).

Adesso invece, l’inversione di rotta è ben definita: basta che non abbiano condanne penali (unico dato certo che separa una brava persona da un pregiudicato) e – con lui o con qualche suo parente o testa di legno – l’accordo si può fare. L’importante è arrivare al risultato.

Come diceva Andreotti, “il potere logora. Chi non ce l’ha”.

 

 

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Pomezia, in Giunta cresce il malumore verso Fucci: ‘Decide cosa dobbiamo sapere e cosa no’

E’ uno sfogo che non lascia ombra di dubbio, quello pubblicato sui propri profili Facebook dagli assessori del Comune di Pomezia – ex consiglieri – Giuseppe Raspa e Daniela Sorrentino.

I due pentastellati criticano a chiare lettere e senza alcun timore di essere smentiti il comportamento del sindaco Fabio Fucci, svelando quello che da tempo si vociferava: il Primo Cittadino non mette a conoscenza di tutto i suoi consiglieri e i suoi assessori, ma solo di ciò che reputa opportuno.

“Perché sei ancora in giunta?” – scrive Giuseppe Raspa su Facebook – Questa è la domanda che da qualche settimana mi pongono giornalisti e cittadini.

Io sono solito dare il mio contributo silenziosamente, senza proclami, vanti personali ed interviste. Preferisco che i fatti parlino per me.
Fin dal 2008 mi sono sempre messo a disposizione secondo quanto mi è stato chiesto dal gruppo, senza mai propormi per alcun incarico quale Consigliere, Capogruppo ed ora Assessore.
Negli ultimi mesi le scelte compiute da Fucci sono andate verso una direzione totalmente contraria a quanto fatto dal 2008 ad oggi, dando importanza esclusivamente al concetto dell’uomo solo al comando e trascurando completamente il concetto di gruppo. Questo stravolgimento io e Daniela Sorrentino lo abbiamo vissuto nelle riunioni dove Fucci decide ciò che dobbiamo sapere e cosa no: davanti a tutto ciò entrambi abbiamo deciso di rimanere coerenti ai nostri principi, all’attività passata, alla nostra Città, al mandato affidato dai cittadini al Gruppo M5S di Pomezia.
A me interessa, ed è mio diritto e mio dovere morale, onorare la mia funzione al fine di dare il mio contributo a questa Città, contributo che svolgo negli uffici comunali.
Dunque, alla domanda ‘Perché sei ancora in giunta?’ la risposta è semplice: sono qui, al servizio dei cittadini, con un incarico importante che punta al rispetto ed alla tutela delle scelte del Consiglio Comunale. Io, sia chiaro, sto svolgendo tutti i miei obblighi in qualità di Assessore e fin quando mi verrà data l’opportunità di fare il mio dovere e la possibilità di offrire il mio contributo, che serenamente ed in coscienza posso dare, lo farò”.

Sullo stesso tono il post di Daniela Sorrentino.

“Perché sono ancora in giunta? Anche io, come Giuseppe Raspa, me lo chiedo. La risposta è una sola e risiede in una peculiarità che, nel bene e nel male, mi caratterizza: il senso di responsabilità. La responsabilità che ho nei confronti dei miei concittadini, la responsabilità che ho nei confronti del ruolo che ricopro, la responsabilità che ho nei confronti dei consiglieri. Tutto questo mi spinge ad andare avanti.È questo ma non solo. C’è la consapevolezza della scelta giusta da fare e c’è la forza di volontà che mi fa avanzare anche laddove il terreno è insidioso e lavorare all’interno di un gruppo giunta che inibisce a me e il mio collega Giuseppe gran parte dell’informazione è un terreno insidioso. Non temo chi millanta che non svolgo bene il mio ruolo, d’altronde il lavoro svolto è facilmente riscontrabile, temo chi usa minuterie per giustificare la revoca del mandato mio e di Giuseppe perché siamo inopportuni, e non opportunisti, nonché scomodi”.

Nessuna replica da parte del Primo Cittadino, che continua nella sua strada verso la terza candidatura. Ormai, da quanto risulta chiaro, non ha più bisogno dei suoi ex compagni di strada.

Voci di corridoio, le stesse che da mesi vociferavano dei malumori che puntalmente si sono poi manifestati, danno una “giustificazione” a questo: Fucci starebbe prendendo accordi con alcuni esponenti di quella vecchia politica che tanto criticava sia nella campagna elettorale del 2013 che durante i primi 3 anni da sindaco. La mossa – sempre secondo le ‘malelingue beneinformate’ – si tradurrebbe nella formazione di una lista con nomi molto vicini a 4 politici delle vecchie amministrazioni.

Un metodo abbondantemente e abitualmente utilizzato dalla ‘vecchia politica’, che a quanto pare diventa strumento anche dei paladini dell’onestà.

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Pomezia, è scontro tra M5S e Sindaco sull’approvazione del Bilancio: e a rischio…c’è anche il Carnevale

Alla fine doveva pur succedere. La guerra fredda instauratasi tra il Sindaco Fabio Fucci e il suo ex MoVimento comincia a produrre le prime conseguenze (negative) per la città: i Consiglieri pentastellati, che fino a ieri avevano sempre dato il loro benestare a quanto proposto dal primo cittadino, ora, qualcuno dirà improvvisamente, hanno deciso di iniziare a mettere qualche bastone tra le ruote al Sindaco. 

La materia è di quelle “pesanti”: l’approvazione del Bilancio di previsione. E’ interessante tuttavia sottolineare la chiave di lettura fornita da Sindaco e giunta nel divulgare la notizia di questo contrasto sorto con il Movimento 5 Stelle: il governo cittadino ha cercato infatti di mettere in cattiva luce il partito di maggioranza giocando la carta…del carnevale, probabilmente per toccare uno dei famosi ‘punti sensibili’ agli occhi del cittadino medio. 

Scrive infatti la Vicesindaco Serra a margine dell’incontro avuto proprio con le associazioni per discutere del prossimo Carnevale pometino. “Visto il ritardo nell’approvazione del Bilancio di Previsione 2018, le sfilate dei carri di Carnevale – previste per l’11 e il 13 febbraio – sembrano essere a rischio. Senza Bilancio non possiamo programmare gli investimenti – continua la Serra – che equivale ad avere a disposizione pochissime risorse per eventi, opere e progetti già deliberati. Il Carnevale pometino ormai alle porte sembra quindi essere a rischio (come se fosse il problema più impellente per il territorio, ndr) e abbiamo voluto informarne le associazioni e i comitati del territorio per evitare che lavorino inutilmente”.

“La Giunta ha deliberato il Bilancio di Previsione 2018-2020 il 6 dicembre scorso [Leggi qui à https://goo.gl/FJXqky] – aggiunge il Sindaco Fucci – Il parere dei revisori dei conti è positivo, la Commissione alle Politiche Finanziarie si è riunita lo scorso 11 gennaio, manca solo la convocazione del Consiglio comunale per la definitiva approvazione. Un atto che non rientra tra i miei compiti, ma che ritengo essere prioritario in questo momento: il Consiglio Comunale potrebbe approvare il Bilancio anche entro due giorni in via d’urgenza”.

Ma a convocarlo in così breve tempo i consiglieri “di maggioranza” non ci pensano proprio (figuriamoci l’opposizione!). Si legge a questo proposito in una nota del M5S Pomezia:

“Prosegue senza sosta il lavoro dei Consiglieri Comunali sul bilancio di previsione 2018. La legge stabilisce il termine per l’approvazione in Consiglio al 28 febbraio p.v.. Abbiamo l’obbligo, da buoni amministratori, di verificare ogni aspetto di questo bilancio: i capitoli di spesa, gli importi e la sostenibilità di ogni singola voce. Anche quest’anno la salvaguardia dei conti ed il miglioramento della qualità della spesa e dei servizi sono gli obiettivi che intendiamo perseguire. Un lavoro di approfondimento indispensabile per continuare una sana ed efficace attività di programmazione, fatta di obiettivi realizzabili e misurabili. Abbiamo a cuore non solo il presente, ma anche il futuro della Città di #Pomezia“. Firmato: i Consiglieri Comunali Movimento 5 Stelle Pomezia.

In altre parole, la pratica che fino all’anno scorso sarebbe stata liquidata con il solito voto (quello sì velocissimo) all’unanimità – nonostante le perplessità talvolta sollevate anche dall’opposizione ma mai tenute in considerazione – oggi diventa oggetto di controlli certosini, con tanto di specificazione di termine ultimo per l’approvazione del bilancio di previsione (il lontanissimo, per l’impaziente Fucci, 28 febbraio). Un modo come un altro, in estrema sintesi, per frenare la corsa dell’ex compagno cinque stelle – ora avversario più che mai scomodo e soprattutto temuto – e dirgli: “Hai ancora bisogno di noi”.

“Questo ritardo – sottolinea a tal proposito Fucci aggiustando un po’ il tiro e integrando le dichiarazioni della Serra – sta danneggiando le numerose iniziative che sono in procinto di partire e delle quali gioverebbe tutta la Città: la realizzazione degli eventi in programma, come il Carnevale, San Valentino, l’80° Anniversario della fondazione di Pomezia; la manutenzione di quegli impianti sportivi attualmente inutilizzabili; l’erogazione dei contributi di sostegno al reddito e alle imprese; la riqualificazione dei giardini storici di piazza Indipendenza e del giardino di piazza Italia a Torvaianica; la videosorveglianza antiprostituzione su via Ardeatina e molto altro presente nel programma di opere triennali allegato al Bilancio”. “Spero che il Consiglio comunale approvi quanto prima il documento di previsione – conclude il Primo Cittadino – in modo da utilizzare appieno le risorse a disposizione per la cittadinanza”.

Ma questo potrebbe essere soltanto il primo di una lunga serie di contrasti a nostro avviso inevitabili; non solo: a “rischiare” di più in vista delle elezioni sono proprio quei consiglieri che oggi, in fretta e furia, stanno tentando di ricostruire il rapporto con la città e far capire alla Pomezia che vota che il merito di quanto fatto sin qui è anche loro, e non solo di quel Sindaco che ha deciso di abbandonarli al (loro triste destino) sul più bello.

Ci riusciranno? Staremo a vedere, ma intanto il conto di questo divorzio rischia di essere pagato dagli incolpevoli cittadini.

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Ardea inaugura la Casa dei papà separati, Monsignor Semeraro: «Elemento di sostegno ed educazione alla genitorialità»

E’ stata inaugurata la Casa di Accoglienza per i papà separati intitolata “Monsignor Dante Bernini”, realizzata dalla Diocesi di Albano in una palazzina sul litorale di Tor San Lorenzo, in via dei Cavalli Marini 38. La struttura, gestita dalla Caritas diocesana, dal 15 gennaio ospiterà fino a 14 papà rimasti senza un’abitazione in seguito al divorzio o alla separazione. E’ stata realizzata in una struttura appartenente alle Suore di Gesù Buon Pastore, ceduta in comodato d’uso gratuito alla Diocesi di Albano per la realizzazione del progetto Per essere ancora papà, attuato anche grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica. La casa contiene oltre venti stanze e spazi per le riunioni e le attività, oltre a uno sbocco sulla spiaggia in cui i padri separati, in attesa di una soluzione abitativa, potranno sia vivere dignitosamente, sia incontrare in modo adeguato i propri figli nei momenti di visita, sostenuti e accompagnati nell’elaborare la nuova condizione di solitudine dopo la separazione e nella ricerca di una nuova sistemazione.

«Questa è una iniziativa – ha dichiarato Monsignor Marcello Semeraro durante l’inaugurazione – che mostra una concreta attenzione verso i fedeli che vivono in situazione di separazione, divorzio e nuova unione. Molte sono le persone che dopo la separazione dormono in macchina, questa cosa mi ha impressionato, e così ho pensato che come segno dell’anno giubilare potessimo realizzare questa iniziativa, non sapevamo dove e come. Grazie alle Suore di Gesù Buon Pastore, che avevano questa casa, abbiamo potuto realizzare il progetto con la Caritas,  attraverso un processo di adeguamento abbiamo così potuto attuare questa realtà grazie alla Asl di Roma e i tanti volontari che hanno preso a cuore l’iniziativa. E’ bello poter offrire un segnale di attenzione ad una nuova povertà, non è una semplice iniziativa di accoglienza per padri separati, è un servizio che abbiamo inteso fare alla genitorialità in quanto tale. I figli non divorziano, questo è l’aspetto che caratterizza l’iniziativa, un elemento di sostegno ed educazione alla genitorialità. Nel passato l’amore per i figli univa la famiglia, oggi mi pare che si pensi diversamente.  Non avere entrambi i genitori per un figlio è un trauma, questa iniziativa racchiude una la speranza, quella che i figli tornino ad ottenere la loro funzione di riappacificazione,  conforto e serenità per i genitori».

«Una iniziativa molto bella per i papà – ha dichiarato il Sindaco del Comune di Ardea Mario Savarese – il territorio ha profondamente bisogno di un momento come questo dove purtroppo l’amministrazione non è in grado di sopperire anche alle esigenze primarie dei bambini, cosa dolorosa da ricordare. Ancor di più apprezzo questo progetto, dal profondo del cuore non sento altro che ringraziare Monsignor Semeraro per averla realizzata. Sono fiero che tutta l’amministrazione è stata in grado dfi fare quel minimo indispensabile per accellerare i lavori necessari per aprire questo splendido edificio, sono convinto che ospiterà tante persone bisognose».

«Questa è una struttura – la responsabile Luciana Mandolini – pensata per i papà separati con minori, ci siamo accorti che nel territorio ci sono tanti papà che hanno bisogno di essere aiutati nella loro relazionalità con i figli  dopo aver subito una separazione molto spesso dolorosa. Non avendo la possibilità di avere una abitazione autonoma, si ritrovano a vivere in situazioni di grande disagio chiedendo ospitalità alle mense e dormitori Caritas». Questo progetto ha l’obiettivo di poter fare in modo che papà e figli possano vivere insieme per recuperare quell’aspetto della genitorialità utile per dare una vita serena e dignitosa sia agli uni che agli altri. Questo è stato anche veicolato dalle presenza di tante strutture senza aver la possibilità che i figli stiamo insieme ai papà. In questa struttura, abbiamo spazi dove i papà potranno dormire anche con i figli, una vera peculiarità, papà e figli dormiranno h24 insieme ai genitori e saranno anche coadiuvati e aiutati da educatori professionali e personale specializzato, questo per favorire una serena crescita del minore e soprattutto ridare al padre la sua genitorialità in toto non solo come struttura ma anche come relazionalità. L’Equipe è formata da da uno psiciologo, da un counselor professionista e un legale».

«Una iniziativa per la genitorialità importante – dichiara Massimiliano Gobbi, coordinatore nazionale di Adiantum, Associazione di Aderenti Nazionali per la Tutela dei Minori – un lavoro durato anni che finalmente si realizza grazie al Vescovo Monsignor Semeraro, la Caritas, le Suore di Gesù Buon Pastore, le associazioni di volontariato e le amministrazioni di Ardea e Anzio. Un ringraziamento particolare lo meritano anche gli ex assessori Riccardo Iotti di Ardea e Roberta Cafà di Anzio, entrambi hanno dimostrato di avere a cuore l’iniziativa, a nome di tutti li ringrazio. Come Adiantum abbiamo fin da subito sponsorizzato il progetto e collaboreremo per la buona riuscita».

Al taglio del nastro oltre al Monsignor Marcello Semeraro e al Sindaco del Comune di Ardea, Mario Savarese, era presente il suo predecessore, Luca Di Fiori, l’assessore del Comune di Anzio, Maria Baldo, il direttore della Caritas diocesana don Gabriele D’Annibale, la responsabile della struttura Luciana Mandolini,  una rappresentanza di consiglieri comunali del Comune di Ardea, il membro della consulta cittadina per il superamento dell’handicap di Ardea, William Spina e  tantissimi cittadini. Presenti tantissime associazioni del settore tra le quali Adiantum – Associazione di Aderenti Nazionali per la Tutela dei Minori con il coordinatore nazionale Massimiliano Gobbi e il presidente della delegazione di Ardea, Roberta Piergotti, associazioni dei Lions Clubs International e dei Padri Separati.

 

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Padri separati, i nuovi poveri

Fino a qualche anno fa erano soprattutto gli immigrati, gli anziani soli, i disoccupati e alcuni giovani senza famiglia e senza lavoro a chiedere aiuto alla Caritas per sopperire ai bisogni di prima necessità, come ad esempio l’alimentazione ed il vestiario. Da poco tempo, però, la situazione è molto cambiata, con l’aumentare purtroppo di coloro che sono stati definiti “i nuovi poveri”.

All’interno di questo schema generale esistono realtà e storie molto diverse, spesso poco prese in considerazione dai media. In Italia è questo il caso dei padri separati che, quando si parla di divorzio e problemi relativi alla separazione, vengono messi in secondo piano rispetto alle mogli. Questo perché la donna, soprattutto se madre, viene trattata dalla legge come “parte debole” da tutelare, ma cosa succede se queste tutele si trasformano per il marito in una condanna alla povertà?

“Finché morte non vi separi” è una formula che nasconde la triste condizione di padri che, finito l’idillio, si ritrovano in una condizione d’inferno, senza più un soldo, magari senza casa e privati della possibilità di vedere i propri figli. Sono questi i nuovi poveri di un’Italia sempre più nella morsa della crisi economica, nascosti allo sguardo finché non accade qualche tragedia da prima pagina dei giornali.

A dare l’allarme è l’Europa. Recentemente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo si è pronunciata condannando l’Italia in quanto “non assicura i diritti dei padri separati”. Si nota come il riferimento primario sia la disparità di trattamento per quanto riguarda l’affidamento dei figli e la possibilità dei padri di passare del tempo con loro, ma non solo, perché c’è anche un rimando all’aspetto economico, troppo spesso sottovalutato. Viene dato per scontato, almeno dall’opionione pubblica, che in caso di divorzio sia l’uomo a dover garantire il sostentamente dell’ex moglie e di eventuali figlio, ma quasi mai si riflette su cosa significa questo salasso per le tasche del povero uomo. Anche se la donna, dopo qualche tempo, trova un nuovo compagno e con lui decide di convivere, potrà sempre e comunque contare sui cosiddetti “alimenti”, anche se non ne avrà più bisogno. Quando ci sono i figli di mezzo, poi, la questione diventa ancora più scottante.

I recenti dati Istat  riguardanti le “Separazioni e i Divorzi in Italia” condannano i papà. Nonostante in Italia sia in vigore la Legge 54/2006 che sancisce l’affidamento condiviso dei figli minori tra i due coniugi ed il  sostentamento economico dei figli in misura proporzionale al reddito, i recenti dati Istat riguardanti le “Separazioni e i Divorzi in Italia” pubblicati  dall’Istat il 14 novembre 2016 raccontano un’altra verità che condanna la categoria maschile:

1) La quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli molto bassi. Le separazioni con i figli in affido condiviso sono state l’89% contro l’8,9% di quelle con i figli affidati esclusivamente alla madre (dato in aumento rispetto agli anni precedenti);

2) Nella quasi totalità dei casi (94,1%) è il padre a versare gli assegni di mantenimento. Gli assegni di mantenimento solo per i figli vengono corrisposti nel 33,9% delle separazioni, gli assegni al coniuge con quelli ai figli sono il 10,5%, mentre raddoppia (21,3%) nelle separazioni con figli minori, l’assegno solo per il coniuge è del 10,1%. L’Ammontare medio dell’assegno per il mantenimento dei figli risulta essere di €. 485,43 .

3)Gli assegni di mantenimento solo per i figli vengono corrisposti nel 33,9% delle separazioni, gli assegni al coniuge e figli sono il 10,5%. Tale dato raddoppia (21,3%) nelle separazioni con figli minori, l’assegno solo per il coniuge è del 10,1%. L’Ammontare medio dell’assegno per il mantenimento dei figli risulta essere di €. 485,43 .

4) Nel 60,0% delle separazioni la casa è stata assegnata alla moglie (dato in aumento rispetto agli anni precedenti). Tale indicatore, nel 2015, raggiunge il 69% per le madri con almeno un figlio minorenne.

Inoltre, la Corte Suprema ha stabilito che anche il figlio che abbia raggiunto la maggiore età e che sia laureato ha diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento finché non trovi un’occupazione adeguata alla sua condizione sociale, ma solo a patto che si attivi per trovare lavoro nei “limiti temporali in cui le aspirazioni abbiano una ragionevole possibilità di essere realizzate“. Il mantenimento all’infinito è una pura ingiustizia sociale. Stessa cosa, se vogliamo, accade per l’abitazione.

Un’inchiesta di qualche anno fa ha rivelato un dato paradossale: il 19 % dei padri separati versa un mantenimento per i figli non più minorenni, il 6% addirittura versa un mantenimento a figli di età superiore ai 30 anni. Dai dati si evince che in caso di divorzio “la casa segue i figli”, e questo vuol dire che la casa di proprietà condivisa va alla madre, con il padre sfrattato da un giorno all’altro. E’ per questo motivo che si sentono storie di padri che vivono in auto o in motel di infima categoria per riuscire a rientrare nelle spese con il solo stipendio perché, se è vero che se la madre non vanta alcun titolo di proprietà sull’immobile il giudice non potrà espropriare il bene per darlo all’altro coniuge, è anche vero che anche in queste situazioni l’ex moglie è sempre più tutelata dell’ex marito. Il divorzio si trasforma così in un affare per le donne e in una condanna a vita per l’uomo.

Allarmanti anche i dati della Caritas  italiana sulla povertà. Dopo la rottura dei rapporti coniugali, tanti sono i papà a chiede aiuto e dichiarare di non riuscire a provvedere all’acquisto dei beni di prima necessità.  Molte sono le conseguenze della separazione. Aumenta il ricorso ai servizi socio-assistenziali del territorio come anche la crescita di disturbi psicosomatici. Molti di loro accusa un più alto numero di sintomi rispetto alla pre-separazione. Inoltre, la separazione incide negativamente nel rapporto padri-figli. Molti dei padri  rispetto alle donne riconosce un cambiamento importante a seguito della separazione; tra i padri che riconoscono un cambiamento peggiorativo nella qualità dei rapporti, le madri, al contrario, riconoscono per lo più un miglioramento. Gli elementi che rendono particolarmente insoddisfatti i padri nel rapporto con i figli sono: la frequenza di incontro, gli spazi di vita e i luoghi di incontro, il tempo da dedicare alla relazione, la possibilità di partecipare a momenti importanti quali compleanni, ricorrenze, feste. Sono quasi tutte di nazionalità italiana le richieste di aiuto. Tra i separati/divorziati che si sono rivolti ai centri di ascolto della Caritas la gran parte è di nazionalità italiana. Molti sono coinvolti in separazioni legali, in separazioni di fatto e in procedimenti di divorzio. Dei procedimenti di divorzio quasi la totalità risulta ormai anche conclusa. Due terzi ha figli minorenni da mantenere.

L’ultimo rapporto 2017 sulla povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia ci dice che in Italia vivono in uno stato di grave povertà 4 milioni 742mila persone (il 7,9% dei residenti), un totale di 1 milione e 619mila famiglie (pari al 6,3% dei nuclei familiari). In termini percentuali nell’ultimo decennio si è registrato un incremento del 165,2% del numero dei poveri. nel nostro Paese la povertà tende cioè a crescere al diminuire dell’età.  Dati ancora più allarmanti  se consideriamo anche la situazione dei minori; in Italia se ne contano 1 milione 292 mila che versano in uno stato di povertà assoluta (il 12,5% del totale; nel 2015 erano il 10,9%). All’interno delle famiglie dove sono presenti tre o più figli minori la situazione è particolarmente critica: l’incidenza della povertà assoluta sale infatti al 26,8%, coinvolgendo così quasi 138 mila famiglie e oltre814mila individui. In Italia vivono in uno stato di povertà assoluta 2 milioni 309 mila giovani e minori (0-34 anni), che corrispondono quasi alla metà di tutti i poveri della nazione (il 48,7%).

Il problema abitativo in Italia rappresenta una delle emergenze sociali di maggiore entità. È un fenomeno di disagio trasversale, che coinvolge certamente tutte le generazioni, anche se tra i giovani la difficoltà di accedere al bene casa determina una serie di ripercussioni, di particolare gravità, a livello del proprio progetto di vita, personale e familiare. In termini di genere anche nel 2016 il rapporto informa che a chiedere aiuto sono sia Uomini che donne.  Oggi in molte zone, per lo più del Nord del Paese, l’incidenza degli uomini risulta maggioritaria. Delle persone incontrate il 64,4% risulta genitore.  Tra gli utenti Caritas le persone senza dimora rappresentano complessivamente il 17,8% del totale; in termini assoluti si tratta di circa 26 mila individui, per lo più uomini (74,0%), stranieri (67,4%), celibi (45,0%) e senza figli (53,3%), incontrati soprattutto nei CdA del Nord Italia (65,8%).

L’aumento del peso del genere maschile è da attribuirsi al problema lavoro, che in questi anni di crisi economica sembra aver penalizzato ancor più gli uomini rispetto alle donne. Il tassodi disoccupazione maschile infatti è più che raddoppiato in questi anni di crisi (dal 2007 al 2016 è passato dal 4,9% al 10,9%); per le donne al contrario, l’incremento è stato meno marcato (dal 7,8% al 12,8%). Sembrano diminuire le situazioni che indicano, almeno in termini generali, una maggiore stabilità familiare e relazionale; al contrario, risultano in aumento le situazioni che possono coincidere con una maggiore precarietà e vulnerabilità: nuclei mono-genitoriali e famiglie unipersonali.

Rispetto al totale degli intervistati, molti hanno figli minorenni; su questi ovviamente grava un peso materiale e sociale più pesante, sia in termini di cura che di mantenimento. Per quanto riguarda l’età si tratta in particolare di persone nella fascia d’età centrale (45-54 anni) e di giovani adulti (35-44 anni). Per quanto riguarda il livello di istruzione, prevale la licenza media inferiore (43,2%) seguita dal diploma di licenza media superiore (17,4%), dalla licenza elementare (17,3%) e dal diploma professionale (9,1%), segue la laurea a 4,8%. Le motivazioni che hanno spinto gli utenti a chiedere aiuto sono svariati: povertà economica (76,7%), problemi di occupazione (56,8%), problemi abitativi (24,1%), problemi familiari (14,0%), problemi di salute (12,4%). Alte le percentuali di disoccupazione (64%). Gli occupati intervistati sono pochi (14, 5%). La grave situazione sul fronte dell’occupazione è l’elemento che maggiormente condiziona il post separazione.

I livelli di disoccupazione, infatti, risultano alti sia per i maschi  che per le femmine. Criticità anche sul piano della sistemazione abitativa. Anche la dimensione abitativa evidenzia delle situazioni di gravi criticità vissute sia sul piano della sistemazione che su quello del grado di affaticamento rispetto agli oneri di spesa fissi (mutuo, affitto, pagamento delle utenze di luce, gas). Prima della separazione la maggior parte dei genitori vive in abitazioni di proprietà o in affitto, dopo la separazione la situazione si altera e sono per lo più gli uomini a cambiare abitazione .

Massimiliano Gobbi

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Pomezia, Più Europa scende in piazza sabato

Il comitato a sostegno della lista “Più Europa con Emma Bonino” scende in piazza a Pomezia sabato mattina. Il gruppo sarà a disposizione dei cittadini in piazza Indipendenza, a partire dalle 10, per illustrare il programma della lista e per raccogliere le firme per la presentazione delle liste alle prossime elezioni regionali.

Informazione su temi chiave

Al banchetto ci sarà tanto materiale informativo per chiunque voglia approfondire i temi chiave della prossima campagna elettorale: dal lavoro all’immigrazione, dall’economia alle libertà individuali. Inoltre si parlerà di testamento biologico, da poco approvato dal Parlamento dopo una lunga battaglia dei Radicali, di cannabis e di democrazia. Questa è infatti al centro di una legge di iniziativa popolare che ha l’obiettivo di semplificare la partecipazione diretta dei cittadini, agendo ad esempio sullo strumento del referendum. A breve inizierà la raccolta firme per questa legge, ma già domani i cittadini potranno firmare per la presentazione della lista “Più Europa con Emma Bonino” alle elezioni regionali del 4 marzo. Chiunque sia interessato a contribuire potrà lasciare il proprio contatto e rimanere aggiornato sulle prossime attività del comitato.

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Fucci non è Totti

Fucci non è Totti. Il confronto, che a molti potrebbe sembrare eretico, ha invece un suo fondamento. 

Possiamo paragonare la regola dei due mandati – regola che può essere giudicata ingiusta, obsoleta, da rivedere, non condivisibile, ma sempre regola è (accettata e addirittura portata ad esempio di virtù nei confronti dei “mestieranti della politica”, dei partiti dove gira che ti rigira i personaggi sono sempre gli stessi, dove ci si incolla alla poltrona da giovani e la si lascia, forse, un giorno prima di morire) – al limite di età imposto dallo sport, in questo caso il calcio. A una certa età, anche se ti senti in forma, anche se sei un campione, te ne devi andare e lasciare spazio ai giovani, ai nuovi arrivati. Oppure puoi non accettare questa regola e cercare una squadra dove, nonostante l’età, basta il tuo nome per attirare pubblico pagante. 

Pensate che Totti non avrebbe avuto un suo seguito, se invece di lasciare il calcio giocato, si fosse semplicemente tolto la maglia della Roma e avesse indossato quella di un’altra squadra qualsiasi, anche se meno importante? 

E pensate che adesso Fabio Fucci, sindaco di Pomezia, lasciando la poltrona di sindaco il prossimo maggio per fine mandato e lasciando ancor prima la maglia del Movimento 5 Stelle, non possa avere il suo seguito indossando una maglia meno “blasonata” di quella che gli ha fornito Beppe Grillo, per metterne una dai colori ancora da definire?

Certo che ne avrà. Sarà quello di tutti coloro che pensano che il “modello Pomezia” sia frutto esclusivo della sua opera e non del lavoro congiunto di sindaco, assessori, consiglieri. Di tutti coloro che pensano che le cose positive siano merito esclusivo di uno, e  non del gruppo, delle idee comuni, del progetto iniziale di cui il sindaco era solo l’espressione più in vista, ma non l’artefice esclusivo.

Totti avrebbe avuto il seguito di tutti coloro che hanno amato, ancor più della squadra in cui giocava, le sue prodezze, che sarebbero state magari accompagnate da molti più trofei se il “Pupone” avesse deciso, tempo addietro, di cedere alle lusinghe di squadre ben più corazzate, forti e ricche di quella capitolina.

La differenza tra i due personaggi si vede qui: Totti, lacrime sul viso e cuore spezzato, ha capito che, tra la sua voglia di giocare ancora, di essere protagonista, di ricevere applausi e stand ovation, e la sua fedeltà verso la squadra che lo aveva accolto quando ancora non era nessuno e lo aveva fatto diventare un grande, era quest’ultima a prevalere. Una scelta dettata dall’amore per gli altri: i tifosi, la squadra, i compagni. Perché quello che voleva non era il risultato personale, ma la crescita della sua Roma. Che non poteva esserci se c’era qualcuno che non rispettava le regole (dell’età).

Fucci, senza lacrime, ha fatto invece il ragionamento inverso: per Pomezia l’unico a poter far del bene è lui, non i suoi compagni di squadra, evidentemente – Adriano Zuccalà in testa – tutti incapaci di eguagliarlo nei risultati. Viene quindi da pensare come mai siano stati scelti, sia i consiglieri entrati nella lista che si è presentata alle elezioni, sia gli assessori, divenuti tali con la nomina proprio del sindaco.

Non sta a noi giudicare se la scelta di Fucci di “tradire” quel movimento che lo ha fatto diventare un personaggio pubblico, oltre che un politico, sia giusta o sbagliata. Non sta a noi – lo hanno già fatto in tanti – ricordargli che anche lui, insieme a tutti gli altri grillini, sosteneva la necessità di mandare a casa chi aveva fatto due mandati per evitare che la politica diventasse un mestiere. Non sta a noi ricordargli che per tutta la campagna elettorale del 2013 non ha mai parlato in prima persona, ma sempre come “noi”, inteso come intero gruppo 5 Stelle. L’uno vale uno tanto osannato allora, adesso sembra essere un ricordo lontano.

Ma, appunto, non sta a noi sollecitare questi ricordi.

Tornando alla parabola del calcio, torniamo invece a un altro confronto con Totti, ma stavolta l’altro protagonista è Alessandro Del Piero. Lui, di fronte alla richiesta della Juventus di farsi da parte, di togliere la maglia e andare a fare il dirigente, disse no ed emigrò in Australia, per continuare a giocare e ricevere applausi. Per chi non lo sapesse, l’avventura di Del Piero in Australia, nel Sydney FC, si è conclusa nel 2014, dopo due anni, con un semplice messaggio sul sito del calciatore: “Ciao Australia”. Niente standing ovation, niente Italia incollata agli schermi, niente stadio pieno con 60 mila persone in lacrime. Poi, un anno in India, al Delhi Dynamos (ma quanti lo sapevano?), finito praticamente nell’oblio. 

Senza togliere nulla all’uomo e al grande campione che è Del Piero, forse la sua scelta non è stata la più azzeccata. 

Totti ora è dirigente della Roma e continua ad esserne una bandiera vivente. Del Piero è tornato in Italia per continuare a parlare con un uccellino. 

Forse Fucci avrebbe fatto bene a pensare a questi due campioni dello sport, prima di decidere di lasciare la maglia e partire per chissà quale Australia.

Ma se passare dal’ “io” al “noi” è dura, evidentemente fare il percorso contrario, tornare dal “noi” al “io”, è un richiamo troppo forte per pensare a quali potrebbero essere le conseguenze.

Maria Corrao

 

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