Anzio, bullismo parla la mamma del ragazzo picchiato selvaggiamente fuori dall’Istituto Nautico

In merito all’aggressione fuori l’istituto nautico di Anzio, parla la mamma del ragazzo vittima di bullismo:

“ Mio figlio si trovavo fuori l’Istituito nautico alla fermata dell’autobus, quando è stato avvicinato dal suo aggressore, un coetaneo di un altro scuola, che l’ha accusato falsamente di dare fastidio alla sua ragazza, cercando nel contempo di pugnalarlo ben due volte, non riuscendoci, grazie all’intervento dei suoi amici. Così gli ha sferrato un pugno in faccia e l’ha buttato a terra prendendolo a calci sulla testa, fino a farli perdere i sensi. Al pronto soccorso gli hanno dato 10 giorni. Ho fatto due denunce una alla polizia ed una ai carabinieri. Era il 28 settembre. L’aggressore è tornata con i suoi amici fuori la scuola, per poterlo picchiare ancora, ma vedendo la polizia in borghese è fuggito. Mio figlio non sta andando a scuola, ed accusa ancora a distanza di giorni dolori alla testa. Sono sola in questa battaglia, i carabinieri hanno fatto fatica anche a trovare il contatto telefonico dell’aggressore. La polizia mi ha detto di accompagnarlo e riportalo, ma io da sola come posso difenderlo? Non può finire così questa storia, bisogna mettersi nei panni di una mamma, che vede suo figlio in queste condizioni.”

Una mamma lasciato sola dalle istituzioni, cosa deve fare per essere aiutata? Il bullismo è una piaga, che condiziona lo sviluppo di chi ne è vittima. La scarsa informazione ed il silenzio non fanno altro aumentare questi gravissimi episodi di violenza. Chi raccoglierà l’appello di questo genitore? Lo vedremo in questi giorni.

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Aprilia, la giornalista Marilena Ferraro premiata a Books for Peace 2018 con il suo “Orzo”

 

Sabato 15 settembre, nella prestigiosa Biblioteca di Palazzo Cardinal Cesi a Roma in via della Conciliazione 51, si è tenuta la Premiazione 2018 dei Premi Javier Valdez al giornalismo d’inchiesta, alla letteratura sportiva e del II° concorso letterario “Books for Peace”, organizzato da importanti associazioni internazionali: la FUNVIC (Fundacao Universitaria Vida Crista – Brasil – membro UNESCO Bfuca – Wfuca), l’ANASPOL (Associazione Nazionale Agenti Sottufficiali Polizie Locali), l’Associazione Nazionale Giudici di Pace, il SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizie Locali).

 

Madrina d’eccezione dell’evento Gessica Notaro, la  28enne di Rimini sfregiata con l’acido dal fidanzato, è stata premiata come Messaggero di Pace  FUNVIC Europa “Ha avuto il coraggio di ricominciare e con la sua storia potrà dare la forza alle donne vittime di violenza”

Tra i Books for Peace 2018, premiata la Prof. Marilena Ferraro, giornalista e direttore di Sfera Magazine che con il libro ‘Orzo’, scritto insieme ad Angelo Perfetti, giornalista e direttore de’ Il Faro online, offre un bellissimo esempio dell’affetto e della fedeltà che lega da sempre il cane all’essere umano. Un racconto pieno d’amore, di un’amicizia tra due esseri diversi che non finisce con la vita.

 

“Il libro Orzo, parla di amicizia, rispetto, determinazione e amore fraterno” ha concluso  Alessandro Marchetti “non sono forse anche questi un deterrente contro fenomeni quali il Bullismo o il Razzismo ? Queste Premiazioni vogliono appunto riconoscere l’impegno letterario che va in questa direzione, solo con la cultura si può sconfiggere l’ignoranza che li determina.”

 

Altre informazioni sull’evento

A consegnare i premi importanti firme del giornalismo nazionale, Cecilia Leo (Tagada-La7),  Rita Cavallaro (Settimanale Giallo) eBeatrice Nencha (Libero) per la Giuria e i neo vincitori del Valdez: Emilio Orlando di Repubblica (con il libro “Buoni” Assassini – Genesi di un delitto – Il Caso Varani), Raffaella Fanelli (con il libro “La verità del Freddo”), Laura Tangherlini di RaiNews (con il libro “Matrimonio Siriano”), Antonella Palmieri di L’Agorà RaiTre per il Servizio giornalistico Tv “Ma quale accoglienza ?”  in onda su Agorà Estate Rai Tre.

Ospiti d’onore, il Prefetto Francesco Tagliente, la Maestra di cucina internazionale Sara Papa ed il Prof.Francesco Langella, Responsabile della Formazione dell’Università pontificia salesiana.

Premiata inoltre la canzone Soldiers of Afterlife di NeroArgento, per il testo sulla libertà di espressione.

Premiata per l’editoria Monica Macchioni con la sua casa editrice Male Edizioni e per la letteratura Sportiva “Lo Sport per l’inclusione”: Marco Piccari, di Radiomontecarlo, con il libro “In viaggio con la tribù del calcio”;  Nando Orsi, Susanna Marcellinidi Radio Radio, Gabriele Orsi con il libro “A mani nude”; Fabrizio Pellegrini con “Una vita fuori. Racconti di un buttafuori”; Giovanni Esposito del CONI con “La responsabilita’ sociale delle organizzazioni sportive. condividere valori per creare valore” e Daniele Poto giornalista già nella Redazione di TuttoSport con “Pelè, la perla nera”

Questi tutti gli altri libri premiati del Books for Peace 2018, ognuno per una specifica sezione ed argomento: 

‘Soli nella notte dell’anima’ scritto dal Vice-Questore Nunzia Alessandra Schillirò, ‘Il delitto di atti persecutori’ scritto dal sottufficiale dei Carabinieri Domingo Magliocca, ‘Violenza sulle donne’ Cap. XIV, scritto dall’Ufficiale della Polizia Locale di Roma Alessandro Procopio. ‘La Shoah e il Giorno della Memoria’ di Lia Tagliacozzo. Guerra bambina’ di Simona Novacco. Quello che le donne nondicono di Arsenio Siani. ‘L’abbraccio di un giorno felice’ di Messiana Carboni. ‘Come frammenti di stelle’ di Antonella Tamiano. ‘L’ ultimo dei salvati’ di Francesco Greco. ‘Rosso sangue’  di Maria Teresa Infante, e per l’arte pittorica Giada Ottone con il quadro “La Notifica”.

 

“Bullismo, Violenza di genere, sulle donne, razzismo, come anche i tentativi di impedire la libertà di espressione, per difendere la quale vengono uccisi o arrestati decine di giornalisti nel mondo” hanno dichiarato Alessandro Marchetti, Presidente dell’Anaspol e Antonio Imeneo, Presidente Funvic Europa, le associazioni organizzatrici “possono essere sconfitte solo attraverso la cultura, eliminando le preconcettualità che le determinano.”

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“Insieme contro il Cyberbullismo: genitori, scuole e istituzioni unite” – Il convegno ad Aprilia

 

Il 25 maggio alle ore 17 presso l’Aula Consiliare del Comune di Aprilia finalmente, dopo tanti anni, le scuole di Aprilia si sono riunite sotto un unico intento: prevenire e contrastare i fenomeni di bullismo e cyber bullismo.

Le scuole di Aprilia, Istituti Comprensivi e Istituti Superiori, attraverso i loro referenti, hanno organizzato insieme un Convegno dal titolo Insieme contro il Cyberbullismo con ospiti d’eccezione: il Sindaco di Aprilia, Dottor Antonio Terra; il Vicesindaco, Assessore all’Ambiente, Dott.ssa Alessandra Lombardi; l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Dott.ssa Francesca Barbaliscia; l’Assessore ai Servizi Sociali, Dott.ssa Eva Torselli; l’Assessore allo Sport e al Tempo Libero, Dottor Vittorio Marchitti; il Responsabile del CTS d Latina, Prof. Marco Torella; Sua Eccellenza Reverendissima, Monsignor Marcello Semeraro, Vescovo di Albano; l’Assistente Capo della Polizia di Stato, Tiziano Di Sciullo; l’ex Ispettore Capo della Polizia di Stato, Dottor Gianfranco Pinos, mediatore penale e membro permanente del Nucleo Operativo Bullismo della provincia di Latina; la Dott.ssa Monica Sansoni, P.O. Garante Infanzia e Adolescenza Regione Lazio, CTU presso il Tribunale Penale di Latina e Criminologa, anche lei membro permanente del Nucleo Operativo Bullismo della provincia di Latina.

Il parterre ha ospitato genitori, docenti e ragazzi, tra cui una rappresentanza della redazione di giovani reporter del Blog giornale dell’I.C. Gramsci, che hanno seguito attentamente e con interesse i vari interventi introdotti dalle due moderatrici e referenti Prof.ssa Marilena Ferraro e insegnante Benedetta Iacobellis.

Nel presentare il Convegno è stato subito sottolineato come la scelta di affrontare il tema del Cyberbullismo abbia fornito l’occasione, ai vari Istituti di Aprilia, di lavorare in sinergia e con complicità, con il supporto del CTS di Latina e in particolare del prof. Marco Torella che si è complimentato con i referenti proprio per essere riusciti a creare una rete tra le varie scuole che hanno messo in campo docenti preparati e formati, docenti che hanno avuto il coraggio di osare e di essere pionieri in un’impresa tanto importante quanto quella di creare un incontro per le famiglie. A lui si è collegato Monsignor Marcello Semeraro che ha parlato di fenomeni di bullismo e cyberbullismo che si manifestano laddove è presente una distrazione e un’assenza: il bullo ricerca spettacolo proprio perché spesso soffre di un senso di inferiorità. È necessario perciò creare nei giovani il senso di responsabilità, il senso del dover dare conto a qualcuno di ciò che si compie proprio perché viviamo di interrelazioni e «Nessun uomo è un’isola», come recita il titolo del libro di Thomas Merton. È dunque necessario che le due principali agenzie educative, la scuola e la famiglia, lavorino insieme, in modo unitario e compatto, generando un’alleanza educativa in cui vi sia un’integrità di proposte e di intenti e in cui si valorizzi il senso del limite, una sorta di guard rail da non superare al fine di evitare di far crescere ragazzi dominati dal senso di onnipotenza. È proprio per questo, ha poi proseguito il Sindaco Antonio Terra, che è necessario recuperare la parola “rispetto”: rispetto per la scuola, rispetto, per i docenti, rispetto per le istituzioni le quali si devono impegnare a proporre progetti educativi per le famiglie stesse che sono poi il fulcro della città. L’Assessore Francesca Barbaliscia, che è sempre presente nelle iniziative promosse dalle varie scuole sul territorio, ha sottolineato come sempre di più i docenti si interessino alle problematiche degli studenti e abbiano necessità di un’alleanza con i genitori dei loro ragazzi, i quali, ha poi proseguito l’Assessore Eva Torselli, a volte si rivolgono ai servizi sociali per chiedere aiuto e sostegno per i comportamenti dei loro figli. Emerge così, e non sporadicamente, che gli adolescenti manifestano una sofferenza e un disagio elevati tanto da richiedere l’intervento dell’assistente sociale che si introduce nella vita familiare “come una sentinella” al fine di osservare e analizzare comportamenti e atteggiamenti che devono essere corretti. E in questo sicuramente l’attività sportiva, come ha sottolineato l’Assessore Vittorio Marchetti ricopre un ruolo fondamentale: le regole, i ruoli, l’attesa, i “no” che devono essere accettati come parte della crescita del ragazzo ma che spesso, al contrario, vengono rifiutati, probabilmente perché alla tecnologia è stato demandato il ruolo di intrattenimento, veloce e immediato e con la possibilità di andare sempre oltre. Come ha evidenziato l’Assessore e Vicesindaco Alessandra Lombardi, l’oltrepassare il limite non è sempre percepito e compreso e in un attimo ci si può ritrovare vittime o carnefici di un atto che all’inizio sembrava semplicemente uno scherzo. Da qui la necessità di scuola e famiglia, alleate in una socialità collaborativa. Dopo i brevi interventi delle istituzioni, la parola è stata data ad alcuni dirigenti e loro rappresentanti per un saluto alla platea e per alcune considerazioni. In particolare, la Preside dell’I.C. A. Gramsci, Dott.ssa Maria Nostro ha evidenziato il fatto che i ragazzi del territorio di Aprilia, all’interno delle istituzioni scolastiche, svolgono percorsi positivi volti al rispetto e alla conoscenza delle tradizioni sociali perciò già da anni le scuole promuovono molteplici progetti tesi a prevenire e responsabilizzare gli alunni che, negli ultimi anni, sono stati sempre più supportati dalle forze dell’ordine. La prof.ssa Carla Pisani, dell’Istituto Matteotti , in rappresentanza della Preside, ha appoggiato quanto già detto e ha ribadito la necessità di prevenire atteggiamenti negativi valorizzando se stessi e gli altri in un processo inclusivo e solidale. Incisive le considerazioni della Prof.ssa Pina Farina, dell’I.C. Menotti Garibaldi delegata del Dirigente, che ha parlato di «polverizzazione dell’elemento pedagogico ed educativo e di un’autorevolezza del docente venuta meno nel corso degli anni»: spesso il lavoro dei docenti, un lavoro basato sul volontariato del fare proprio per amore dei ragazzi, viene ritenuto come sostitutivo del ruolo della famiglia e perciò il professore o la professoressa si trovano a dover essere “genitori” dei propri studenti nell’insegnamento delle regole e dei valori della civiltà. Infine, il Preside Enrico Raponi, dell’I.C. Toscanini, ha parlato della disponibilità dei docenti e dei Dirigenti nei confronti degli studenti, della possibilità di ascolto che trovano a scuola e dell’importanza della volontà di dire e di raccontare le loro storie, paure e difficoltà.

Dopo i saluti e le considerazioni iniziali, la parola è passata all’Assistente Capo della Polizia di Stato, Tiziano Di Sciullo: la posizione del corpo di Polizia negli anni è mutata, passando da una visione punitiva ad un’azione di prevenzione che ha portato le forze dell’ordine ad aprirsi sempre più ai territori di appartenenza. Proprio Di Sciullo si è mostrato notevolmente entusiasta per aver incontrato, in quest’anno scolastico, insieme ad alcuni suoi colleghi, quasi 5000 studenti con i quali ha stabilito un’empatia immediata e unica con l’intento di istituire un rapporto di fiducia con i ragazzi che possono guardare così la Polizia come un “corpo amico”. Ed è per questo che è stata creata l’applicazione Youpol, scaricabile gratuitamente sul cellulare, per denunciare atti di bullismo o spaccio di droga anche in modo anonimo. Un’occasione in più per creare un’intesa con coloro che proteggono il territorio. Di carattere più tecnico l’intervento del Dottor Gianfranco Pinos, già Ispettore Capo della Polizia Postale il quale ha ribadito ancora una volta come si stia assistendo ad una delegittimazione della responsabilità genitoriale: la famiglia chiede aiuto alla scuola nell’educare i propri figli, ma al momento opportuno delegittima la stessa istituzione scolastica lasciando così percepire al ragazzo che può andare oltre certi limiti sia in ambito familiare che scolastico. Ed è da questo atteggiamento che poi si generano i fenomeni di bullismo e cyberbullismo che la legge 71/2017 ha trattato, offrendo però la possibilità al reo, attraverso l’ammonimento del Questore, di recuperare e riflettere sui propri errori. Prima di arrivare, tuttavia, ad una tale soluzione, è fondamentale che i genitori si rendano conto dell’importanza che assume il Patto di corresponsabilità firmato tra l’istituzione scolastica e la famiglia per intraprendere un processo dialogico e costruttivo che miri alla crescita di cittadini responsabili con cui, è intervenuta la Dott.ssa Monica Sansoni, bisogna stabilire un ascolto empatico che valorizzi l’emotività dell’essere umano anche perché, soprattutto nel web, i messaggi sono reali, non virtuali e creano una carta d’identità che delinea ognuno di noi. Fondamentale il concetto che i genitori debbano proteggere i propri figli e che costoro rispettino e proteggano, a loro volta, se stessi. Conclusione di un incontro senza dubbio costruttivo e incisivo: «prestare attenzione non al come si fa qualcosa, ma al perché si fa qualcosa».

Al termine di tutto c’è stato un ringraziamento reciproco tra genitori, organizzatori e relatori con la promessa di continuare su questa strada e di coinvolgere sempre più persone e di ottenere risultati sempre più proficui.

Si ringraziano tutti i partecipanti: le istituzioni, i relatori, le moderatrici e le referenti dei vari istituti (Prof.ssa Anna Rita Boscherini per il Liceo Antonio Meucci; Prof.ssa Maria Pia Cirolla per l’I.C. Toscanini; Prof.ssa Emanuela Corinaldesi per l’I.C. Giovanni Pascoli; Prof.ssa Pina Farina per l’I.C. Menotti Garibaldi; Prof.ssa Marilena Ferraro per l’I.C Antonio Gramsci; Insegnante Benedetta Iacobellis per l’l.C. Giacomo Matteotti; Prof.ssa Sabrina Vento per l’Istituto Superiore Carlo e Nello Rosselli) e tutti i Dirigenti scolastici (Dott.ssa Viviana Bombonati per l’Istituto Superiore Carlo e Nello Rosselli; Dott.ssa Laura De Angelis per il Liceo Antonio Meucci; Dott.ssa Raffaella Fedele per l’l.C. Giacomo Matteotti; Dott.ssa Giuseppina Izzo per l’I.C. Giovanni Pascoli; Dott.ssa Maria Nostro per l’I.C Antonio Gramsci; Dott.ssa  Angela Persechino per l’I.C. Menotti Garibaldi; Dottor Enrico Raponi per l’I.C. Toscanini).

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Bullismo e Cyberbullismo all’I.C. ‘Garibaldi’ di Aprilia con la scrittrice Sonia D’alessio e la psicoterapeuta Raffaella Marciano

Martedì 15 maggio, all’I.C ‘Garibaldi’, la scrittrice Sonia D’Alessio ha intrattenuto circa duecento studenti sul tema del bullismo e del cyberbullismo. Prendendo spunto dal suo romanzo ‘Storie di bulli’, adottato come libro di narrativa alla ‘Garibaldi’, la docente ha sviluppato una lezione incisiva e di grande impatto emotivo sui ragazzi. I motivi di fondo, rimarcati dalla scrittrice, che costituiscono le radici del fenomeno, risultano essere principalmente: la mancanza di un orientamento esistenziale sano; la superficialità con cui vengono usati i mezzi di comunicazione come i cellulari, i computer ed i social network; l’incapacità, da parte dei giovanissimi, di comunicare agli adulti le proprie paure e angosce. <I protagonisti del romanzo: Asia, Luigi, Gioia sono una parte di voi – ha sottolineato la D’Alessio – perché c’è un bullo potenziale in ogni bambino o adolescente, quindi si tratta di scegliere da quale parte ci si vuol schierare>. Gli antidoti necessari per non cadere nella trappola del falso protagonismo possono essere un orientamento valido per il futuro e soprattutto nel presente e le letture sane e costruttive. <Colpire il debole non è un atto di forza – ha sottolineato la scrittrice – ma solo debolezza che talvolta può sfociare in reato. Genitori, docenti e un buon libro possono costituire un grande punto di riferimento per una crescita educativa equilibrata e serena>. A seguire, è intervenuta la psicoterapeuta Raffaella Marciano che ha posto in evidenza la pericolosità del branco e la facile adesione ad esso per quel tipico spirito di facile omologazione. <Nel branco – ha ribadito la dottoressa Marciano – ci si vuol mostrare forti e coraggiosi, si cerca l’affermazione di se stessi che, tuttavia, solo l’amore sincero dei genitori e degli adulti sani e saggi può garantire. Non seguire la scia, può essere un primo passo per schivare una situazione che potrebbe trasformarsi in ciò che non siamo>. La partecipazione dei giovani studenti è stata particolarmente sentita e condivisa, animata anche dal racconto di proprie esperienze personali.

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Bullismo: “I bambini non nascono cattivi”, lo diventano. Ne parla l’esperta Maria Tinto

Il bullismo non trova freno, e ancora i fatti di cronaca ci raccontano di una società in cui questo gravissimo tarlo piega vittime e carnefici, di ogni età e persino docenti, come è di recente avvenuto all’insegnante di Lucca.

Abbiamo chiesto il parere all’esperta maria Tinto, autrice di “I bambini non nascono cattivi”.

Più che mai questo suo saggio è pertinente e la psicologa, esperta nella terapia infantile spiega così:

“Per i fatti di Lucca, come per altri simili fattacci, cercare le colpe vuol dire già ammettere una sconfitta.

Ai colpevoli viene inflitta una condanna, ma quando è una società intera a commettere errori, mi chiedo come si possa comminare una condanna appropriata.

I genitori certamente hanno grandi responsabilità, ma additarli come coloro che potrebbero ma non fanno, e se fanno sbagliano, non ci aiuta a trovare una strada per cercare di arginare questa deriva delinquenziale della nostra gioventù.

Se è vero che “I bambini non nascono cattivi”, è pur vero che lo diventano quando vengono “formati” a fare i “cattivi”.

L’adulto per un giovane è il modello che modella.

Cosa vuol dire?, vuol dire che l’apprendimento avviene soprattutto attraverso l’osservazione, poi c’è la messa in opera di quanto si è appreso.

I modelli che vengono quotidianamente proposti ai giovani sono quelli della prepotenza, fisica e verbale, basta accendere la tv per essere subito sopraffatti da programmi dove l’etica e l’educazione sono bandite.

Poi c’è la violenza dilagante del modello culturale, sempre più in voga, del ”io sono più di te”, “io valgo di più”, “io ho più di te”… e quindi “posso”…che si traduce in azioni contro l’altro, azioni messe in atto per soddisfare i propri bisogni, senza rispetto per nessuno.

Una forma di competizione ad libitum , in cui il potere del fare si impone su ogni logica del buon senso e dell’educazione.

Poi c’è la possibilità fornita dai social di mettere in rete ogni sorta di banalità, di oscenità e di violenza, per riscuotere consensi e “sentire” di esserci, di esistere per gli altri, ma soprattutto per se stessi.

Questa moda, che fornisce solo un futile inganno di appartenenza, perché sappiamo bene che il mondo virtuale è illusorio, denota un tratto istrionico-compulsivo dei nostri tempi, che coinvolge tutti, genitori, figli, insegnanti, senza contare il rischio che l’effetto imitazione può sortire, con una pubblicizzazione eccessiva della loro messa in onda.

Poi c’è la Famiglia, che sta vivendo una trasformazione non solo strutturale, rispetto alla sua composizione, ma soprattutto etica/concettuale.

Calata in una dimensione allargata, aperta, telematica, che non riconosce luoghi di appartenenza, non avendo confini definiti, diventa accessibile a tutti. Vacillante, indifesa, svuotata, la famiglia subisce la fascinazione di molteplici seduzioni, a cui non riesce a sfuggire e da cui non riesce ormai a proteggersi, anteponendo la soddisfazione dell’io a quella del noi, senza alcuna previsione di rinuncia nella realizzazione del proprio individualismo, vive un tempo che non le appartiene se non nell’eccezione semantica, come l’insieme di persone che abitano una stessa casa.

In questo contesto senza dubbio la classe genitoriale va riformata, perché i genitori non hanno più consapevolezza piena dell’importanza del ruolo che hanno nella vita dei figli.

Per cui i figli si trovano, da una parte con genitori superficiali, disattenti, assenti, svalutanti, esibenti, discontinui, ipertutelanti quando li proteggono oltre ogni limite, giustificandone le malefatte, e per non ammettere le proprie incapacità e debolezze personali, abdicano al loro ruolo genitoriale di educatori e di guida, dall’altro si ritrovano con una scuola che si sottrae ad ogni forma di contenimento pedagogico, e per non ammettere le proprie incapacità funzionali, accetta e giustifica le forme di irriverenza che subisce.

Insegnare il rispetto del ruolo di ciascuno, questa è la priorità, perché se un genitore non sa riconoscersi nel proprio ruolo rispetto al figlio, così come un’insegnante di fronte al suo allievo, non c’è il riconoscimento dell’altro, che vuol dire assenza totale di rispetto.

Abbassare la testa davanti ad un atto intimidatorio, non è mai una mossa vincente, specialmente quando a subirlo è una figura che ha avuto l’ investitura di ”autorità” istituzionale.

C’è un vuoto che ingoia i nostri ragazzi, un vuoto educativo di rispetto verso l’altro.

Una maleducazione imperante, che né famiglia né scuola sono in grado di correggere.

Allora bisogna chiedersi se sia il momento di pensare ad un nuovo modo di considerare la famiglia e la scuola, due facce della stessa medaglia che “comunicano” poco e quando lo fanno non usano lo stesso linguaggio.

In questo vuoto educativo i giovani sono annientati, sono soli, perché non hanno nessuno che li ascolta, e, paradossalmente, nonostante siano immersi in una comunicazione “social globale”, non hanno amici con cui parlare di sé, non hanno nessuno con cui raccontarsi, perché in questo silenzio generazionale, non c’è nessuno in ascolto.

Ci sono i bulli e ci sono le vittime, entrambi un prodotto dei nostri tempi, che vedono sempre di più l’individuo posto al centro di se stesso, che si sente il dio di se stesso, perché non c’è più verticalità.

La responsabilità della famiglia e della scuola è grande, e non è solo rispetto ai figli e agli allievi, ma è responsabilità sociale, perché famiglia e scuola rappresentano la pietra miliare per la crescita di una società civile.”
Quanto leggiamo è verità sconcertante e pesante di cui dobbiamo tutti prendere coscienza.
Per prendere contatti con

Maria Tinto: psicoterapeuta – 3338586641.

Marina Cozzo

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