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Dillo alla Crinzi; io e lui ci amiamo, la mia migliore amica non lo accetta

Ciao Ale,

Sono Veronica. Mi sarebbe sempre piaciuto chiamarmi così e quindi per questa volta diventerò veramente Veronica.

Ti scrivo per avere un consiglio, un consiglio che ora – da persone che conosco e che conoscono la storia – non voglio avere.

Sono una studentessa al secondo anno di università, sono felice, serena, ho una bella famiglia alle spalle, qualche delusione alle spalle, e ho sempre avuto 3 amiche. Una di quelle amicizie pazzesche, vere, solide e legate da un bene così profondo da andare oltre, o almeno così credevo.

Quasi 2 anni fa mi sono innamorata di un amico diventato il mio grande amore. È stato un caso, così, non ci avrei scommesso due centesimi all’inizio, eppure oggi mi ritrovo così innamorata e piena di vita grazie a lui. Peccato che lui sia il cugino di una delle mie due grandi amiche. Un cugino, quasi fratello per lei, diventato tale per una storia di lei familiare molto complicata e difficile. Nonostante nei primissimi momenti della nostra relazione lei sia stata entusiasta di questa relazione, ben presto le cose sono cambiate. E mi sono ritrovata tra due fuochi. Da una parte l’amica preziosa, con una vita difficile che non accetta il mio fidanzamento, e dall’altra Giacomo, ragazzo maturo che cercavo da tempo.

All’inizio, quando lei mi chiedeva di non raccontarle nulla della mia relazione, quasi non ci credevo. Continuavo imperterrita a pensare che stesse scherzando, quasi non credendo a cosa mi stesse veramente facendo. E invece no, mese dopo mese, ho capito che stare con Giacomo avrebbe cambiato per sempre la mia amicizia con lei. Fredda, egoista, quasi insensibile ora appare all’idea della mia felicità. Ci parliamo poco, lei non vuole frequentare me e lui insieme, lui si arrabbia con lei, lei si arrabbia solo con me. E io rimango impassibile, senza la forza di arrabbiarmi con nessuno, con una delusione addosso enorme per un’amica che è mia sorella, che è stata a casa mia trattata come una figlia e che ora mi sta voltando le spalle.

In questi ultimi mesi ho veramente compreso tutto quello che stava succedendo, in questo primo anno e mezzo ho sempre lasciato stare, accettando le sue frecciatine, battutine, il suo non starmi accanto in un momento così felice, quasi gelosa di questa mia immensa gioia.

Oggi non so che fare. Vivo nell’ansia di vederla, mi sento in colpa per essere sparita, ma allo stesso tempo vorrei che lei tentasse di fare un passo nei miei confronti, cosa che non ha mai fatto in questi due anni.

Da amica, esterna a tutto questo, cosa mi consiglieresti?

Ti abbraccio,

Veronica.

 

Cara Veronica,

quella che mi hai raccontato è una storia davvero particolare, e prima di risponderti ho anche ripensato un bel po’ a quello che mi hai scritto; volevo comprendere se sarei riuscita a risponderti con la diplomazia che (non) mi contraddistingue o se avrei seguito l’istinto facendomi dettare le parole dal cuore e dall’esperienza. Proseguendo capirai la strada che ho scelto. 

 

Partiamo dalle basi: avere un passato difficile, per quanto mi riguarda, non è giustificazione, soprattutto in questo caso. E ti dirò di più: se conosci la sofferenza, l’ultima cosa che puoi desiderare è che venga a toccare le persone che ami. Quindi, in teoria, mettendomi nei panni della tua amica, in questo momento non dovrebbe che provare gioia nel constatare che una delle persone per lei più importanti, si è finalmente innamorata dell’uomo che sognava d’avere al suo fianco da tempo.

Il fatto che non accada, mi fa essere un po’ maliziosa – e anche bastarda – e mi porta a prendere in considerazione due opzioni: o non ti vuole realmente bene o ne vuole troppo a lui.

Analizziamo meglio: voi due siete amiche da parecchio tempo, lei è legata da amicizia fraterna a suo cugino Giacomo, persona che gli è stata vicina in momenti particolari della sua vita. Perfetto. Anche tu e Giacomo siete amici, ma come sappiamo la vita alle volte ci regala situazioni inaspettate, quindi v’innamorate, lei perde le staffe, non accetta questa relazione, non ne vuole sentire parlare, e inizia a comportarsi male con te, ma non con lui, si arrabbia con te, ma non con lui, fa la stronza con te, ma con lui no.

E allora scusami Veronica, ma qui, come direbbe Luca Giurato “c’è qualquadra che non cosa”. Perché ok, posso pensare che la tua amica si sia sentita un po’ spaesata nel constatare che questo ragazzo tanto importante per lei si sia innamorato della sua migliore amica, posso pensare che abbia avuto paura – ma solo inizialmente – di perdervi entrambi. Posso anche pensare, dato che oggi sono davvero sono buona, che magari sì, il suo passato complicato l’abbia resa egoista al punto da fregarsene della felicità altrui – e se così fosse suggerisco anche un po’ di sana analisi, che male non fa – poi però smetto di essere piena di fiducia nel genere umano, mi fermo, rileggo quello che hai scritto, e l’unica cosa che realmente mi viene da pensare è che un’amica, di quelle vere, in questo momento dovrebbe essere felice per voi, punto. Se questo non accade è perché o non è un’amica o non può più esserlo.

Cerco di spiegarmi meglio. Io non conosco esattamente la situazione, mi sto basando su quel poco mi hai raccontato e su quello che le tue parole hanno suscitato. Non conosco il triste passato di questa ragazza e nemmeno il rapporto che la lega a te e lui, però di una cosa sono abbastanza convinta; il fatto che non voglia vedervi insieme, il fatto che tiri frecciate e che rimanga come indispettita davanti alla tua/vostra felicità, è sentore di enorme fastidio, e questo fastidio, ovviamente, è causato da qualcosa di profondo che dovrebbe provare ad esternare, mettendo da parte l’acidita e tirando fuori quello che da due anni le sta logorando il cuore.

Ovvio, le mie sono solo supposizioni, e per questo, l’unico vero consiglio che sento di darti è quello di cercare un confronto definitivo e sincero. Sarebbe bene che le parlassi a cuore aperto, facendole comprendere quanto questa situazione ti stia facendo male. Ti auguro che anche lei spieghi il perché di questo suo comportamento – con la speranza, ovviamente, che possa tornare sui suoi passi accettando l’amore che lega due persone importanti della sua vita. Cosa che però, sinceramente non penso accada. Se dovessi avere ragione e se quindi non vorrà farlo, se non vorrà darti delle spiegazioni reali, allora, dai retta a zia; non avrai più motivo di sentirti in colpa, perché credimi, non sarai tu la causa della fine del vostro rapporto.

C’è chi sostiene che l’amicizia sia più importante dell’amore e in un certo senso è proprio vero; l’amore, spesso, va e viene, gli amici no. Quelli con la A maiuscola, rimangono, sono sempre lì, nel bene e soprattutto nel male.

È anche vero però che l’amore non è meno importante del resto, anzi, motore della vita, non può e non dev’essere sacrificato per amicizia, soprattutto perché, un vero amico, non ci chiederà mai di farlo.

E su questo, cara Veronica, puoi metterci la mano sul fuoco.

Ti stringo forte e fammi sapere, 

La Crinzi

 

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it

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Dillo alla Crinzi; tutte si fidanzano, io vengo sempre rifiutata

Ciao Ale, ti scrivo in una di quelle sere in cui nemmeno le amiche più fidate riescono a tirarti su di morale. 

Mi chiamo Stella (uso questo nome perché noi ci conosciamo già anche se solo attraverso i social) e ho una vita sentimentale che mi sta sfinendo. Continuo a incontrare ragazzi che non si vogliono impegnare perché “sai l’ultima mi ha fatto troppo male, ora voglio solo divertirmi, non voglio cose serie”, alcuni lo mettono in chiaro da subito, altri dopo qualche appuntamento. Ma io mi chiedo, cosa ti costa provare a conoscere una persona senza mettere le mani avanti? Quel che è peggio è che alcuni, dopo il mio rifiuto, li vedo fidanzarsi con altre. E questo mi porta a pensare di non essere mai abbastanza, di non valerne mai la pena per nessuno. Perché con le altre si e con me no?! 

Me la sono sempre giocata, ho rischiato, ho sbagliato, e nonostante le facciate prese, le notti insonni e lo stomaco chiuso, ho continuato a mettermi in gioco per non dovermi chiedere un giorno “chissà come sarebbe andata”. Ma adesso sento che la paura di soffrire sta prendendo il sopravvento e mi sta facendo chiudere a riccio, di nuovo. Le mie amiche, tutte fidanzate tra l’altro e forse anche questo fattore non aiuta, dicono che sono semplicemente molto sfortunata, di non perdere la speranza che da qualche parte un bravo ragazzo che mi aspetta c’è. Stasera di queste frasi fatte non me ne faccio molto. 

Spero che tu riesca a farmi fare un po’ di chiarezza nonostante questa lettera un po’ confusionaria sia solo un piccolo estratto di un discorso ben più lungo. 

Sai le tue parole riescono sempre a darmi un po’ di conforto. 

Un abbraccio Ale, e grazie in anticipo ❤

 

 

Cara Stella, 

inizio questa lettera rispondendo alla domanda che hai utilizzato come oggetto della mail che mi hai inviato, e cioè: “Cosa c’è che non va?” 

Vediamo un po’; se non sei una persona morbosa, appiccicosa, se dai primi appuntamenti non ti lasci andare sognando ad occhi aperti la scena del vostro matrimonio – e facendo l’errore di renderlo partecipe di ciò – se non ti dimostri immediatamente gelosa, morbosa, se non gli metti a bollire i pesci dell’acquario o il coniglio nano per ripagarlo di un “no”, beh, allora cara la mia Stella, non c’è proprio niente che non vada, e dato che non sei la sola in questa situazione – ma una delle tante – sono più propensa a pensare che tu sia, come sostengono le tue amiche, semplicemente un pochino sfortunata. Che poi aspetta un attimo, scrivo la parola sfortuna e  ho l’impulso di contraddirmi. 

Ti spiego immediatamente: io sono dell’idea che la vera sfiga sia l’avere accanto un uomo che se ne frega, che ci cornifica, che non ci ama per quello che siamo, ma solo per quello che gli facciamo credere di essere. L’incontrare diverse persone che ci piacciono, ma che non corrispondono uguale interesse, non è sfiga, bensì esperienza, e capita più spesso di quanto tu possa immaginare.

Prima che mi alzi da questa sedia e ti venga a prendere a capocciate – affettuose, ma pur sempre capocciate – smetti di pensare di non essere mai abbastanza; non è così, e poi scusami, ma per chi? Forse non sei adatta a quello e a quell’altro, forse a quell’altro ancora, ma chi diamine ha detto che loro siano adatti a te – magari frequentandoli per più tempo ti saresti resa conto di aver davanti solo dei fuochi di paglia – ma soprattutto, chi cavolo ha stabilito che dobbiamo essere necessariamente perfetti per un’altra persona? Nessuno. Anzi, ti dirò, l’amore vero, quello che supera i primi anni, va avanti ancora per altrettanti anni e tanti altri anni ancora, è fatto d’incastri e di una marea di venirsi incontro, altro che solo anime gemelle e ciccipìpuppupù. 

E Stella, hai ragione; il fatto che le tue amiche siano tutte fidanzate non ti aiuta proprio per niente. Ovvio, questa non è una colpa, ci mancherebbe, ma sono certa che, se anche solo una di loro avesse il cuore libero, probabilmente non saresti arrivata a scrivermi questa lettera, non avresti passato notti insonni a piangere addosso e roderti dentro, e di conseguenza non ti sarebbe passato per l’anticamera del cervello di sentirti come in questo momento; in difetto.

Ti do una fantastica notizia. Spalanca gli occhi e leggi qui: non lo sei. Ora stappa pure una bella birra media e brinda alla tua. 

Non trovare “la persona” è routine in questa società dove 99 volte su 100, vince la superficialità rispetto all’impegno vero e proprio – e non solo in amore. Bella società del cavolo! mi dirai. Eh sì, io l’avrei detto in modo più scurrile, ma il senso sarebbe rimasto sempre quello. 

Quindi, dai retta a me: rilassati! Il fatto che chi ti sta attorno sia fidanzato, non deve necessariamente significare che debba esserlo anche tu. Buttarti su una conoscenza che delude e subito dopo su un’altra che non convince, non ti porterà a nulla di buono finché vivrai con la smania di trovare un ragazzo con cui condividere la vita. Anche perché, fidati, e dai retta a una che tra 5 anni ne compirà 40, la frase “la persona giusta arriva quando meno te l’aspetti” ha fondamenta di cemento armato. Ed io ne so qualcosa. 

Spesso accade quando smetti di sperare, quando sei completamente disillusa, quando le aspettative cessano d’esistere, ma soprattutto, quando ci si libera da quella maledetta ansia che prende per mano il terrore di rimanere da soli, quello che altrettanto spesso ci porta a commettere l’errore più grande che si possa fare, sia nei rapporti di coppia che in amicizia: accontentarci. 

Morale della favola – e ora la smetto perché rileggendomi, per un attimo, mi son sembrata mia madre, e questa cosa, ammetto,  mi sta facendo più impressione di Jack Nicholson in Shining – metti fine a questa ricerca “ossessiva”dell’anima gemella. 

Pensa a te, cerca uno svago in più. Se puoi e riesci, trova anche nuove ragazze che spero possano diventare conoscenti e in seguito amiche, con le quali condividere giornate che non siano necessariamente di coppia. 

Dopo ciò, immaginati come uno splendido puzzle. Guardati! Manca un piccolo pezzetto, è vero, ma è solo uno! E cosa vuoi che sia rispetto ad altri migliaia che compongono un qualcosa di meraviglioso. 

E per la cronaca, quel qualcosa di meraviglioso, sei proprio tu. 

P.S. Non smetterti di volerti bene.

N.B. Qualcuno in tasca ha il pezzetto che manca. 

La Crinzi 

 

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it

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Dillo alla Crinzi; lui mi picchiava e le mie amiche dicevano che lo meritavo

Ciao Alessandra, 

Mi chiamo Chiara e ho 25 anni. Ti seguo da tempo, ammiro il tuo modo diretto e sincero con il quale scrivi. 

C’è un momento difficile della mia vita che continua a tormentarmi e che, anche se è difficile ammetterlo, mi ha cambiato profondamente. La fase dell’adolescenza, dei primi amori, dell’ ingenuità, si crede che quel ragazzo sia l’uomo della tua vita… Poi ti trovi ad affrontare una cosa più grande di te, non riesci a capire perché il tuo “amore” ti stia picchiando, subisci in silenzio, i tuoi non devono sapere. Questa cosa è andata avanti per tre anni quando finalmente ho avuto il coraggio di dire basta. Ma non è finito il mio incubo perché sono iniziati messaggi continui, minacce, pedinamenti. E il tutto ad appena 18 anni. 

Mi ha fatto ancora più male l’atteggiamento di coloro che reputavo le mie migliore amiche, si sono completamente volatizzate, hanno persino detto che forse me lo meritavo, che forse vestivo troppo appariscente. Mi sono ritrovata completamente sola. 

Oggi ho una persona vicino stupenda, che ha saputo essere paziente e comprensivo. Nonostante ciò io non riesco più ad essere completamente me stessa. Sono diffidente con tutti, non riesco più a fidarmi di nessuno, ho una grandissima paura di essere ferita, sono sempre sul piede di guerra. 

A volte penso di essere esagerata, di dover avere la forza di andare avanti dimenticare tutto ma non ci riesco mai fin in fondo. 

Scusa il mio sfogo, sono certa che saprai infondermi un po di coraggio e saprai strapparmi un sorriso. 

Piccola Chiara, 

in questo preciso momento non vorrei scriverti come sto facendo, ma sarei ben più felice di stringerti, e vorrei farlo con uno di quegli abbracci che raramente si riescono a dare, di quelli che alleviano il dolore e hanno il potere di farci capire che tutto è passato e che no, non si è più soli. 

Nessuna donna dovrebbe mai subire quello che invece il destino ha deciso di farti vivere.

Queste sono esperienze che scioccano, segnano, che sbattono la vita al muro senza alcuna pietà, stordendola, cambiandola, spesso irreparabilmente. Mentre scrivo queste parole, però, realizzo un dato di fatto che asciuga le lacrime e provoca un sorriso; a qualche giorno dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, io sono qui davanti al computer e sto rispondendo a una tua lettera, e questo ha un solo significato: tu sei qui, puoi parlare di quello che hai vissuto, puoi far sì che la tua esperienza dia coraggio a tante donne che in questo momento si sentono senza via d’uscita, e soprattutto, hai ancora la possibilità di ribaltare la tua esistenza provando a sorridere al prossimo. La fiducia è una cosa seria, lo so bene. Non tutti la meritano, ma pochi altri la sanno conquistare con amore e rispetto, e credo che la persona che hai accanto faccia parte della seconda, splendida, categoria. 

Quello che stai vivendo oggi è normale, e credo che solo chi ha il tuo stesso trascorso possa capirti realmente. Più di tre anni di violenza fisica e psicologica sono un pozzo chilometrico di buio e dolore, e in più, hai dovuto anche sopportare le amiche venute dal medioevo che non hanno saputo darti aiuto quando ne avevi più bisogno. Anche in questo caso, permettimi, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno; ti sei tolta da mezzo – per non dire dalle palle, ops! – donnine con poco cervello e che non ti volevano realmente bene. Giustificare la violenza con eventuale appariscenza è una roba che nemmeno i marinai della Nina, La Pinta e la Santa Maria, e quando realizzo che al mondo esistono ancora mentalità del genere, come direbbe mia madre, mi s’arrizza tuttu u pilu – mi viene la pelle d’oca. 

Detto questo, ci vuole tempo prima che tutto torni alla completa normalità, prima che la paura passi completamente e che tu riprenda a fidarti senza riserve di chi ti sta accanto o di chi cerca di farlo. Ma credimi, ci sei  davvero a un passo, e penso che per te stessa, per tutto l’amore che meriti, tu debba prendere coraggio, iniziando a sciogliere quest’enorme catena che ti lega al passato. 

Chiara, senti a me, il pianeta che abitiamo è davvero difficile da vivere, ma non è composto solo da mostri o da amiche di merda, non ci sono solo uominicchi che scambiano l’amore con il possesso, che usano la forza per tenere a sé qualcuno, o donne che si fingono vicine per poi rivelarsi incredibilmente lontane. Sì, ovvio, ci sono anche loro e tu, io e tanti altri ne siamo consapevoli, ma esistono anche belle persone, quelle di cui ci possiamo fidare, con le quali possiamo permetterci di abbattere il muro, lasciandoci andare, persone che non ci giudicano, ma ci consigliano, che non ci picchiano, e che ci amano. I tuoi genitori per primi, il tuo attuale compagno per secondo, gli amici che ti dimostrano di essere tali, i terzi.

Tu lo sai quanto me; alcune esperienze toccano la vita lasciando segni evidenti, ma tieni a mente una cosa e stringila fortissima al tuo cuore; tutte le cicatrici, prima o poi, sono destinate a rimarginarsi, anche quelle più profonde, anche quelle che ci hanno procurato più dolore. Il male passa, la pelle torna nuova, la vita, per nostra fortuna, continua. 

Ti mando quell’abbraccio che vorrei tanto darti 

La Crinzi. 

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it

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Dillo alla Crinzi: amo il mio lui, ma ho perso la testa per un altro

Ciao Ale, è veramente tardi e stavo leggendo le tue risposte… ed ecco, ho pensato di scriverti per fare ordine nella mia testa… non so se ti invierò mai questa email, ma il solo fatto di scrivere penso mi possa aiutare. 
Sono fidanzata da più di 3 anni con un ragazzo e sono confusa; io lo amo, veramente, con lui sto benissimo, ma è successo un casino. L’anno scorso ho iniziato a fare fisioterapia da un amico di mio fratello, il classico amico del fratello maggiore di cui ci si innamorava da piccole. Lui è fidanzato da 10 anni più o meno e convive  da 2 anni, è 6 anni più grande di me e io non faccio altro che pensare a lui. 
Il nostro non è mai stato un rapporto “medico-paziente”; i primi due mesi che sono andata da lui per fare la fisioterapia lui ci ha provato spudoratamente, mi ha detto che si ricorda come ero vestita la prima volta che mi ha visto (8 anni fa), mi ha detto che ero bellissima allora e che l’ho colpito subito, mi ha corteggiato e io – non so come – ho rifiutato. Da lì ci siamo ignorati per un mesetto buono finché un giorno ci siamo incontrati per caso in un locale. Io ero lì per il compleanno della mia migliore amica, quindi c’era anche il mio ragazzo, e lui era lì con la ragazza e i suoi genitori. Ha passato tutta la serata a fissarmi. È passato Natale, è passata la befana, è passato il suo compleanno e sono tornata a fare terapia. Il rapporto è completamente cambiato, lui non faceva altro che ripetermi che ero bella, “bella come un quadro”… chiacchieravamo, mi ha detto che saremmo andati sulla neve insieme, un weekend, mi ha tenuto le mani per scaldarmi quando avevo freddo e mi ha guardato negli occhi così intensamente che sembrava stessimo facendo l’amore. L’ultimo giorno della terapia mi ha parlato del suo libro preferito, dicendomi che me lo avrebbe prestato… mi ha visto soprappensiero (indovina sempre come mi sento) e mi ha chiesto di parlargli, di parlargli di “questa cosa bella o che potrebbe diventare bella”, di provarci, “magari possiamo arrivare ad una soluzione insieme, parlamene”. Non ce l’ho fatta, non ci siamo più sentiti, finché un bel giorno, dopo più di due mesi, mi arriva un suo messaggio vocale – micro infarto – “non mi sono dimenticato di te”, dice, e ha ritrovato il libro di cui mi parlava. Mi porta il libro, due giorni dopo mi manda un messaggio del buongiorno per chiedermi se mi stava piacendo il libro e come stavo. Io rispondo dopo 6 ore. Gli riporto il libro dopo un mesetto e da lì non ci siamo più sentiti. Ora sono dovuta tornare a fare terapia da lui. Chiacchieriamo, stiamo bene, si ricorda delle piccole cose importanti, non ci ha più provato palesemente, è più attento, diverso rispetto a prima ma il modo in cui mi guarda non è cambiato, mi racconta di come va con la sua ragazze e io gli racconto del mio, scherziamo di più e siamo meno imbarazzati entrambi… mi ha promesso di portarmi sulla moto a fare un giro… l’ennesima promessa, come una goccia cinese. Non faccio altro che pensarci e non faccio altro che sentirmi in colpa.
Ecco, non so che fare… e non so nemmeno se si capisce qualcosa ma riassumere un anno non è così semplice, un anno così strano poi. 
Ciò che mi fa impazzire è: se non fossimo stati entrambi fidanzati sarebbe stato diverso? Ma se nessuno dei due fa un passo così lungo forse è perché è così che deve andare? E se mi fossi aperta un po’ di più, non avessi chiuso così nettamente all’inizio… se mi fossi concessa il lusso di sbagliare per una volta? 
Mi dispiace per aver scritto così tanto. Grazie Ale, per la risposta ma soprattutto per la persona coraggiosa che sei. Forse dovrei esserlo un po’ di più anche io. 

Un bacio. Emma

 

Cara Emma,

dopo le tue domande finali, ora sarò io a portene una. Mi rendo conto che probabilmente non dovrei permettermi di partire così, come dire, in quarta, ma credo che questo sia necessario per provare a fare un minimo di chiarezza in tutto questo marasma di emozioni, sensazioni e situazioni. Dimmi, negli ultimi 365 giorni – giorni in cui hai provato forte attrazione nei confronti di un altro uomo – che importanza ha avuto il tuo fidanzato in una scala da 1 a 100? 

Sia chiaro, con questo punto di domanda non voglio provocare né sensi di colpa né tantomeno dirti che stai sbagliando a desiderare un altro uomo – e manco ti sto giudicando; mai mi permetterei di farlo. Più semplicemente, mi piacerebbe comprendere, anzi, farti comprendere, quanto la persona che ti sta accanto abbia più o meno valore. Io un’idea me la sono fatta, ma adesso devi essere tu a risponderti.

Il fisioterapista che si ricorda com’eri vestita settordicimila anni fa, che ti fissa quando t’incontra nei locali e che ti piace da secoli, non è il vero e proprio problema, ma più che altro una conseguenza di una situazione che devi andare a risolvere. Questo significa che le ultime domande che ti sei posta e che mi hai posto sono inutili. Con i “se” e con i “ma” non si è mai costruito nulla se non dei sogni ad occhi aperti che, purtroppo, non fanno altro che idealizzare ipotetiche dolci situazioni che spesso, se vissute realmente, hanno un gusto completamente diverso, anche amaro. A prescindere da questo, nel momento in cui il tuo cuore batte a mille per un vocale registrato da un uomo che non è il tuo lui, quando rimani appesa a una promessa di un giro in moto, se arrivi a scrivermi di questo ragazzo parlandomene così dettagliatamente da farmi compredere che alcuni momenti li hai rivissuti mentalmente centinaia di volte, e con una passione che hanno percepito pure le virgole che hai usato tra una frase e l’altra, io, core de zia, arrivo ad un’unica conclusione che precede qualsiasi altra risposta in merito a tutto resto: il tuo lui, forse, non dovrebbe essere più tale. 

Quindi, è corretto porsi delle domande sulla persona che ti sta scombussolando l’esistenza e anche gli ormoni. Ok fantasticare, ok sperare che magari un giorno potrebbe nascere qualcosa di più – perché lo so che speri, sei tu che devi ancora accettarlo – ma forse, prima di tutto, dovresti iniziare a mettere ordine nella tua vita ascoltando il tuo cuore, portandolo a confessare ciò che realmente prova – per uno e per l’altro. Questo non solo per far del bene a te stessa, ma anche e soprattutto per la persona che ti sta accanto – consiglio che giro anche al fisioterapista dal forte sex appeal fidanzato da 10 anni che fa il gallo con te – e spero solo con te; se mi metto nei panni della tizia che gli sta accanto, non ti nego, gli tirerei una badilata tra i denti che 10.000 euro di dentista sarebbero pure pochi. 

Poi per carità, Emma, la sbandata può capitare a tutti, e chi punta il dito su una cosa del genere non ha idea di come il “mai dire mai” sia più frequente di quanto si possa immaginare. L’importante però è capire se si sta parlando di qualcosa di passeggero – magari dovuto a qualche mancanza, a un momento difficile, quindi prima individuabile, poi superabile dalla coppia – o se la debolezza ha motivazioni più gravi, dovute a problematiche purtroppo non più risolvibili.

 

A me è successo, che ti pare? Che sto a farti la paternale con aria di sufficienza? Macché! Senti qui: fidanzata con un uomo che era diventato mio fratello, non più innamorata ma inconsapevole di ciò, un giorno, per caso, ho incontrato una persona che mi ha fatto capire che quella che stavo vivendo era una storia che non aveva più senso d’esistere, per questo ho preso coraggio – e ce ne è voluto tanto – dopo qualche settimana da quell’incontro ho lasciato il mio ex, e oggi io e Andrea stiamo insieme da 7 anni e mezzo.

Questo è stato il mio finale, ma non significa che sia anche il tuo.

Sai, Emma, io sono dell’idea che niente accada per caso e che, spesso, alcune persone capitino nella nostra vita per farci comprendere che stiamo andando verso la direzione sbagliata o che, più semplicemente, dobbiamo avere la forza di camminare da sole. 

Ascoltati, realizza quello che vuoi davvero e dopo ciò sii coraggiosa.

Per te stessa certo, ovvio, ma soprattutto per chi, con amore e fiducia, ti sta accanto da anni.

Ti abbraccio, 

La Crinzi. 

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it

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Dillo alla Crinzi: ‘Non ho più certezze, ma un lavoro precario e lontano da casa’

Cara Ale, mi chiamo Laura e ho 24 anni. Ti scrivo in un momento particolare della mia vita, anche solo per ricevere qualche parola di conforto o qualche consiglio. Ammiro molto il tuo modo di affrontare le cose e le tue risposte alle lettere sono sempre un bel modo per darmi  coraggio.

Mi sono trasferita al nord da poco più di un mese per andare a vivere insieme al mio fidanzato. Inutile dirti che questa è la scelta migliore che potessi fare, noi stiamo bene insieme, ci completiamo. Ho cercato e trovato un lavoro trimestrale in un ambiente a me completamente sconosciuto,  mentalità diversa, odori e sapori completamente nuovi. 

Adesso il punto è che non ho certezze, il mio contratto scade fra tre mesi e non so se verrà rinnovato, data la facilità con cui vengono assunte nuove ragazze come tirocinanti. In mezzo c’è la voglia di sentirmi completamente indipendente, distrutta da tutte le piccole cose negative che succedono, gravando sulle mie tante spese e molto bassi guadagni.

Vorrei essere più forte e agguerrita ed essere io ad aiutare chi mi sta accanto, non il contrario. Smettere di notare la diffidenza e la freddezza negli occhi della gente del posto. Riuscire a sentire il rumore e il profumo del mare dentro di me anche se non riesco a vederlo. Apprezzare ciò che di bello c’è in questo nord che io non conosco e che un po’ mi spaventa e scoraggia. So che il mio luogo è accanto alla persona che amo, ma vorrei riuscire a renderlo mio a prescindere da lui.

Sapere che forse leggerai la mia lettera già un po’ mi conforta. Spero di riuscire a capire questo posto che ancora non mi appartiene e sistemare la mia vita. Ti ringrazio anticipatamente se tutto ciò avverrà anche grazie alle tue parole. 

Con affetto,

Laura

 

Eh Lauretta biedda, ti comprendo bene, sai?

Fin dai primi anni di vita, il lavoro di mio padre mi ha portata a cambiare spesso città fino a quando ci trasferimmo stabilmente a Genova. Qualche anno dopo, appena ventenne, decisi di seguire quello che ai tempi fu il mio primo vero amore, andando a vivere lontana dal mare, lontana dai miei, ma vicina a lui e ad un’azienda che mi assunse come segretaria.

Insomma, non mi sono mai annoiata e so cosa vuol dire affrontare i frastornanti cambiamenti portati da un trasferimento. L’obiettivo iniziale è quello di renderli routine il più presto possibile, ma perché ciò accada è fondamentale non solo accettare che non ci sarà un solo giorno in cui la terra che profuma di vita trascorsa e famiglia mancherà di meno, ma anche che se l’abbiamo lasciata è perché in quel determinato momento della nostra vita non è stata in grado di darci quello di cui avevamo bisogno.

Lo so, non è facile, e so che te ne sei già accorta; i primi tempi sono devastanti. Cambia il clima, poi i suoni, gli odori, le abitudini, il cibo, l’aria, i colori del cielo, gli accenti, i dialetti che sembrano arabo, cambia il modo di rapportarsi che hanno le persone e proprio per questo, spesso, inutilmente, ci convinciamo d’essere guardati con diffidenza o trattati con freddezza, quando in verità l’unica cosa che ci serve è il tempo; quello per assimilare, conoscere e, ovviamente, farci conoscere.

Certo, se questo paese sommerso dal letame riuscisse a garantirci un futuro dignitoso, anziché farci passare da un contratto precario che fa schifo a un altro ancora peggio, sarebbe sicuramente tutto molto più facile, ma c’è anche da dire che questo schifo ormai è la routine di tanti giovani come noi. Inoltre tu in questo momento, per andare avanti, devi concentrarti e trarre forza dal motivo che ti ha portata a questa scelta: l’amore che ti lega al tuo compagno. Sia chiaro, lungi da me voler fare utopia spicciola, e a dir la verità proprio la sottoscritta, quando si tratta di questi argomenti, viene tacciata addirittura di cinismo. Alla favola dei due cuori e una capanna ho smesso di credere da un bel po’, ma semplicemente perché ho avuto prova che nella società in cui viviamo la capanna viene sfondata a colpi di affitto, bollette, rate, tasse, stipendi da fame, contratti di lavoro trimestrali. Allo stesso tempo, però, penso fermamente che con tenacia, forza di volontà, e ovviamente la persona giusta al proprio fianco, sia possibile costruire una casa vera, dalle fondamenta indistruttibili. Ovviamente per riuscirci ci vuole tempo. Ed eccolo lì che si manifesta nuovamente: il metro di misura che dà ritmo alla nostra vita.

Pensaci! Vi siete trasferiti da poco più di un mese. Cosa vuoi che siano 40/50 giorni, paragonati a una vita intera vissuta in un’altra terra? Niente. Non hai ancora avuto modo di tirare fuori le unghie né tantomeno di apprezzare il buono che hai intorno. Sei ancora completamente accecata dalla malinconia che, per il momento, non ti ha permesso di dare una reale opportunità né a te stessa né al posto in cui vivi e nemmeno alle persone che hai intorno.

Prendi un bel respiro Lauretta, non pretendere tutto e subito e nemmeno troppo da te stessa. Non sentirti in colpa se in questo momento hai bisogno di aiuto e non riesci a darlo, smetti di pensare solo a quel che hai lasciato e concentrati su quello che stai vivendo insieme al tuo fidanzato. Sono certa che ogni pezzetto della vostra nuova vita si metterà al suo posto e potrai considerare “casa” anche il luogo in cui vivi oggi, ma devi essere TU la prima a volerlo. Apri il tuo cuore al nuovo e prendi tutto quello che ti viene donato. E sì, lo so; quello che non conosciamo c’intimorisce, ma alle volte a causa della paura si perdono una marea di occasioni che creano più rimpianti che rimorsi e io non ti auguro né i primi né i secondi, ma tanto coraggio per affrontare il cambiamento che stai vivendo.

Poi sia chiaro, io non sono l’oracolo eh. Magari ti sto raccontando una marea di cavolate, e tra un anno mi scriverai dicendomi che sono una pirla e che nulla è cambiato. Beh, se fosse così, se fossi ancora incredibilmente nostalgica e infelice, convinta che quello non sia il posto giusto e questa non sia la vita che fa per te, allora sarai ancora in tempo per tornare sui tuoi passi.

Solo le persone poco intelligenti non cambiano idea e tu hai tutta una vita per poter prendere strade differenti, decidere se percorrerle fino in fondo oppure tornare indietro. E’ proprio questo il bello della vita: non siamo in gabbia, e ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere chi vogliamo essere e cosa vogliamo vivere, il problema è che ce ne dimentichiamo troppo facilmente.

Tu, invece, tienilo sempre a mente.

 

La Crinzi.

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it

 

 

 

 

 

 

 

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Dillo alla Crinzi: ‘Dopo 3 anni mi ha lasciata; oggi ha già un’altra’

Cara zia Ale,

 

facciamo finta che io mi chiami Sara. Scrivo questa mail nel cuore della notte, chissà se troverò mai il coraggio di mandarla per davvero.

Dopo una storia di 3 anni, con annessi ultimi mesi un po’ travagliati, lui decide di mollarmi. “Ho bisogno di prendermi del tempo per me, per riflettere su di noi e riappropriarmi un po’ dei miei spazi” mi dice. La prendo male, ma accetto la situazione. Dopo solo un mese vengo a sapere da amici di amici che lui si vede con un’altra ragazza. Incazzata nera e distrutta dalla notizia decido di affrontarlo. Lui mi dice: “Non è nulla di importante, sto bene con lei ma non la amo. Io penso che io e te siamo fatti per stare assieme, un giorno ci rincontreremo e sarà tutto più semplice… ma quel giorno non è oggi”.

Eccola lì, la trappola. Con queste parole  mi incatena, perché vedo rinascere la speranza di un futuro felice assieme. La sua storiella continua e lui non fa nulla per nasconderlo. Mentre io sono qui, ad aspettare che passi il tempo e che quel fatidico GIORNO arrivi. Sono bloccata, queste sue parole mi hanno messa in gabbia. Avrei preferito che non lo avesse mai detto. Io voglio vivere, fare esperienze, crescere e conoscere altre persone, ma è come se avessi un blocco. La mia testa mi dice “No, tu devi aspettare, tornerà e tu dovrai essere qui”. È  frustrante. È umiliante. Vorrei reagire, tirare fuori le palle, ma non riesco a muovermi. Sono qui a guardare i giorni che mi passano davanti, uno uguale all’altro, consapevole di perdere tempo.

 

Ammiro molto il modo diretto e pungente con cui scrivi, spero che tu possa darmi un piccolo consiglio o anche solo farmi sorridere per un momento. Ti ringrazio se troverai il tempo di leggere, mi rendo conto che forse rispetto ad altre ragazze il mio problema è un po’ banale. 

 

Ti abbraccio, 

Sara

 

 

Cara Sara,

 

hai fatto benissimo a scrivermi, anche perché nella vita di ognuno di noi si presentano questioni più o meno importanti, ma nessun problema è mai banale, soprattutto per chi lo vive. Ti ringrazio per la fiducia e per esserti confidata con me; hai tirato fuori il coraggio al momento giusto, perché credo sia giusto che da oggi tu riparta da questa mia risposta.

Sarò sincera, ma immagino tu lo sappia già. Se mi hai scritto ti aspetti proprio questo e sai bene che diversamente non saprei fare. Personalmente, questi mezzi uomini o – come diceva mio nonno – “uominicchi”, che non riescono a dire quello che realmente pensano, sentono e che, soprattutto, in modo completamente meschino e subdolo e con l’ausilio di frasi che manco in un film, tengono legate a loro altre persone, egoisticamente, così, tanto per lasciarsi una comoda porta aperta, mi stanno sulle palle più di Rose in Titanic che occupa una zattera da due e lascia morire di freddo quel patrimonio dell’umanità di nome Jack. Perché scusami – e correggimi se pensi che stia dicendo delle cavolate; dopo una storia di 3 anni, di cui alcuni mesi molto travagliati, mi può stare anche bene che tu, fidanzato, decida di mollarmi per “prendere del tempo per me, riflettere su di noi, riappropriandoti dei tuoi spazi”. Ma nel momento in cui passano due settimane, poi un mese, tu fai il vago, io accetto con grande dolore la decisione e nel frattempo, per vie traverse, vengo a scoprire che ti vedi con un’altra, significa che il tuo spazio lo stai utilizzando proficuamente, e per farti una caterva di porci comodi. 

Giusto, bravo, niente da dire, legittimo; hai pensato a noi o forse c’avevi già pensato benissimo, sei arrivato a una conclusione, di questa conclusione io non faccio parte. E non m’interessa che questa ragazza sia importante o meno, che la ami o meno; il dato di fatto è che stai meglio con lei che con me, che la nostra storia è finita – e questo l’avevo già accettato, mio malgrado – e detto ciò, ho un’idea chiarissima di dove tu possa ficcarti il “Penso che io e te siamo fatti per stare insieme, un giorno ci rincontreremo e sarà tutto più semplice ma – rullo di tamburi e squillo di trombe per il genio del male – quel giorno non è oggi”. Perché sei falso come i fiori dell’Ikea. 

Finale poco romantico e molto doloroso, mi rendo conto, ma tu dovresti ripartire proprio da qui. Accantonando le cose che ti ha detto – bla bla bla che non corrispondono ai fatti – e smettendo di sentirti umiliata e frustrata a causa di una fievole e remota possibilità che forse, un giorno, chissà quando, probabilmente sì, molto più probabilmente no, lui torni da te. 

L’accettazione è difficilissima in questi casi; mi rendo conto e lo so talmente bene che ricordo come ieri il dolore provato in passato, ma la parola FINE, ai miei tempi, fu una vera e propria liberazione, e credo che questo sia anche il tuo caso.

Sei l’unica padrona della tua vita e, quindi, l’unica persona che può cambiare le cose in meglio. Riprendi dalle piccole cose: cominciare a goderti il sole, le nuvole, il mare, i monti, la pioggia, l’aria che entra nei polmoni e poi esce e piano piano, un bicchiere di vino, quattro chiacchere sincere con le tue amiche, un pomeriggio di shopping, una seduta dall’estetista – non per la ceretta, altrimenti le piccole cose di cui ti sto parlando rischiano di diventare dolorose, e per il momento meglio utilizzare una crema depilatoria :).

Piano piano, te lo prometto, ti renderai conto che tutto quello che ho elencato esiste da sempre e continuerà ad esserci, per te, e sono momenti, situazioni, che potrai vivere con gioia anche senza il tuo ex. Tu esisti a prescindere da lui e non devi aspettare proprio un bel niente. Gli unici uomini ai quali possiamo concedere questo privilegio sono i corrieri che ci consegnano il pacco Zara che aspettiamo da giorni.

A parte gli scherzi – e spero di essere riuscita a rubarti anche solo un piccolo sorriso – io non t’illuderò come ha fatto lui, magari con un finale romantico alla “Se son rose fioriranno”. Ti dirò però che devi assolutamente smettere di andare a rilento, perché è arrivato il momento d’iniziare a correre veloce, andando incontro a ciò che desideri, alle persone che incontrerai, alle esperienze che vivrai.

Non perdere altro tempo, non guardarti mai indietro, non ce n’è alcun bisogno; chi ti ama davvero non rimane alle tue spalle, corre con te. Oggi, non un giorno, chissà…

 

Ti abbraccio forte, forte. 

 

La Crinzi

 

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it

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Quando ogni certezza viene a mancare. La terza lettera della rubrica Dillo alla Crinzi

Cara Ale, adesso che scrivo questa mail mi chiamo ad esempio Marta, ma in realtà ho un altro nome che non voglio dire.

Quanto è dura ricominciare quando le certezze che hai poco a poco crollano tutte.

Ventuno anni e una vita piena di aspettative e di sogni, un ragazzo meraviglioso, ottimi amici, una bellissima famiglia e la possibilità di studiare ciò che mi piace.

Qualche mese fa io e lui ci siamo lasciati perché lui stando con me ha capito di essere gay: questo è stato il primo grande colpo dell’ultimo periodo che non ha fatto a che contribuire ad alimentare la mia insicurezza e il mio fortissimo senso autocritico.

Mio fratello minore, a cui sono legatissima, sta per avere un bambino ed è andato a vivere dalla sua ragazza: siamo tutti consapevoli che prima o poi dovremmo prendere la nostra strada, ma non era questo il momento e io proprio non ce la faccio a rinunciare ad avere mio fratello a casa con me, mi mancano terribilmente lui e i nostri piccoli ma carichi momenti quotidiani spesi insieme. Sono felicissima per l’arrivo del piccolo ma non posso fare a meno di pensare che mi abbia tolto il mio fratellino.

I miei genitori, dato l’imminente ingrandimento del nucleo familiare, mi hanno chiesto un aiuto economico e per lavorare sto rinunciando all’università.

A tutto questo si aggiunge un passato con la bulimia che in alcuni momenti sembra essere l’unica cosa certa che ho.

Vorrei ricominciare, dare una svolta alla mia vita, ma adesso non vedo cosa fare e non mi sembra di avere niente a cui aggrapparmi. Vorrei sentirmi dire che non è colpa mia e che ciascuna di queste cose sarebbe successa indipendentemente da me, ma la verità è che non ho saputo veramente dare valore ai momenti e alle persone.

Ho sempre ammirato di te la speranza e il coraggio che trasuda da ogni tua parola e quindi spero in una tua risposta sicura che riuscirà a strapparmi un sorriso.

Sinceramente tua,

Adesso, ad esempio, Claudia.

 

Cara Marta,

 

nelle prossime righe sarò la persona che stai cercando: quella che ti dirà ciò che vuoi sentirti dire, quello che non vuoi sentire, ma soprattutto, tutto quello che penso sia bene tu comprenda. 

Partiamo da questo presupposto: non è colpa tua! 

E credimi, non lo scrivo così, tanto per darti il contentino o un lieve momento di conforto. Lo penso davvero, e mi piacerebbe che anche tu lo realizzassi e pian piano assimilassi. Questo è solo un periodo di crescita personale. Un momento molto complicato, difficile da affrontare, ma pur sempre un periodo, e che, come tale, prima o poi diventerà passato, come la malattia che hai combattuto, e che continui a combattere nei suoi strascichi che portano grande instabilità – cosa che so molto bene.

Partiamo dall’inizio, da quello che forse ti ha fatto più male, fomentando quell’insicurezza che caratterizza la tua personalità – altra cosa che comprendo meglio di quanto tu possa credere.

Non è colpa tua se il tuo ex fidanzato si è scoperto gay, e tengo a ripetere a gran voce il ‘si è scoperto’, perché proprio di questo si tratta. Non è successo da un momento all’altro, ma soprattutto, sarebbe accaduto a prescindere dalla tua presenza al suo fianco. L’identità sessuale nasce con noi; in certi casi viene semplicemente messa a tacere finché non si riesce più a mentire, né agli agli altri né a se stessi – e nemmeno questa è una colpa. 

Non è causa tua se il tuo fratellino ha deciso di  bruciare alcune tappe e diventare uomo – o almeno, mi auguro che questa sia l’intenzione; un figlio non è uno scherzo, ma questo non c’è bisogno che lo dica io. Comprendo che il suo allontanamento ti abbia destabilizzata. Non te l’aspettavi, ti manca tanto, ti senti messa da parte e penso anche che in questo momento tu stia rimuginando sul fatto che forse avresti dovuto essere “più sorella” per far sì che lui continuasse ad essere esclusivamente tuo fratello. Non è così Marta, sarebbe accaduto comunque. Lui ha deciso di prendere la sua strada oggi e non di certo perché non hai dato valore al vostro rapporto.

Non è causa tua se mamma e papà hanno bisogno di una mano a livello economico – e manco causa loro – però penso che questo stop agli studi debba essere solo momentaneo. M’è parso di capire che ti abbiano chiesto aiuto vista la situazione di tuo fratello – spero di non aver frainteso. Comprendo e penso sia più che giusto aiutare la famiglia nel momento del bisogno. Allo stesso tempo però, credo fermamente che sia sbagliato e deleterio annullarsi completamente per causa delle scelte degli altri; l’annullamento porta alla frustrazione, la frustrazione ci fa diventare spettatori delle vite altrui, e tu, Marta, come ognuno di noi, non sei nata per stare a guardare, ma per essere protagonista della tua esistenza. Quello che sento di consigliarti, quindi, è di far passare questo momento di caos generale, andando ovviamente incontro alla tua famiglia, e dopo ciò, se studiare sarà ancora quello che vuoi e ami fare, riprendere, magari con un’iscrizione a tempo parziale, che comporterà meno esami annuali, meno crediti, ma anche meno tasse (così mi pare di ricordare). Potresti quindi cercare un lavoro part-time che ti permetterebbe di mantenere l’università. Ovvio, non sarà una passeggiata di salute; studiare e lavorare è molto difficile, ma non impossibile. 

Ricomincia da qui, dalla consapevolezza che questo sia solo un periodo che passerà nel momento in cui inizierai a dar valore alla persona che sei, alla forza che hai – e ne hai tanta eh! Te lo dice una ex bulimica che sa cosa voglia dire combattere come hai fatto tu. 

Smetti di concentrarti sulle scelte altrui, perché fanno parte del passato. Non sentirti causa di quest’ultime, perché tu sei responsabile solo delle tue. Riprendi la tua vita in mano, progettando, sognando, dedicandoti a quello che ti piace fare, non solo a ciò che pensi possa compiacere e piacere agli altri.

Guarda avanti e dai un po’ più di fiducia alla donna forte che sei. Glielo devi, te lo meriti.

Spesso ci lamentiamo sostenendo che la vita non ci sorride come dovrebbe. La verità è che camminando a spalle curve e testa bassa, ci si perde tutto il bello che c’è, compreso il suo sorriso.

 

Un abbraccio – adesso Claudia 🙂 

La Crinzi

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it 

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Quando per te è amore, ma per lui no. La seconda lettera della rubrica Dillo alla Crinzi

Ciao Ale,

ci siamo frequentati per qualche mese, ma lui con me non ci è mai voluto stare. 


Diceva che siamo troppo simili per vivere una storia normale, ma non ha smesso di cercarmi. Nemmeno quando ha cominciato una relazione con un’altra persona.
Per lui sono stata un’amica, un’amante, ma non ha mai provato a vedermi come la sua fidanzata.
É passato un anno e mezzo e la storia continua! 
Sono io a cercarlo e a chiedergli di accompagnarmi a feste e cene, ma l’indomani, come se nullo fosse successo, ognuno continua la sua vita. 
Insieme ci divertiamo, siamo molto complici, ma allora perché non provarci?! 
Non faccio altro che ripetermi che con uno come lui davvero non riuscirei a vivere una relazione stabile, ma aspetto solo che lui cambi idea.
Vorrei capire se questa attesa ne varrà la pena o se forse sarebbe meglio voltare pagina, chiudere il libro e bruciarlo..
Ciao Zia Ale, grazie in anticipo

 

Les

 

 

 

 

Cara Les (sospiro),

oh mamma questi uomini, ma quanti pensieri ci danno? Un’infinità, eh?

Questa è quello che ho pensato fino a quando, maturando, o forse rinsavendo, mi sono resa conto che sì, fino a quel momento ero stata decisamente sfortunata nell’imbattermi in soggetti con le medesime caratteristiche – egoisti, cinici, spesso insensibili, altrettanto spesso piacioni con le altre – ma che, allo stesso tempo, proprio io ero stata la prima causa del mio male. E sai il perché? Perché sempre di quel tipo di uomo – quel tipo bastardo di uomo –  mi andavo a invaghire, non calcolando chi, invece, cercava di donarmi amore.

Sadica, sì! in un certo senso sì. Non è il tuo caso Les o meglio, ho come l’impressione che tu mi abbia scritto questa lettera non per ricevere una risposta che non conosci, ma per avere la conferma di quello che già sai e di cui, finalmente, ti vuoi liberare.

 

Capita, eh. Capita più spesso di quanto tu possa immaginare. Ci innamoriamo follemente di uomini che invece no, non ricambiano, e nonostante la cosa sia palese a tutti, pure alle pietre, nonostante lui frequenti un’altra e continui a cercarci per poi sparire manco fosse il mago Silvan e nel frattempo tutte le amiche ci ripetano sempre le stesse cose, costrette a rispolverare anche le lingue morte per essere più convincenti, noi niente. Andiamo avanti per la nostra strada, convinte che gli altri parlino così perché non possono capire il rapporto che abbiamo con questa persona, quello che in realtà c’è di speciale c’è tra di noi ma che vediamo solo noi. Ci illudiamo che le cose possano cambiare – cosa che tra l’altro, l’illuderci intendo, ci viene non bene, ma benissimo – e per lui mettiamo da parte tutto, ogni cosa. Capaci di vivere ammanettate al telefono aspettando un cenno – che 99 volte su 100 non arriva e se arriva o è perchè si sbagliato o ha bisogno di qualcosa – lo poniamo sul podio della classifica delle priorità, donandogli addirittura il primo posto, pur consapevoli d’essere la seconda o terza scelta, e decidendo ogni volta di mettere da parte un pochino di dignità e grande parte del nostro orgoglio, per domandargli di accompagnarci a una festa, a una cena, a fare la spesa all’Esselunga, al parco con il cane, e, nonostante il finale già scontato, non vediamo l’ora che arrivi quel momento, perché quelle poche ore, quei minuti, saranno insieme a lui – e a noi, fondamentalmente – non ci frega nulla del resto, perché solo di questo c’importa.

 

Il problema serio sai quel è? Quello che ti ho appena descritto, che è anche quello che credo, in parte, tu stia vivendo, è valutabile come lo zero assoluto rispetto al sentimento che provi e a quello che meriterebbe di ricevere in cambio. Il rapporto che hai con questo ragazzo è meno che niente rispetto a quello che tu, io e ogni altra persona innamorata, meritiamo di ricevere.

 

Non credo che lui provi qualcosa d’importate per te, Les – anche perché se fosse stato ora starebbe con te, non con un’altra – e non credo nemmeno che voi due siate fatti per stare insieme, e credimi, mentre lo scrivo provo una fitta al cuore incredibile, anche se sono consapevole che questa per te non sia una rivelazione, bensì una conferma.

 

Vorrei dirti che le persone cambiano, vorrei dirti che i sentimenti maturano – e quest’ultima cosa accade, eh – ma purtroppo non credo sia questo il caso. Vorrei anche dirti di smettere di aspettare, ma non posso permettermi di farlo, perché ci sono passata prima di te, perché so quello che provi, perché sei tu a doverlo decidere, ma soprattutto perché non c’è bisogno che sia io a dirti cosa fare, sarà il tuo amor proprio a suggerirti e la vita a consigliarti, ponendoti senza preavviso dinnanzi al momento in cui il tuo cuore non avrà più bisogno di sperare e tu di aspettare; arriverà, davvero, e lo farà insieme a una persona che vorrà condividere la vita insieme a te, e non soltanto frazioni di esistenza senza alcun reale valore.

Amati.

Con grande affetto,

 

La Crinzi

 

dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it

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Si cade, ma ci si deve rialzare; la prima lettera della rubrica Dillo alla Crinzi

Ciao Alessandra,

scusami se mi permetto di scriverti ma ti seguo da un po’ e ti ammiro molto. Vedo (minimamente, osservandoti sui social) il lavoro che stai facendo su te stessa e lo ammiro davvero molto.

Sono genovese come te trapiantata a Milano per amore e fino a poco tempo fa per lavoro. Poi a luglio sono stata licenziata e la mia vita è andata in pezzi.

Sono una persona ansiosa, soffro di attacchi di ansia da sempre, ma nell’ultimo periodo tutto è diventato più grande, più difficile.

Una mia amica mi ha parlato del buddismo e ho provato ad iniziare a praticare e a leggere, ma non riesco ad essere costante.

Così mi sono paralizzata, non so cosa voglio fare, non riesco a cercare un nuovo lavoro e sono bloccata.

Probabilmente questa mia mail non avrà molto senso, ma quando guardo i tuoi video sorrido e penso che mi basterebbe un po’ di determinazione in tutto e di sicurezza in me.

Ma come la trovo?

Come rimani così motivata e ottimista?

Scusa per la lunga mail, grazie mille per l’ascolto.

S.

 

Cara S.,

partiamo da una premessa banale, ma fondamentale;  la vita è fatta di alti e di bassi.

In infanzia ci fregano, non ci spiegano che dall’adolescenza in poi sarà una continua battaglia, e probabilmente è proprio questo il problema. Diciamo le cose come stanno: viviamo per almeno un decennio nell’illusione che tutto sia meravigliosamente colorato, dolce, perfetto, quando la verità è che spesso l’esistenza è in bianco e nero, e siamo noi a dovergli dare colore, con il nostro atteggiamento. Questo però lo capiamo successivamente, ovviamente a nostre spese – e che spese!

 

Mi “confido”: da gennaio non avrò più il mio lavoro, quindi come potrai immaginare in questo momento ti comprendo perfettamente. L’ho scoperto qualche settimana fa. Inizialmente è stato un colpo al cuore; ho passato giorni a piangere e a non riuscire a tirarmi su dal letto – ammetto di aver fatto fatica anche a lavarmi i capelli, altro che motivazione e ottimismo di cui parlavi prima. Qualche mattina fa, però, è scattato un qualcosa che oggi mi sta permettendo di reagire.

 

Ecco, S., le disavventure della vita non vanno subite, ma affrontate per essere superate. Ho perso il lavoro? Ok, bel casino visto che senza soldi non si riesce manco a respirare, quindi hai voglia stare qui a piangere mentre il mondo va avanti e io mi riempio di zampe di gallina a causa delle lacrime. L’unica cosa che posso fare è rialzarmi e reinventarmi, impresa comunque non facile in questa società che le opportunità spesso le dona a caso, manco fosse cieca come la fortuna. Però, e ripeto, però, proviamo a vederla così: all’angolo c’è qualcosa di nuovo e diverso che mi aspetta, e non sempre quello che è diverso o nuovo viene per nuocere, anzi! Certe volte il cambiamento porta positività, ma bisogna cercare di affrontarlo con tantissima forza e serenità d’animo,  altrimenti non si potrà mai scoprire cosa ci riserva. Insomma, la mente è alla base di tutto: mantiene la nostra salute, plasma quella che è la nostra quotidianità.

 

Pensa questo: quanto dura la vita di una persona? 80 anni di media, giusto? Praticamente un soffio e mezzo. Ecco, secondo te, visto che abbiamo capito che è fatta di alti, bassi, bassi, bassi, alti, possiamo pensare di viverla subendola? No, certo che no. Reagire è alla base di tutto, comprenderci altrettanto, indagare sul perché siamo avvolti dall’ansia è fondamentale – e questa è una cosa che ti consiglio di fare.

 

Ti svelo un segreto, o meglio, una cosa che ultimamente faccio spesso; alla sera, quando mi metto a letto, qualsiasi sia il mio stato d’animo, ma soprattutto nel momento in cui mi rendo conto d’essere sopraffatta dall’ansia o dai pensieri negativi, cerco di sviare il tutto pensando a situazioni che mi fanno stare bene, momenti piacevoli che ho vissuto, che mi piacerebbe vivere, sogni che vorrei realizzare, e mi concentro talmente tanto sulla cosa che spesso mi capita di percepire le sensazioni che ho provato e che forse proverei se li vivessi realmente. Può sembrare una cavolata, ma credimi, tutto questo mi dà grande, grandissimo sollievo. Prova! Fallo anche tu! Da qui può iniziare il tuo cambiamento, modificando il tuo atteggiamento mentale, cercando di amarti con ogni pezzettino del tuo cuore, smettendo di vedere tutto nero, concentrandoti su ogni elemento positivo che fa parte della tua esistenza – e sono certa che siano davvero tantissimi. In sintesi? La ruota gira, è vero, ma siamo noi i primi a dovergli dare una spinta – sì, hanno dimenticato di sottolinearlo.

 

E la vita? Oh beh, lei sa essere cinica e maledettamente bastarda, ma è IL dono per eccellenza, e per questo va “perdonata”, abbracciata, non sprecata.

Forza!

 

La Crinzi

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Non solo cronaca o politica: ecco la novità del Corriere della Città

Non solo cronaca o politica. Il Corriere della Città – che già si occupa anche di sport, musica, spettacolo e attualità, oltre che di rubriche che spaziano in vari settori – vuole essere ancora più completo, darvi qualcosa in più e per questo motivo, da oggi, lancia una nuova sezione.

Si tratta di una rubrica pensata per i lettori – anche se verrà quasi sicuramente utilizzata e apprezzata soprattutto dal pubblico femminile – per la buona riuscita della quale c’è bisogno del vostro contributo.

No, niente segnalazioni di cose che non vanno in città o di problemi con le amministrazioni comunali: stavolta vogliamo occuparci di voi come individui, parlando di emozioni, di pensieri, di vita reale e vissuta. E anche di problemi, ma quelli più personali, quelli che ci toccano l’anima. Qui sarete voi i protagonisti, qui potrete riconoscervi in altri protagonisti.

Ideatrice di questa rubrica è la nostra Alessandra Crinzi, nota blogger, seguita su tutti social non solo per i suoi consigli sugli outfit più di moda, ma anche e soprattutto per il suo modo di scrivere, sempre ironico e dissacrante, senza essere mai volgare.

I più attenti si saranno già accorti del logo che appare vicino a quello ‘storico’ del nostro giornale, di quella ‘apetta’ che indica proprio il carattere pungente dell’autrice.

“Se avete bisogno di dirmi o chiedermi, segnalarmi o farmi sapere qualcosa – dice Alessandra – ma anche scrivermi il vostro disappunto o le vostre preoccupazioni, oppure inviarmi foto compromettenti di Barbara d’Urso mentre si gratta le chiappe, di Malgioglio che si cotona il ciuffo (della testa, spero), se avete la prova che Chiara Ferragni soffre di colite e non è gravida, se siete al corrente di segnali provenienti dalla calotta cranica di Flavia Vento a dimostrazione che al suo interno ci sia materia grigia e non il vuoto cosmico, scrivetemi pure a: dilloallacrinzi@ilcorrieredellacitta.it“.

Aspettiamo le vostre mail.

 

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