Aprilia, Guadagnuolo ricorda Papa Paolo VI in occasione del sinodo dei giovani

14 OTTOBRE 2018 GIORNO DELLA CANONIZZAZIONE DI PAOLO VI

IN OCCASIONE DEL SINODO DEDICATO AI GIOVANI

PAOLO VI: DIECI PAROLE AI GIOVANI”

Carissimi giovani, noi facciamo tanto affidamento su di voi: conosciamo le aspirazioni e le attese che si muovono nel vostro cuore, la vivacità trasparente dei vostri sentimenti, la generosità e lo slancio di cui siete capaci. Trepidiamo, è vero, al pensiero dei pericoli che si trovano sul vostro cammino. Sappiate essere forti, pensosi, maturi. La gioventù di oggi lo è molto più di quella di ieri. Paolo VI (14.5.1970).

Lettera aperta all’Arcivescovo Mons. Pasquale Macchi:

Eccellenza Reverendissima, ricordo quando Lei ha accettato l’invito a partecipare al progetto “Testimoni del nostro Tempo”, una collezione di opere dedicate all’indimenticabile Papa Paolo VI. Ella ha avuto la bontà di scegliere dieci pensieri del Santo Padre rivolti ai giovani del Terzo Millennio che ripropongo oggi, in occasione del Sinodo dedicato ai giovani con la proclamazione di Papa Montini Santo, il 14 ottobre 2018, indetto da Papa Bergoglio. Le riflessioni di Paolo VI inserite nei miei lavori pittorici, sono rivolte ai giovani del terzo millennio, a cui il Papa desiderava consegnare il nucleo vitale del suo magistero fondato non solo sui valori della fede ma anche sulla coscienza dell’impegno sociale e civile nel nome di Gesù Cristo Redentore, colto nei due tempi essenziali della Croce e della Resurrezione. Per questo motivo, nelle tavole, il Volto di Cristo è interpretato nel segno di una ricerca al senso dell’esistenza e dell’imperscrutabilità del mandato del Padre. E allo stesso modo si è cercata un’immagine inedita di Paolo VI, colui che, come scrisse Giovanni Paolo II “è stato il Papa dell’Umanità: se Egli ha amato intensamente la Chiesa, con non minore sincerità ha amato, rispettato, esaltato e difeso l’Uomo”. Riflettendo, dunque, sui dieci pensieri di Papa Montini, da Lei scelti, rivolti ai giovani (ma potremmo dire ai giovani di ogni tempo), ho eseguito 10 ritratti dalle pennellate fluide, colme di vitalità. Dai ritratti ho cercato di fare emergere l’umiltà, la bontà, la cultura e soprattutto la misericordia di Paolo VI. È stato come se la materia pittorica con i suoi colori forti, a volte tenui, si fosse fusa con i messaggi del Pontefice che Lei, Eccellenza, che è stato Segretario personale del Papa, ha saputo selezionare con rara sensibilità. Posso dire che ho vissuto una condizione creativa intensa, dinamica, moderna, oggi in piena sintonia con l’attualità del Sinodo dedicato ai giovani. Mi auguro che anche attraverso il mio lavoro i giovani possano accostarsi al grande Santo Paolo VI.

Con questa missiva volevo ringraziarla del Suo prezioso contributo, grato nell’animo della fiducia e della stima di cui ha sempre voluto gratificarmi. Nell’alto dei cieli, Lei Eccellenza avrà rincontrato l’amato Papa Paolo VI. Immagino l’abbraccio affettuoso, il sorriso, l’incontro di due anime sante. È così che mi piace pensare a Lei ed a Papa Montini nella dimensione celeste. Sono certo che gli Angeli messaggeri le faranno avere questa missiva.

Nell’indelebile bel ricordo della Sua Persona, la saluto cordialmente con rispettosi ossequi. (Francesco Guadagnuolo – Roma, ottobre 2018).

Ha scritto Giulio Andreotti: «La capacità artistica di Francesco Guadagnuolo in questi ritratti è straordinaria».

Secondo Mons. Sante Montanaro: «Parole e immagini, amalgamate insieme in un affettuoso abbraccio, hanno dato vita ad un unico, suggestivo e magico affresco donde è emersa l’opera d’arte “vera” del Maestro Francesco Guadagnuolo, che ha reso giovani e uomini maturi partecipi di quello che èstato il sublime Magistero e il grande insegnamento di un indimenticabile Papa del XX secolo».

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“Sentimento e Materia”, il M° Colagrossi e i suoi 23 anni di impegno nell’arte oggi a Latina

 

L’autore di Aprilia si racconta venerdì 12 ottobre alle ore 18 al Museo della Terra Pontina di Latina. Per l’occasione saranno esposte alcune sue sculture

Si terrà venerdì 12 ottobre alle ore 18, al Museo della Terra Pontina di Latina, la presentazione della monografia “Sentimento e Materia” (Editoriale Giorgio Mondadori) di Ignazio Colagrossi.

Dopo alcune anteprime a Roma e Capranica Prenestina, il maestro volge lo sguardo alla terra pontina, che decenni fa lo adottò per non lasciarlo più scappare, rappresentando ancora oggi rifugio per la sua vita privata ed artistica. Sarà un incontro dedicato alla cultura e al territorio, un itinerario nei 23 anni di carriera di un artista che ha affidato alle sue creazioni – poesia, pittura e scultura – la sua lettura critica del mondo e della società. Un traguardo celebrato proprio con la pubblicazione “Sentimento e Materia”, in cui vengono raccolte tutte le opere che lo hanno consegnato al panorama artistico nazionale, esponendo, in maniera permanente, nei luoghi più importanti e prestigiosi.

Il maestro Colagrossi, introdotto dalla direttrice del Museo Manuela Francesconi, sarà intervistato dal giornalista Fabrizio Giona, autore della prefazione della monografia, e dialogherà con gli amici Daniela Carfagna, Mario Tieghi e Giorgio Maulucci.

Per l’occasione saranno esposte alcune delle sculture presenti in terra Pontina, come “Il volto di Cristo”, inabissato nei fondali a ridosso di San Felice Circeo, e “San Giovanni Paolo II”, opera presente presso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli di San Felice e presso la Sala Stampa del Vaticano. Entrambe le opere sono state archiviate nella Collezione Sgarbi, il quale ha riconosciuto la validità dell’impegno stilistico di Colagrossi. Durante la presentazione verrà proiettato anche un video che illustra la nascita delle sculture del maestro, autodidatta dalla grande forza espressiva.

Come scrive Fabrizio Giona nella prefazione: “[…] Colagrossi non indossa maschere, al contrario si manifesta nella sua spontaneità, offrendo al suo pubblico la rappresentazione genuina del suo essere interiore e di una società che ha bisogno di (ri)abituarsi al bello, di seguire il cambiamento senza lasciarsi sopraffare da questo e soprattutto di tornare al senso estetico tipico dell’Arte (inteso nella sua accezione più ampia). Nelle sue opere non c’è mistificazione o simbolo alienante, non c’è spersonalizzazione o frantumazione dell’io in identità multiple: il Maestro crea lasciandosi trasportare dal vissuto del momento, dal bisogno di raccontare e trasferire all’altro la sua verità. Le sue opere dunque, indipendentemente dal mezzo espressivo con le quali vengono divulgate, assurgono a forma di narrazione e per l’Artista sono un primario strumento catartico”

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Aprilia, il Laboratorio Sperimentale Finestra: “We Want you”. Campagna di reclutamento nuovi attori e talenti

Mercoledì 26 settembre inizierà la nuova stagione per il Laboratorio Sperimentale del Teatro Finestra di Aprilia diretto da Raffaele Calabrese. Questo Laboratorio rappresenta la costola giovane della storica compagnia apriliana nata nel 1976 grazie all’ing. Giovanni Esposito. 
Sono trascorsi 16 anni dalla prima lezione del Laboratorio, forse neppure ci si aspettava un traguardo così importante, eppure tanti sono stati gli spettacoli nati qui e centinaia le persone che nel tempo vi hanno partecipato. 
Oggi questa è diventata una realtà consolidata sul nostro territorio che ha portato Aprilia fuori dai suoi confini, fino ai Mondiali di Teatro a Montecarlo e non solo. 
Praga, Tournon Sur Rhone, Stoccarda, Granada e a novembre di quest’anno di nuovo Stoccarda. Queste sono solo alcune delle tappe internazionali raggiunte, per quelle nazionali una su tutte la vittoria del Festival di Macerata nel 2016. 
La campagna “We want you” del Laboratorio di quest’anno è rivolta a chi ha voglia di mettersi in gioco, a chi ha voglia di conoscere lo straordinario mondo del teatro. 
Non ci sono limiti di età, non ci sono limiti di sesso né di razza. Anzi, l’obiettivo è proprio scavalcare ogni limite e spaziare dentro le potenzialità dell’essere umano. 

Il Laboratorio si tiene presso 
l’Ex Stabilimento CLAUDIA (CulturAprilia) 
Via Pontina Km 46.600
APRILIA
Info e prenotazioni: 3394461133
https://www.facebook.com/Laboratorio-Sperimentale-Teatro-Finestra-906684636033563/

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“Aprilia: Disiecta Membra – Frammenti sparsi”. Lettera aperta sulla cultura apriliana a cura di Giovanni Papi

 

Di solito quando ci si accinge a scrivere su un argomento per quanto possibile ci si informa, ci si documenta, ci si aggiorna su quel tema. Quando intrapresi l’idea alla fine degli anni novanta di scrivere e coordinare una monografia sulla città di Aprilia, nel corso del tempo mi resi conto della mole di lavoro e di quanti frammenti e vuoti di memoria bisognava ricomporre: fisici e mentali, nella storia, nella città, nella cultura. Una fra le tante tessere recuperate, cancellata completamente e ne parlai già alla fine degli anni ’80, fu quella della Sala Podestarile apriliana ideata e progettata da Enrico Prampolini, artista appartenente già allo stato maggiore Futurista e insieme a Marinetti sarà il riferimento anche per il “secondo futurismo”. Ricordo ancora i racconti di Piero Dorazio quando parlava del suo amico Enrico “costretto a metà degli anni cinquanta, con la sua cinquecento a lasciare periodicamente Roma per raggiungere, pendolare in esilio, l’accademia di Brera. Viaggi estenuanti e punitivi per un uomo di sessant’anni, colpevole di essere sopravvissuto a se stesso e al mito che rappresentava”. Prampolini nel 1936 alla VI Triennale di Milano, oltre a curare la sezione internazionale della mostra di scenotecnica (dove vennero esposte anche opere di Picasso, De Chirico, Gris, Djagilev, Leger…) realizzò l’ambientazione della “Sala podestarile del palazzo comunale di Aprilia” insieme ad altri futuristi. L’apparato decorativo della sala e dei suoi artisti fu studiato da chi scrive e dal sapiente Carlo Fabrizio Carli (APRILIA CITTA’ DELLA TERRA, ottobre 2005) con l’attribuzione anche delle singole opere, nei singoli ambiti: Alfredo Gauro Ambrosi, Cesare Andreoni, Gerardo Dottori, Renato Di Bosso, Mino Rosso e lo stesso Prampolini. Così come furono esaminate le altre opere urbane: Federigo Papi, Alessandro Coccia (l’arengario della torre e la pittura murale ad encausto sul cinematografo) lo stesso Crocetti e infine il corredo sacro. Quando mi accinsi a redigere il breve saggio su Alessandro Monteleone, autore delle “14 formelle in terracotta della via Crucis per la Chiesa Parrocchiale” ebbi qualche perplessità sulla vulgata locale che gli attribuiva da sempre anche il battistero. Gli archivi che interrogai non risposero. Dal colloquio con Maria Merita, figlia di Monteleone, sostanzialmente non emerse nulla di nuovo. All’incontro portai con me alcune foto che avevo fatto al fonte, usato nel frattempo come altare, ed in particolare portai una fotografia che mi aveva dato Stanislao Nievo (donatami insieme ad altre preziose immagini della sua famiglia che lo raffigurava bambino proprio sopra il fonte battesimale vicino al fratello Ippolito, al loro rientro nel comune distrutto dalla guerra, giugno ’44) Nell’immagine di prospetto il fonte, semisommerso dalle macerie, veniva fuori, slabbrata ma ben leggibile, l’elegante scritta a rilievo: “EGO TE BAPTIZO IN NOMINE PATRIS ET…” nella sua completa formula di rito e sulla destra appariva un leone alato scolpito. Maria Merita visionando quella foto e quelle recenti dimostrava perplessità, anche se era possibilista. Ma le cose non quadravano: il carattere di Monteleone nei suoi tanti lavori manteneva uno stile austero e sofferto mentre la mano del fonte era sinuosa e morbida e poi vigeva la buona regola di diversificare sempre gli incarichi. Allora non mi pronunciai. E come sa bene chi si occupa di ricerca, spesso, quando si vuole trovare fortemente una cosa l’oggetto del desiderio sfugge. Così mentre la mia pubblicazione andava in stampa, con il contributo di eccellenti studiosi, il “battistero artistico in travertino con soprastante statuette di bronzo e coperchi di rame, ornato dai simboli dei quattro evangelisti” rimaneva ancora in cerca d’autore. Ma non per molto. Finalmente dall’archivio di stato di Roma venne fuori un documento originale che attestava definitivamente e inequivocabilmente l’attribuzione: si trattava di un bel bozzetto stilizzato e quotato, di prospetto e di fianco con la dicitura in alto: CHIESA DI APRILIA–FONTE BATTESIMALE e con la firma in basso a destra: SCULTORE A. VECCHI. L’arcano si era sciolto. La morbidezza del disegno corrispondeva a quella del modellato in marmo. Ora bisognava assicurarne la diffusione che avvenne alcuni mesi dopo la monografia apriliana. Così l’immagine del bozzetto venne inserita nel successivo quaderno dell’ Archivio Centrale dello Stato del 2006 dal titolo: “Città Metafisiche” con documenti d’archivio e fotografie di Donata Pizzi: quest’ultima già presente nella mia edizione in “visioni contemporanee”. Il titolo del quaderno era in linea e seguiva quello più noto del volume di “Metafisica Costruita” del 2002, al quale partecipai. Va considerato che i personaggi della Regione Lazio, presenti in queste pubblicazioni, erano gli stessi che avevano seguito anche la ricerca e il volume apriliano. Dello scultore Amedeo Vecchi della cerchia del Petrucci ne parlai negli anni a venire in più occasioni: anche in trasmissioni televisive locali, realizzando anche un video sul fonte stesso. Dell’ autore accenno qui soltanto al suo mirabile intervento a Segezia, ultima città capolavoro del Petrucci del 1940 – interamente sua – dove lo scultore romano incastona su tutta la facciata della chiesa delle formelle a rilievo di maiolica vietrese, contornate da altrettanti riquadri a cortina bianca. La punteggiatura delle formelle colorate, razionale ed espressiva, correndo lungo tutte le direzioni fa vibrare e “galleggiare” l’intera superficie lasciandoci un meraviglioso esempio di quando l’arte incontra l’architettura e lo spazio urbano. Soluzione da far invidia a qualsiasi “installazione scultorea” contemporanea.

Come è possibile che oggi a distanza di 12 anni (dicasi do-di-ci anni) dalla pubblicazione di quel documento nella nuova guida apriliana, di recentissima pubblicazione, non è stato possibile aggiornarlo? Come è possibile che, sempre nella stessa, non vengono nemmeno nominati tutti gli artisti storici della città, numerosi come una squadra di calcio: unicum nel territorio nazionale, tutti appartenenti alla storia dell’arte e con i quali si può attraversare tutto il Novecento e oltre? Come è possibile stampigliare, sempre nella “guida” una dicitura accanto a tutte le fotografie d’epoca pensando di farne un proprio “archivio” a cominciare dalla celebre immagine della piazza apriliana che conquistò la prima di copertina del catalogo di “Metafisica Costruita” e di proprietà dell’Archivio storico del Touring Club Italiano di Milano? Ma si sa cosa è un archivio? Come si fa ad affidare poi ad un film-maker una proiezione che annuncia uno studio sulla città e che invece si rivela un “video-gioco”, che al di là del valzer delle arcate dei primi fotogrammi, si mostra come un semplice esercizio di stile autoreferenziale? Come si fa a commissionare un cippo al duo Cottiga, (“in prossimità del punto della pietra di fondazione” ma che vuol dire?) posizionandolo davanti al sagrato, ma nessuno si è accorto che non è un’opera urbana? Quindi cosa ci sta a fare in piazza? E’ solo un greve equivoco che va rimosso e ricollocato in altra sede opportuna essendo un bozzetto. E poi che dire del “carciofo” piantato nell’ex parco dei Mille? Come si fa a chiamare dei “relatori” per parlare della nostra lunga, complessa e ricca storia in occasioni ufficiali quando questi ne conoscono si e no qualche piega e pure tangenziale? Come si fa a trattare la fontana originaria del mercatino delle erbe come una tazza del cesso nei disarticolati e maldestri tentativi dei vari rattoppi? La legislazione del bene pubblico prevede in questi casi una procedura che è quella di formulare un progetto di restauro sottoposto al nulla osta della Sovrintendenza di competenza, prassi nota anche ai nostri funzionari. Nell’ambito del progetto di valorizzazione dell’ex mercato delle erbe e dell’area antistante, (sostenuto dalla R.L. “Città di Fondazione-Luoghi del contemporaneo” con 445.000 euro, p.c.) va previsto necessariamente il restauro filologico della storica fontana: questa è – era – e sarà sempre il vero attrattore principale del luogo: qui Petrucci fece librare magistralmente la poesia dechirichiana. A dispetto dell’arch. Lazzari, al quale l’amministrazione stranamente ha affidato il progetto che non ci è dato conoscere. Ma come si fa ad affidare un incarico simile ad un professionista che ha sempre dichiarato la giustezza dell’annientamento dell’architettura del centro storico ed essendo quindi iscritto all’albo dei “demolitori”? E’ una contraddizione in termini con la stessa legge regionale visto che questa ne prevede e finanzia la sua “valorizzazione”. (Sicuramente il nuovo assessore all’urbanistica, al di là delle ottime intenzioni già dichiarate, farà le sue valutazioni sul centro storico e non si iscriva d’ufficio all’albo dei demolitori). E poi quei dipinti “abbandonati” sulle pareti della sala consiliare e quel cartello alla tirolese in piazza! Interrompo qui il tavolo degli orrori che si allunga sempre più e le cui prime immagini risalgono alle decisioni delle demolizioni dei palazzi storici: ’70 casa comunale, ‘72 casa del fascio – decisioni prese ancor prima dell’approvazione del P.R. G. avvenuta con delibera di G.R. il 10/10/73. Il prof. Lugli estensore di quel piano, al quale sono state sempre addossate e attribuite quelle responsabilità, ha sempre dichiarato di non aver mai previsto nessuna demolizione dei palazzi storici. Quelle scelte disgraziate spazzarono via in un sol colpo il disegno originario e la sofferta e commovente riedificazione post bellica dove la “Città di Fondazione” si trasformò in una “Città Sacrario”: rinata dalle macerie miste alle ceneri di 50.000 soldati.

Caro Sindaco Terra lei è di terza generazione e al suo secondo mandato, quindi non ha scusanti. La città necessita, fra le altre cose, di un Progetto Culturale che rilanci idee creative e proposte innovative a cominciare da una attenta valutazione del centro storico come già ampiamente ha dichiarato negli incontri preelettorali dove, in uno di questi, il prof. Ribichini saggiamente metteva in risalto a livello nazionale anche la fondamentale esperienza urbanistica e architettonica del concorso originario apriliano. Motore del progetto culturale è l’istituzione museale: dar corpo al MUSEO CIVICO, al BENE COMUNE (volontà già espressa e deliberata da altri amministratori e che la città attende da 35 anni. Meddi stesso riconfermò il tutto nel 2002 e da allora sono passati 16 anni) in un luogo adeguato e con un programma che riconfiguri in un quadro organico le numerose sezioni storiche che ci appartengono: antiche, moderne e contemporanee. Un vero e proprio organismo vivente e relazionale, laboratorio di incontri e collaborazioni di persone, discipline, conoscenze. Un luogo di sperimentazioni, in una logica di costante apertura, ricerca, sviluppo e partecipazione della città e del pubblico. Anima e Centro di raccolta e documentazione, di promozione e di studio dell’Identità, della Cultura, della Comunità e del Territorio. Relazione nuova e prolifica tra l’arte e la città. Polo delle memorie e del futuro. Siamo l’unica città italiana senza una raccolta civica. Occorre un gruppo di lavoro una task force dei beni culurali e del bene comune che rimetta insieme, ricomponga e raccolga in ogni dove le: Disiecta Membra Apriliane antiche e moderne sparse o disperse nel corso del tempo, scovando risorse economiche, sostegni e adesioni; studiando un programma ampio e rapportandosi con tutte le istituzioni necessarie pubbliche e private. A cominciare dai preziosi reperti archeologici che a seguito di un maldestro sequestro avvenuto alla scuola Pascoli più di otto anni fa, non sono più tornati a casa. Risistemando anche l’archivio comunale stesso dove sicuramente custodisce ancora tante sorprese. Coinvolgendo i tanti cittadini desiderosi di condividere frammenti di memorie e i tanti professionisti e studiosi disponibili alla partecipazione e le tante associazioni. E poi relazionandosi anche con le fondazioni, gli archivi, le biblioteche di tanti illustri personaggi che abbiamo avuto il privilegio di conoscere e frequentare nel corso del tempo e che a diverso titolo hanno dato lustro, spessore e visibilità alla città, alla sua cultura: penso a Stanislao Nievo, Renato Nicolini, Giorgio Muratore. E poi i vari musei: Manzù, Crocetti, Mastroianni e tante collezioni: Bonetti, Sibò etc. Ricordando altri personaggi eccellenti e i loro contributi che possono ancora arricchire come: Lorenzo Quilici, Flaminia Petrucci, Carlo Fabrizio Carli, Renato Mammucari, Daniela De Angelis, etc. Penso ai personaggi storici locali: da Menotti Garibaldi a quelli del periodo bellico e altri a seguire. Alle tante persone e personaggi locali giovani e meno giovani che ho frequentato nel corso di decenni, con i quali ho condiviso e condivido, in modi diversi, l’interesse per l’arte, l’architettura e la ricerca storica. Ricordo lo storico locale Bernardino Tofani che ci ha lasciato anzitempo e il suo importante archivio costretto all’esilio, costrizione che ancora grida vendetta: anche quell’ archivio deve rientrare. La sfida è grande e ardua ma ci si può ancora credere. In questa manciata di anni del suo nuovo governo (nel tempo in cui sono “evaporati i padri” e anche la “prima pietra è in evaporazione”) volontà e determinazione da parte sua e dei funzionari preposti possono cambiare il corso della storia documentale e culturale della città contribuendo alla formazione di una identità e anima comunitaria come lascito alle nuove generazioni. Lei sindaco Terra ha dalla sua l’eredità di Meddi e di D’Alessio, il nuovo mandato, maggior esperienza e quindi maggiori prospettive. Fra i tanti consensi anche l’importante petizione di quaranta personaggi locali che l’hanno sostenuta per il futuro della città. Un modo quindi per creare il futuro è costruire oggi. Purtroppo gli illustri studiosi che ho menzionato nella prima parte: Nievo, Nicolini, Muratore, ai quali eravamo molto legati, anche loro ci hanno lasciato anzitempo e a ben vedere, citando una nota battuta di W. Allen in un suo vecchio film: “Dio è morto, Marx pure e nemmeno io mi sento tanto bene”. NON OMNIS MORIAR

Giovanni Papi

 

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Aprilia, l’ultimo saluto di Guadagnuolo a Kofi Annan

Dall’Italia sono stati inviati tanti messaggi per ricordare Kofi Annan. Tra coloro che hanno espresso cordoglio per l’ex Segretario generale dell’Onu, c’è anche Francesco Guadagnuolo: “Sono addolorato per la morte dell’ex Segretario Kofi Annan – ha detto l’artista – perché se n’è andato uno dei diplomatici più rilevanti della scena mondiale, da sempre si è battuto per la comunicazione tra i popoli”.
Uomo di pace, a Oslo è stato insignito del Nobel per la Pace “in favore di un mondo meglio organizzato e più pacifico”, ritirando il premio, Annan così dichiarava: “Ho provato a mettere l’essere umano al centro di tutto ciò che intraprendiamo: dalla prevenzione dei conflitti allo sviluppo e ai diritti dell’uomo” lasciando una traccia profonda nella storia dell’umanità. Ha fatto parte del gruppo The Elders fondato da Nelson Mandela, ha realizzato una fondazione a suo nome per lo sviluppo e la pace e la promozione dei diritti umani. Nel Ghana, suo Paese, è stata indetta una settimana di lutto nazionale per onorarlo. Francesco Guadagnuolo ricorda Kofi Annan con la sua opera “Il Debito Estero” esposta alle Nazioni Unite.
Il 15 aprile 1999 partiva da Roma per New York la Delegazione dei Parlamentari per il Giubileo presieduta dalla Senatrice Ombretta Fumagalli Carulli, di cui faceva parte l’artista Francesco Guadagnuolo, con lo scopo di incontrare le delegazioni accreditate presso l’ONU e di presentare il progetto sul debito estero, la libertà religiosa e la dignità della persona e consegnare l’opera di Guadagnuolo “Il Debito Estero” – verso una nuova solidarietà, al Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan.
L’opera è esposta permanentemente nella prestigiosa Sede dell’ECOSOC del Palazzo di Vetro di New York, dedicata per lo sviluppo dell’economia e l’avanzamento dei Paesi bisognosi. Così l’arte italiana è presente, in uno dei luoghi di maggior prestigio al mondo, la sede dell’ONU, con Francesco Guadagnuolo, come già era avvenuto in precedenza con la scultura “Inno alla Vita” di Giacomo Manzù e con la scultura “Sfera con sfera” di Arnaldo Pomodoro, installata all’esterno dello stesso Palazzo. Nel suo discorso la Senatrice Fumagalli, trattando le problematiche, sul debito estero dei Paesi poveri, ha dichiarato: «…Sullo specifico tema del debito estero la sensibilità artistica del Maestro Guadagnuolo ha realizzato un’opera che qui all’ONU vogliamo consegnare all’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, mentre abbiamo destinato centottantacinque esemplari (serigrafici) ai rappresentanti delle delegazioni presenti al Palazzo di Vetro». L’opera è stata consegnata, per il Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan, al Presidente dell’ECOSOC, l’Ambasciatore Francesco Paolo Fulci, il quale ha spiegato: «Il quadro di Guadagnuolo è un simbolo della vocazione dell’Italia alla cooperazione verso il Terzo Mondo. Ma è anche l’occasione per lasciare una traccia del nostro contributo alla lotta per lo sviluppo e per i diritti umani anche quando l’Italia non avrà più la Presidenza dell’ECOSOC».
Illustrando la sua opera, l’artista ha detto: «Ho voluto rappresentare, sotto metafora, come il mondo opulento e ricco dovrebbe comportarsi nei confronti della parte del pianeta ancora sotto la morsa della fame e del sottosviluppo. Ne è uscita un’opera carica di suggestione, dove i due emisferi a confronto sono uniti da due mani che si protendono ad offrire il pane, per significare che il mondo dovrebbe unirsi in un impeto di giustizia e di solidarietà per assicurare a tutti gli uomini della terra, una vita dignitosa, degna di essere vissuta».

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Grande successo per Estrosa 2018. I fiori fanno spettacolo e Savina Tatti trionfa in Piazza Roma di Aprilia

Piazza Roma gremita a decretare il grande successo di Estrosa 2018, lo show di floreal design, realizzato sabato scorso, 29 giugno, in Piazza Roma di Aprilia.

Una spettacolare sfilata di abiti di fiori, ideata da Savina Tatti, ha incantato il pubblico, tra musiche e danze provenienti da ogni parte del mondo.

Vincitrice del primo premio di questa seconda edizione, la squadra di Alex Tondin e Silvia Marchi, provenienti dal Trentino Alto Adige che hanno rappresentato la nazione del Canada con un complesso abito interamente costituito di foglie, su una impalcatura di rete naturale.

Del resto il tema di Estrosa di quest’anno erano i cinque continenti e i partecipanti al concorso organizzato da Savina Tatti in collaborazione con EAFA si sono sbizzarriti in idee grandiose per donare alla vista gli abiti più belli ed “estrosi” che si possano realizzare.

Le squadre, formate ciascuna di due componenti, hanno lavorato sotto gli occhi di chiunque nell’antico centro apriliano: già questo rappresentava un piccolo sipario dello stesso spettacolo.

Passati al vaglio della severa giuria costituita da Francesco Tinto, Marco Mazza e Severino Bovolenta, gli abiti erano pronti per essere indossate da modelle di straordinaria eleganza e bellezza.

 

Di poi, alle 21 si è dato il via  alla manifestazione, sotto gli occhi curiosi di centinaia e centinaia di persone, del sindaco di Aprilia Antonio Terra, il consigliere Francesca Barbaliscia e il consigliere Pasquale De Maio.

Una scaletta fitta di incastri artistici che non ha dato spazio a noia o distrazioni, sotto l’attenta e superba regia di Valerio Pierri che ha seguito tutto dalla torretta antistante il maestoso palcoscenico, forse il più grande che Aprilia abbia mai ospitato.

La firma di StrangEvent è stata incisiva ed entusiasmante a confermare un successo preannunciato per Savina Tatti.

Marina Cozzo

 

 

 

 

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Dario Salvatori e Chiara Chialli ospiti ad Aprilia presso Il Pidocchietto per conferenza e cena spettacolo da non perdere

Un grande evento si sta concretizzando ad Aprilia, il 5 maggio dalle ore 17.00 presso Il Pidocchietto, che porterà nomi illustri della musica come Dario Salvatori e Chiara Chialli.

Con una conferenza-dibattito “Sviluppo del canto nella storia della musica” i due artisti si confronteranno e porteranno le loro esperienze personali e pubbliche su come la musica, appunto, si sia evoluta nei secoli, partendo dalla classica al pop.

La conferenza è organizzata dalle associazioni Liberi cantores, L’Arco di Aprilia, Arte Mediterranea, Radici con le Ali, con lo scopo di realizzare un contributo culturale e di crescita di rilievo in città.

L’incontro, presentato dal multipremiato M° Rita Nuti, sarà anche pratico con esibizioni dal vivo della grande cantante Chialli.

Due eccellenze nel settore: il primo è critico musicale, giornalista e responsabile del patrimonio della Rai; la seconda è mezzosoprano e docente e insieme realizzeranno un pomeriggio accademico su uno dei campi artistici più a portato di orecchio e comuni.

Durante il pomeriggio, il palcoscenico de Il Pidocchietto vedrà esibirsi anche la giovane Eleonora Croce.

La manifestazione avrà proseguo con una cena spettacolo con gli stessi ospiti illustri.

Per Informazioni: 3332715327

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